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Cani in spiaggia: quando è possibile

17 Giugno 2014 | Autore:
Cani in spiaggia: quando è possibile

Animali al mare: tra divieti e responsabilità del proprietario.

Dei danni provocati dal cane, a cose o a persone, è responsabile il proprietario. Il codice civile, infatti, stabilisce che il proprietario di un animale (o chi se ne serve per il tempo in cui lo ha in uso), è responsabile dei danni  cagionati dall’animale, sia che fosse sotto la sua custodia, sia che fosse smarrito o fuggito. L’unico modo per sfuggire a detta responsabilità è di dimostrare che il danno si è verificato per un caso fortuito.

Così come nella vita di tutti i giorni, tale principio vale anche sulle spiagge, spesso interessate da specifici divieti di condurre i nostri amici a 4 zampe.

Alle volte, i cani vengono lasciati liberi sulla battigia dai loro padroni, con il rischio che si verifichino episodi spiacevoli, come nel caso su cui si è pronunciata la Cassazione con una recente sentenza: aggressione di un pitbull ad un uomo che faceva il bagno.

La Suprema Corte ha ribadito la responsabilità del proprietario [1] per la evidente mancanza di diligenza nella custodia dell’animale, lasciato senza guinzaglio e senza museruola. Trattandosi poi di una razza particolarmente aggressiva, le cautele dovevano essere ancora maggiori. A tal proposito, si ricorda che il Ministero della Salute, in un’ordinanza dello scorso anno [2], ha disposto che i cani tipo pitbull, corso e simili non possono essere detenuti da:

– minori di anni 18;

– chi ha riportato condanne penali (punibili con la reclusione superiore a 2 anni) per delitti contro la persona o il patrimonio;

– chi  sia sottoposto a misure di prevenzione;

– i delinquenti abituali o per tendenza.

Tale sentenza ci consente di riprendere un tema sempre attuale con l’arrivo dell’estate: i cani in spiaggia.

In linea generale, portare il proprio cane in un luogo pubblico – come la spiaggia – può costare una condanna per lesioni in caso di aggressione, se il danneggiato dimostra l’assenza delle necessarie cautele da parte del proprietario: ad esempio, mancanza di guinzaglio o museruola [3].

Più nello specifico, il divieto di condurre animali in spiaggia è dettato dai Comuni con apposite ordinanze motivate, ma non tutti i Comuni lo fanno. Ci si accorge del divieto perché, nelle zone antistanti la spiaggia, sono presenti specifici cartelli che devono riportare l’estensione oraria del divieto (può anche essere un divieto continuo), il numero dell’ordinanza comunale e la data di scadenza. In assenza di tali elementi, il divieto è nullo.

A ciò si aggiunga che, in base ad un accordo Stato-Regioni, i Comuni che emanano tali divieti sono tenuti a individuare sull’arenile appositi spazi nei quali accogliere in via temporanea gli animali da compagnia [4]


note

[1] Cass. sent. 22229/14.

[2] Min. Salute, ordinanza n. 209 del 6.08.2013 in “Gazzetta Ufficiale” n. 209 del 05.09.2013.

[3] Cass. sent. n. 46307 del 20.11.2013.

[4] TAR Lazio, ordinanza n. 3204/13.


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