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Cosa succede dopo un TSO?

18 Dicembre 2021 | Autore:
Cosa succede dopo un TSO?

Un soggetto può essere sottoposto a cure mediche anche contro la sua volontà al fine di tutelarne la salute e la sicurezza e quelle dell’intera comunità.

Il Trattamento sanitario obbligatorio, anche conosciuto con la sigla TSO, consiste nel ricovero forzato di un soggetto affetto da gravi disturbi mentali, che rifiuta di sottoporsi a cure mediche ma risulta pericoloso per sé e per gli altri. Il TSO può essere disposto anche al di fuori dell’ambito psichiatrico, come ad esempio in caso di una grave malattia infettiva, se il rifiuto del trattamento rappresenta una minaccia per la salute pubblica. Cosa succede dopo un TSO?

Per legge, un trattamento sanitario obbligatorio dura sette giorni; tuttavia, su richiesta del sanitario responsabile, è possibile prorogarlo. Il TSO potrebbe essere revocato o modificato, in considerazione di tutte le valutazioni sulla necessità e sulla praticabilità del trattamento stesso.

Trattamento sanitario obbligatorio: quando è stato introdotto?

In Italia, il TSO è stato introdotto dalla legge n. 833/1978, ovvero la legge di riforma sanitaria, che ha inglobato in sé la legge n. 180/1978 (legge Basaglia) sull’ordinamento degli ospedali psichiatrici.

Grazie alla legge n. 180/1978 sono stati chiusi i manicomi e sono state istituite le sezioni di psichiatria solo all’interno delle strutture ospedaliere; inoltre, è stato introdotto il principio della volontarietà del trattamento sanitario, per cui ogni individuo è libero di rifiutare interventi terapeutici e diagnostici sulla propria persona.

Soltanto la legge, in particolari condizioni, può obbligare il cittadino ad un determinato trattamento sanitario obbligatorio, fermo restando il rispetto della dignità della persona umana e dei diritti civili e politici garantiti dalla Costituzione.

TSO: da chi viene disposto e qual è la procedura?

Il TSO viene disposto dal sindaco, quale massima autorità sanitaria del Comune di residenza del paziente o del Comune nel quale lo stesso si trova momentaneamente, su proposta motivata di due medici, i quali devono certificare la sussistenza di determinate condizioni, ovvero che:

  1. il soggetto si trova in una situazione di alterazione tale per cui sono necessari degli interventi urgenti terapeutici;
  2. il soggetto rifiuta gli interventi proposti;
  3. non è possibile adottare misure extraospedaliere.

In generale, il TSO viene disposto quando la persona rappresenta un rischio per la propria incolumità o per quella degli altri come avviene ad esempio quando minaccia di suicidarsi, mette in atto azioni lesive a persone o cose, si isola, rifiutando di comunicare oppure si rifiuta di bere e di mangiare.

Per la tutela della libertà dei cittadini le tre condizioni sopra elencate devono sussistere contemporaneamente e devono essere certificate da un primo medico che, di solito, è il medico di famiglia e da un secondo medico, che deve appartenere ad una struttura pubblica. Non necessariamente i due medici devono essere degli psichiatri.

Se sono presenti solo i due primi criteri è opinione giuridica comune che sia possibile effettuare anche un TSO extraospedaliero, cioè la somministrazione obbligatoria di una terapia a domicilio.

Dopo aver ricevuto le predette certificazioni mediche, il sindaco deve disporre il TSO nel termine di 48 ore; nelle 48 ore successive al ricovero, deve inviare l’ordinanza al giudice tutelare per la convalida.

Dal canto suo, il giudice tutelare deve convalidare il provvedimento entro le 48 ore successive altrimenti il TSO decade automaticamente.

Dove si svolge il trattamento sanitario obbligatorio?

Il trattamento sanitario obbligatorio si può svolgere senza ricorrere al ricovero forzato presso il Centro di salute mentale, l’ambulatorio, il domicilio del paziente o il pronto soccorso.

Se è necessario il ricovero ospedaliero, il TSO può essere effettuato esclusivamente presso il Servizio psichiatrico di diagnosi e cura (Spdc) dell’Azienda sanitaria locale, dove il paziente viene accompagnato dalla polizia locale del Comune di riferimento.

Il responsabile del Spdc ha l’obbligo di comunicare al sindaco:

  1. l’avvenuto ricovero;
  2. l’eventuale impossibilità di proseguire il TSO; ad esempio, perché il paziente si è allontanato dal reparto. In questo caso, deve indicare i provvedimenti necessari da attuare e se il paziente rientra in reparto entro sette giorni, l’ordinanza del sindaco deve considerarsi ancora valida;
  3. la necessità di prolungare il TSO oltre la durata prevista;
  4. la cessazione del TSO.

Cosa succede dopo un TSO?

Come si è avuto modo di dire in precedenza, il TSO per legge ha una durata massima di sette giorni; tuttavia, è possibile che tale periodo sia insufficiente.

Il sanitario responsabile può ritenere opportuno che il trattamento sanitario obbligatorio venga prorogato. In tal caso, il medico deve formulare una proposta motivata al sindaco, il quale deve darne comunicazione al giudice tutelare per la convalida, indicando la durata ulteriore presumibile del trattamento. Allo stesso modo, il sanitario deve comunicare eventuali modifiche sulla necessità e praticabilità del TSO.

Il TSO può essere, altresì, modificato o revocato su richiesta del diretto interessato, di un congiunto o di un estraneo. Il sindaco deve pronunciarsi entro 10 giorni e, successivamente, la sua decisione deve essere convalidata dal giudice tutelare.

Quali sono i diritti del paziente sottoposto a TSO?

Il paziente soggetto a TSO non può rifiutare le cure; tuttavia, ha diritto ad essere informato sulle terapie a cui viene sottoposto, potendo scegliere anche tra più proposte alternative. Inoltre, nei casi in cui sia possibile, ha diritto alla scelta del medico e del luogo di cura.

Non è ammessa alcun tipo di violenza nei confronti del paziente sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio, che conserva il diritto alla propria tutela fisica, alla dignità e alla libertà della persona.

Il TSO non giustifica neanche la contenzione, cioè quel particolare atto sanitario-assistenziale effettuato attraverso mezzi fisici, chimici (come i farmaci) o ambientali (vedi le barriere ambientali), che servono a tranquillizzare il paziente, rendendolo meno aggressivo e limitandone i movimenti. Pertanto, qualsiasi violenza fisica e verbale degli operatori, non ammessa dalla legge, o l’utilizzo punitivo della contenzione sono reati perseguibili penalmente.

Il paziente ha anche il diritto di comunicare con chi vuole e, una volta terminato il periodo di TSO, può uscire dal reparto senza dover firmare nulla. Peraltro, non è richiesta la presenza di una persona che venga a prendere il paziente, assumendosene la responsabilità.



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