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Affitti brevi: come funziona il codice antievasione

5 Ottobre 2021 | Autore:
Affitti brevi: come funziona il codice antievasione

L’etichetta che identifica a fini fiscali chi dà in locazione una casa per meno di 30 giorni è diventata obbligatoria in tutti gli annunci, offerte e inserzioni.

Se hai una struttura ricettiva, un bed & breakfast, una casa vacanze o un qualsiasi appartamento da dare in locazione per periodi inferiori a 30 giorni dovresti sapere come funziona il codice antievasione per gli affitti brevi. È un’etichetta che serve a identificare chiunque pubblica un’inserzione o mette un annuncio online per affittare i suoi immobili o quelli che ha in gestione. I dati confluiranno in una nuova banca dati creata appositamente per combattere l’evasione fiscale che spesso si verifica nel settore turistico.

Alcune Regioni attribuivano già un codice agli operatori (il Cir), ma adesso questo identificativo diventa obbligatorio per tutti, come prevede un recentissimo Decreto del ministero del Turismo [1] che ha già avuto il parere favorevole del Garante privacy. L’obiettivo è quello di mappare non più solo le strutture ricettive “ufficiali”, ma d’ora in poi anche tutti gli alloggi destinati dai proprietari privati agli affitti brevi, in modo da far emergere facilmente chi esercita questa attività in forma sommersa, senza dichiarare al Fisco i proventi dei canoni incassati in nero.

Chi non si adegua alle nuove norme è passibile di sanzioni pecuniarie da 500 a 5mila euro, raddoppiate in caso di recidiva. Anche le agenzie immobiliari e i portali telematici dovranno esporre il codice dei loro inserzionisti, altrimenti rischiano pure loro questa multa. Insomma, tutti coloro che hanno un immobile destinato alle locazioni brevi dovranno possedere questo codice identificativo, in modo da essere monitorati e tracciati nelle loro attività di affitto: ogni offerta diffusa al pubblico verrà registrata nella banca dati, alla quale potrà accedere l’Agenzia delle Entrate per effettuare i controlli.

Vediamo in dettaglio come funziona il codice antievasione per gli affitti brevi, a chi è destinato e quali sono le altre regole già previste per chi dà in locazione una casa per un periodo minore di 30 giorni.

Codice identificativo affitti brevi: cos’è e a chi si applica?

A livello nazionale, il “Decreto crescita” [2] nel 2019 aveva previsto l’istituzione di una banca dati per tutte le unità abitative italiane destinate ad affitti brevi (con questa formula si intendono tutte le locazioni abitative stipulate per una durata non superiore a 30 giorni): ogni immobile deve essere contraddistinto da un codice identificativo alfanumerico che lo rende riconoscibile in modo univoco.

Il nuovo Decreto ministeriale [1] attuativo di tali disposizioni ha previsto che tutti coloro che danno un immobile in affitto breve devono utilizzare questo codice «in ogni comunicazione inerente all’offerta e alla promozione di servizi all’utenza». Dunque, esso va esposto in qualsiasi tipo di inserzione e anche in ogni annuncio online che viene inserito sui siti dei portali telematici dedicati.

Banca dati affitti brevi: a cosa serve e cosa contiene?

I dati dei codici confluiranno nell’apposita banca dati delle strutture ricettive, che gli operatori professionali già ben conoscono ma che adesso viene potenziata ed estesa per registrare chiunque offre un appartamento con la formula dell’affitto breve [3]. Il sistema raccoglierà tutti i dati necessari per quantificare l’entità della locazione turistica: il numero di posti letto, i servizi offerti, le eventuali strutture ricreative e le aree di parcheggio. I dati identificativi dell’immobile vengono associati a quelli del proprietario o, come dice il Decreto, del «soggetto che esercita l’attività ricettiva, anche in forma di locazione breve»: dunque, senza alcuna distinzione tra operatori professionali e non.

