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Responsabilità medica anche se il paziente rifiuta le cure

17 Giugno 2014 | Autore:
Responsabilità medica anche se il paziente rifiuta le cure

Diagnosi sbagliata: qualora il paziente non segua la terapia, il medico è comunque responsabile per l’esito infausto della malattia.

 

Libertà di scegliere sì, ma solo se si basa su una informazione corretta.

Non può, infatti, esserci esonero da responsabilità per il medico in caso di decesso del paziente che ha scelto di non curarsi convinto della correttezza di una diagnosi, poi rivelatasi errata.

Ѐ quanto si evince da una recente sentenza della Cassazione [1].

 

La sentenza

La Suprema Corte ricorda che la responsabilità del medico per la morte del paziente (così come per altri effetti dannosi sulla sua salute) è da escludersi solo nel caso in cui quest’ultimo abbia manifestato in modo espresso e consapevole la volontà di sottrarsi alle cure. Tale scelta del malato, tuttavia, può dirsi consapevole solo quando le condizioni di salute gli siano state rappresentate dai sanitari in maniera corretta, specie per quanto concerne la gravità della patologia.

Se perciò il paziente rifiuta la terapia sulla base di un errato convincimento circa la natura della propria malattia, la responsabilità del medico – nel caso di infauste conseguenze – permane.

La Cassazione, confermando in sentenza la condanna del medico, ha ribadito un  principio già espresso in passato [2]: il rifiuto delle cure da parte del paziente, per avere validità ed esentare il medico dal dovere di intervento, deve essere oltre che espresso, anche inequivoco e attuale.

Non basta cioè una generica manifestazione di dissenso, espressa quando non vi era pericolo di vita per il paziente. Occorre, invece, che il malato rifiuti le specifiche cure del caso, dopo aver ricevuto piene e corrette informazioni circa la gravità della propria situazione e i rischi derivanti in caso di mancato intervento.

In altre parole, se un paziente, fidandosi di quanto erroneamente affermato dal proprio medico, rifiuti di assumere i farmaci prescritti, tale scelta non può esonerare il medico dalle sue responsabilità.


L’errata o incompleta informazione fornita al paziente costituisce la principale fonte della responsabilità medica; qualunque sia, infatti, la decisione del malato, essa deve basarsi sulla piena consapevolezza dei rischi concreti e attuali nel caso che egli rifiuti di curarsi.

note

[1] Cass. sent. n. 17801 del 28.4.14.

[2] Cass. sent. n. 26446/02 e sent. n. 23676/08.

Autore immagine: 123rf com


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