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Si può portare il cane al lavoro?

18 Dicembre 2021 | Autore:
Si può portare il cane al lavoro?

Quali sono le regole che disciplinano la presenza dei cani in uffici e aziende? Quando e dove i cani sono ammessi? Come vanno tenuti?

Chi possiede un cane conosce benissimo il piccolo trauma quotidiano che si prova quando il padrone esce di casa per andare in ufficio o in azienda: l’animale sa che il suo padrone sarà fuori tutto il giorno e lui resterà privato della sua presenza per parecchie ore, spesso rimanendo solo nell’abitazione o in giardino. Anche l’essere umano soffre per la prolungata assenza dell’animale al quale è affezionato. Ma questo distacco è proprio inevitabile? Si può portare il cane in ufficio?

Alcune aziende all’avanguardia, non solo private ma anche pubbliche, riconoscono il benessere che il cane porta all’uomo e, perciò, ammettono la sua presenza nei luoghi di lavoro; non certo in modo indiscriminato, ma con le cautele e le prescrizioni che ti descriveremo. Ci sono studi scientifici che dimostrano che la presenza del cane sul luogo di lavoro abbatte lo stress, migliora l’umore e le relazioni ed aumenta anche la produttività dei dipendenti, soprattutto perché evita il senso di colpa di chi ha lasciato il proprio cane da solo a casa e così è più concentrato sui compiti da eseguire, senza pensieri distraenti e dolorosi.

Insomma, sembra dimostrato che i lavoratori stanno meglio se hanno il cane vicino, e conviene anche alle aziende permetterlo ove è possibile. Ora ti spiegheremo quando, dove e come si può portare il cane al lavoro in sicurezza e nel rispetto delle norme di legge e aziendali.

Cane sul posto di lavoro: quali regole?

Attualmente, in Italia, non esiste una normativa specifica per disciplinare la presenza dei cani nei luoghi di lavoro. Ciò non significa affatto che i cani possano essere portati senza regole in qualsiasi ufficio, azienda o stabilimento. Occorre, invece, fare riferimento:

  • alla legislazione generale, che impone di salvaguardare sempre la sicurezza e la salute sui luoghi di lavoro [1]; perciò, è vietato, ad esempio, l’ingresso di un cane negli stabilimenti industriali che prevedono lavorazioni ad alto rischio o negli ospedali (salve le aree apposite dove è consentito e si pratica la pet therapy per i pazienti);
  • agli specifici regolamenti aziendali, che possono permettere la loro presenza ed impartire specifiche prescrizioni per la custodia, ma possono anche imporre divieti di accesso degli animali domestici in determinati ambienti, ad esempio disponendo che i cani possono essere portati ma devono essere custoditi in appositi spazi attrezzati, anziché stare accanto alla postazione del dipendente, e devono evitare di frequentare i luoghi dove i dipendenti consumano i pasti e i bagni.

Il dipendente che viola le regole stabilite dai codici di condotta aziendale relative all’accesso e alla tenuta dei cani nei luoghi di lavoro – ad esempio, introducendo il cane di nascosto dove non è consentito – è passibile di procedimento disciplinare, dunque può ricevere una sanzione, come il rimprovero o la sospensione. La tutela delle condizioni di lavoro, su cui il datore deve vigilare, deve anche considerare l’eventuale presenza di colleghi allergici al pelo dell’animale o di persone che potrebbero essere impaurite o infastidite dalla sua presenza.

Cani in uffici e aziende: come vanno tenuti?

Quando l’accesso dei cani nei luoghi di lavoro è consentito, oltre ai regolamenti aziendali occorre sempre rispettare le prescrizioni impartite dal ministero della Salute [1], concernenti la tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione dei cani. Infatti, questi animali domestici, anche se sono normalmente tranquilli e affettuosi nei loro comportamenti abituali, possono diventare pericolosi in qualsiasi occasione. Perciò, è previsto che i cani, anche quando si trovano nei luoghi di lavoro, debbano essere:

  • messi al guinzaglio (di lunghezza non superiore a mt.1,50) durante la loro conduzione nei luoghi aperti al pubblico e nelle altre situazioni in cui è necessario trattenerli;
  • dotati di museruola, da applicare a cura del padrone in caso di rischio per le persone o quando e dove è richiesto dalle autorità competenti o dal datore di lavoro con apposite direttive;
  • registrati all’Anagrafe canina e dotati di microchip, da applicare sottopelle, a cura del veterinario, entro i primi due mesi di vita;
  • sottoposti alle vaccinazioni obbligatorie;
  • puliti e spazzolati, in buone condizioni di salute e di igiene (ad esempio, non si può portare il cane sul luogo di lavoro quando ha la diarrea), privi di parassiti e non aggressivi o molesti (lo è il cane che abbaia continuamente e quello che sporca gli ambienti con le proprie deiezioni).

Cane provoca danni sul lavoro: chi paga?

Il proprietario del cane è sempre tenuto a garantire il benessere e il controllo dell’animale, anche quando lo porta sul luogo di lavoro, ed è responsabile dei danni provocati a persone o cose dall’animale (ad esempio, se morde un lavoratore o un utente, se rovina arredi o rompe macchinari).

Per questo motivo alcuni datori di lavoro chiedono ai proprietari dei cani, come condizione necessaria per farli accedere in ufficio o in azienda, di stipulare una polizza assicurativa di responsabilità civile per coprire gli eventuali danni causati dai cani dei dipendenti ad altri lavoratori o a terzi. Alcune aziende chiedono anche il possesso del patentino di buon conduttore cinofilo, che si ottiene dopo aver frequentato un corso presso le associazioni autorizzate dall’Enci (Ente nazionale per la cinofilia italiana).


note

[1] Art. 2087 Cod. civ e D.Lgs. n. 81/2008.

[2] Ministero della Salute, ord. 27.07.2021 (proroga ord. 06.08.2013).

Autore immagine: canva.com/


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