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Residente in Italia con lavoro all’estero: aspetti fiscali

21 Maggio 2015 | Autore:
Residente in Italia con lavoro all’estero: aspetti fiscali

I residenti italiani che svolgono attività di lavoro dipendente per soggetti esteri ed utilizzano il sistema della retribuzione convenzionale non possono usufruire del credito per tutta l’imposta pagata all’estero sul lavoro prestato.

Il caso del lavoratore residente in Italia ma dipendente di società estera e prestatore di attività lavorativa fuori dei confini italiani, alle condizioni previste dalla legge [1], non può usufruire del credito d’imposta pieno per le tasse pagate all’estero se utilizza il sistema della retribuzione convenzionale nella propria dichiarazione dei redditi.

Nei casi in cui le retribuzioni convenzionali siano sensibilmente inferiori al reddito da lavoro dipendente prodotto all’estero, il mancato riconoscimento del credito d’imposta in misura piena può generare rilevanti differenze di imposta a favore del fisco italiano.

Infatti, se la retribuzione estera lorda ammontasse a 100.000,00 euro, quella convenzionale in Italia a 50.000,00 euro e le imposte pagate nel Paese estero a 25.000 euro, il credito d’imposta estero deducibile dall’imposta italiana [2] si ridurrebbe a 12.500 euro, mentre il totale delle imposte da pagare in Italia, pur se sulla sola retribuzione convenzionale, sarebbe di 15.320,00 euro [3], con una differenza da pagare in capo al lavoratore italiano di euro 2.820,00.

Da una parte si deve considerare che se il lavoratore italiano avesse sottoposto a tassazione in Italia l’intero reddito di lavoro dipendente prestato all’estero, avrebbe pagato una imposta italiana pari ad 36.170,00 euro. Dunque la generosità in qualche modo permane, considerato che, raffrontando i redditi al loro valore pieno effettivo, il credito di imposta estero di euro 25.000,00 sarebbe stato utilizzabile integralmente, ma l’eccedenza di imposta italiana a carico del lavoratore dipendente sarebbe stata di euro 11.170,00.

Dall’altra parte occorre considerare che, presumibilmente, nel reddito lordo prodotto all’estero è compresa anche la contribuzione previdenziale ed assistenziale obbligatoria nel Paese estero stesso, per i lavoratori dipendenti. Dunque nel calcolo dell’imposta estera si è tenuto conto di questa quota di oneri che è stata dedotta dal reddito, prima del suddetto calcolo.

La simmetria non funziona se prima, in Italia, il reddito lordo da dichiarare e da utilizzare come termine di paragone, ai fini della applicazione della retribuzione convenzionale e della limitazione del credito d’imposta, non viene depurato degli oneri previdenziali pagati all’estero.

La precisazione dell’argomento trattato è intervenuta solo recentemente [4] e l’interpretazione è quella di considerare imponibile in Italia il reddito estero netto da contributi previdenziali pagati localmente, qualora si assoggetti ad imposizione italiana l’intero reddito prodotto all’estero, mentre occorrerà indicare separatamente il reddito estero e la contribuzione previdenziale considerata come onere deducibile, se si ricorrerà alla retribuzione convenzionale.

Si aprono così numerosi scenari da valutare attentamente qualora il reddito netto prodotto all’estero sia viciniore alla retribuzione convenzionale da dichiarare in Italia, anche in ordine alla specifica delle modalità di calcolo del credito d’imposta, nel caso di applicazione della retribuzione convenzionale, recentemente emanate dall’Agenzia delle Entrate.


note

[1] Art. 51 co. 8-bis DPR 917/86 – TUIR

[2] C.M. n. 9/E del 5 marzo 2015 – punto 5. e R.M. n. 48/2013

[3] Calcolo eseguito in base ad aliquote d’imposta valide per l’anno 2014

[4] C.M. n. 17/E del 24 aprile 2015 – punto 4.7.

Autore immagine: 123rf com


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