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Diritto di precedenza del lavoratore: le nuove regole

18 Giugno 2014
Diritto di precedenza del lavoratore: le nuove regole

Diritto di precedenza per iscritto: l’omissione dell’azienda potrebbe allungare il periodo di tutela; il Dl Poletti interviene sulla priorità di assunzione quando si crea un posto in organico.

Tra le tante novità della riforma del lavoro (introdotta con il cosiddetto Decreto Poletti [1]) destinate a rendere più flessibile e semplice il ricorso all’impiego a tempo determinato, si nasconde una innovazione che va in senso contrario: la disciplina del cosiddetto diritto di precedenza, che renderà molto rigido il processo di selezione del personale.

L’istituto si concretizza nel diritto di un lavoratore a termine a essere assunto dallo stesso datore di lavoro, qualora questi voglia impiegare una persona a tempo indeterminato per le medesime mansioni.

La legge subordina il diritto di precedenza ad alcune condizioni:

1. la prima consiste nella necessità di svolgere un periodo minimo di lavoro di almeno sei mesi e un giorno.

Questo periodo si matura anche come sommatoria di contratti diversi: l’unica condizione è che siano eseguiti presso la stessa azienda, mentre non viene fissato un arco temporale di svolgimento dei rapporti che si possono sommare.

Il decreto Poletti stabilisce che nel computo dei sei mesi rientrano anche i periodi di congedo obbligatorio per maternità, a condizione che questo intervenga nell’esecuzione di un contratto a termine presso la stessa azienda, quindi, anche dopo solo un giorno di lavoro;

2. il dipendente ha l’onere di manifestare la propria volontà di essere assunto entro sei mesi dalla fine del contratto;

3. le assunzioni devono avere a oggetto le stesse mansioni svolte in precedenza dal dipendente. La legge utilizza una nozione restrittiva (si parla di “mansioni già espletate in esecuzione dei rapporti a termine”) e quindi non sembrano essere interessate le assunzioni relative a mansioni equivalenti.

Come agire, ad esempio, se il posto disponibile è uno solo, mentre i richiedenti sono in numero maggiore? Il datore di lavoro dovrà dare precedenza a chi ha maturato prima il diritto o, a parità di condizioni, a chi a manifestato prima la propria intenzione. Se neanche tale criterio funziona, dovrà essere individuato un altro parametro oggettivo (per esempio la durata del precedente rapporto), sperando che il contratto collettivo dia un aiuto, posto che la norma nulla dice a riguardo.

Un’altra novità del decreto legge Poletti consiste nell’obbligo per il datore, di ricordare, nella lettera di assunzione, l’esistenza del diritto di precedenza. La legge non dice in che modo debba essere adempiuto l’obbligo: è ipotizzabile che sia sufficiente un rinvio alla norma istitutiva [2]. La mancata indicazione del diritto potrebbe impedire il decorso del periodo di 12 mesi, necessario per far cessare il diritto di precedenza.

Cosa accade se il datore di lavoro, violando la precedenza, assume un’altra persona? Esiste il rischio concreto che egli debba licenziare la persona prescelta per far posto a chi ha maturato il diritto, se questo lo ha esercitato nelle forme previste dalla legge.

Queste norme possono essere modificate dai contratti collettivi stipulati a livello nazionale, territoriale o aziendale.

 


note

 

[1] Dl 34/2014.

[2] Art. 5, comma 4 quater e seguenti del Dlgs 368/2001.

Autore immagine: 123rf com


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