L’obiettivo di questo archivio informatico è, evidentemente, quello di tracciare, mediante il codice identificativo antievasione, chi affitta in nero e farlo emergere per sottoporlo ai dovuti controlli fiscali (tant’è che i dati potranno essere “incrociati” con quelli dell’archivio delle persone alloggiate, tenuto ai fini di pubblica sicurezza). Se dalla consultazione della banca dati emergerà una sproporzione tra le offerte di affitti brevi inserite nel sistema e i canoni riportati in dichiarazione dei redditi, il contribuente sarà sottoposto ad accertamento fiscale da parte dell’Agenzia delle Entrate e i suoi redditi verranno rettificati di conseguenza.

Va sottolineato che alcune Regioni italiane, come la Lombardia, la Toscana e la Puglia, avevano già autonomamente introdotto il loro codice identificativo regionale Cir per mappare il fenomeno, ma adesso la normativa lo ha uniformato e reso obbligatorio sull’intero territorio nazionale (nelle Regioni dove già esiste, si utilizzerà il codice già attribuito, nelle altre ne verrà assegnato uno nuovo a ciascun operatore e ad ogni suo alloggio destinato all’affitto breve).

Codice identificativo immobili affitti brevi: quando entra in vigore?

L’obbligo di esposizione del codice identificativo negli annunci di affitti brevi non è ancora immediatamente operativo: entrerà in vigore non appena sarà pronta la piattaforma informatica in corso di realizzazione e verrà definito il protocollo d’intesa con le Regioni e le Province autonome per l’acquisizione delle informazioni e la comunicazione dei dati all’Agenzia delle Entrate.

Il decreto prevede che queste attività vengano completate entro 90 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta ufficiale del Decreto ministeriale di cui ti abbiamo parlato, e dunque entro la fine del 2021; così, salvo intoppi, il nuovo regime scatterà dal 2022.

Quali obblighi per chi dà una casa in affitto breve?

Bisogna tenere presente che, oltre al nuovo codice identificativo antievasione, ci sono altre importanti regole già vigenti per chi mette a disposizione case o altre strutture abitative stipulando contratti di locazione breve e precisamente:

  • la comunicazione telematica alla Questura, da effettuare tramite il portale “Alloggiatiweb” della Polizia di Stato [4] entro 24 ore dall’arrivo (o immediatamente per i soggiorni di durata inferiore), indicando le generalità degli ospiti e il loro periodo di soggiorno; chi viola questa norma è sanzionato con l’arresto fino a 3 mesi o con l’ammenda fino a 206 euro;
  • la tassazione sui redditi di locazione percepiti, che su richiesta del contribuente può essere applicata in regime di cedolare secca, con l’aliquota fissa del 21% in sostituzione dell’Irpef e delle addizionali regionali e comunali (gli intermediari, compresi i portali online, che riscuotono i canoni per conto dei proprietari applicano una ritenuta di pari importo, operando come sostituti d’imposta);
  • le ulteriori disposizioni amministrative stabilite dalle normative regionali in materia di locazione turistica nelle sue varie forme (alberghi, agriturismi, case vacanza, affittacamere, bed & breakfast, ecc.).

Ricorda che la legge di Bilancio 2021 ha escluso la cedolare secca se il contribuente affitta, con la formula della locazione breve, più di quattro appartamenti per ciascun anno d’imposta, presumendo che in tali casi egli eserciti un’attività di impresa. C’è, quindi, l‘obbligo di partita Iva per gli affitti multipli. Leggi anche “Come affittare una casa per non più di 30 giorni“.


note

[1] D.M. n. 1782 del 29.09.2021.

[2] Art. 13 quater, co. 4 D.L. n. 34/2019, conv. in L. n.58/2019.

[3] Art. 50 D.L. n.50/2017, conv. in L. n. 96/2017.

[4] D.L. n. 113/2018 e art. 109 T.U.L.P.S.


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