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Acqua all’arsenico: ora bisogna risarcire tutti i cittadini

25 gennaio 2012 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 gennaio 2012



Codacons contro i Comuni italiani colpevoli di aver fornito acqua “potabile” avvelenata  ai cittadini.

Il Ministero dell’Ambiente e della Salute sono stati condannati dal TAR del Lazio [1], su ricorso del Codacons, a risarcire 2000 utenti delle regioni Lazio, Umbria, Lombardia, Trentino, Toscana, con 100 euro ciascuno per via della presenza di arsenico [2] nell’acqua potabile.

Non v’è dubbio che l’acqua destinata al consumo alimentare debba essere salubre e pulita [3] e la presenza di arsenico, oltre i limiti di legge, può produrre tumori al fegato, alla cistifellea e alla pelle, oltre a una serie di malattie cardiovascolari.

La sentenza del TAR stabilisce che “fornire servizi insufficienti o difettosi o inquinati determina la responsabilità della pubblica amministrazione per danno alla vita di relazione, stress, rischio di danno alla salute”, aprendo così la strada a ben maggiori profili risarcitori.

Lo Stato è conscio del problema arsenico: lo testimonia il fatto che, dal 2004, per erogare l’acqua in alcuni Comuni, ha bisogno di una apposita deroga da parte della Commissione Europea, ossia di un’autorizzazione che consenta la fornitura idrica nonostante l’arsenico superi la soglia consentita dalla legge.

Al Governo viene imputata la mancanza di un’adeguata campagna di informazione e l’inerzia in merito alle bonifiche delle falde, in violazione delle regole di buona amministrazione.

L’U.E. ha stilato un elenco dei Comuni italiani a rischio [4]. La regione più colpita è il Lazio nella quale, in alcuni punti, la concentrazione di arsenico nelle acque è cinque volte superiore al limite consentito [5]. In questi casi, la Commissione Europea non ha concesso la deroga, indicando come soglia di sbarramento i 20 microgrammi/litro, pari al doppio del limite previsto per legge.

Il Codacons sta preparando un nuovo ricorso [6]. Se abitate nei Comuni a rischio, potrete aderire anche voi.

 

 


note

[1] T.A.R. Lazio, sent. n. 644 del 2012. Lo stesso tribunale ha, in passato, emesso altre condanne, tutte dello stesso tenore, per il medesimo motivo.

[2] L’arsenico è un elemento chimico presente nei minerali e nelle rocce. In genere, la quantità presente nelle acque è trascurabile. La concentrazione così elevata non dipenderebbe dall’inquinamento, ma dall’origine geologica prevalentemente vulcanica dei terreni (come nella zona di Viterbo, una delle più colpite). In questi casi, l’accentuata mineralità dei luoghi viene trasmessa alle falde tramite l’azione erosiva delle acque meteoriche (pioggia, neve, grandine) sugli strati superficiali della roccia.

[3] D. Lgs. 31/2001, integrato e modificato con il D. Lgs. 27/2002.  Questo provvedimento recepisce la direttiva CE 83/98 e disciplina la qualità delle acque destinate al consumo alimentare, al fine di proteggere la salute dagli effetti negativi della contaminazione. Su queste acque vengono effettuati due tipi di controllo: uno interno, di competenza del gestore del servizio idrico integrato, e uno esterno, effettuato dalle ASL e dalle ARPA (azienda regionale protezione ambiente) territorialmente competenti.

[4] Elenco visionabile a questo indirizzo.

[5] Il limite è di 10 microgrammi per litro. In alcuni Comuni italiani, l’arsenico raggiunge anche i 50 microgrammi per litro. Le ultime deroghe sono state pubblicate in G.U. del 1.07.2011 dal Ministero della Salute, con Decreto del 11.05.2011, visionabile a questo indirizzo.

[6] Per maggiori informazioni, http://www.codacons.it

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1 Commento

  1. Anni fa se ne era parlato in TV e sui quotidiani di questo problema “arsenico nell’acqua” e poi nulla,il silenzio totale.Mi fa piacere che ne sia stato ripreso il discorso e cercherò di divulgare questo articolo a favore e protezione del cittadino e della sua salute! Grazie!!

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