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Abbandono del tetto coniugale: quando lasciare la casa è vietato?

18 Giugno 2014
Abbandono del tetto coniugale: quando lasciare la casa è vietato?

Allontanamento dalla casa di famiglia: quando scatta il reato e quando invece è possibile anche in presenza di una causa di separazione.

 

La legge punisce chi abbandona il domicilio domestico o tiene una condotta contraria all’ordine o alla morale delle famiglie, sottraendosi agli obblighi di assistenza inerenti alla responsabilità di genitori o alla qualità di coniuge.

La pena prevista è la reclusione fino a un anno o la multa da 103 a 1032 euro.

Il reato si protrae nel tempo finché dura, con la lontananza, la sottrazione agli obblighi di assistenza morale e materiale.

Commette reato chi esce dalla casa coniugale:

1. con la volontà di non farvi ritorno almeno per un lungo lasso di tempo. Un allontanamento temporaneo non è idoneo a integrare il reato;

2. se tale comportamento ha come conseguenza cosciente e volontaria il mancato adempimento degli obblighi di assistenza inerenti alla qualità di coniuge. Tale assistenza non ha natura esclusivamente materiale ed economica (come la necessità di provvedere alle spese per il mantenimento), ma anche morale ed affettiva.

Pertanto, risponde del reato anche chi, dopo aver lasciato la casa coniugale, continua a somministrare i mezzi di sussistenza alla famiglia, ma si disinteressa completamente della moglie e dei figli, rendendosi quindi inadempiente agli obblighi morali inerenti alla qualità di coniuge e di genitore (ci si riferisce, quindi, in questo caso, all’aspetto affettivo).

Il momento a partire dal quale l’uscita dalla casa coniugale non integra più il reato è quello della presentazione della domanda di separazione o di annullamento o di scioglimento o di divorzio, senza bisogno di attendere il provvedimento presidenziale che autorizza i coniugi a vivere separati.

Pertanto, se il marito o la moglie si allontana dopo che il proprio avvocato ha depositato l’atto di ricorso in tribunale non commette più reato e può farlo tranquillamente, senza dove aspettare la prima udienza.

 

La sanzione penale è stata applicata raramente e solo in casi estremi, come ad esempio in caso di:

– abbandono improvviso nel quale la volontà di mettere fine al matrimonio era stata manifestata contestualmente ad un repentino e definitivo allontanamento dalla casa. Nel caso di specie, una moglie era partita per la villeggiatura insieme ai figli lasciando al marito una lettera nella quale manifestava l’intenzione di non fare più ritorno nell’abitazione comune e di intraprendere una nuova vita, in un altro luogo, con un nuovo compagno, omettendo di dare notizie al coniuge per molti giorni;

allontanamento che cagioni l’inadempimento cosciente e volontario degli obblighi di assistenza familiare [1];

– abbandono per la volontà di coltivare senza impacci di sorta una diversa relazione sentimentale [2].

Non sempre l’abbandono del domicilio domestico per l’esistenza di una relazione extraconiugale porta a una pronuncia di condanna se non preordinato a violare gli obblighi di assistenza familiare, inerenti alla qualità di coniuge.

Cause di giustificazione

In presenza di cause di giustificazione il coniuge-imputato può essere assolto dal giudice. Il compito del giudice, pertanto, non può esaurirsi nell’accertamento del semplice fatto dell’abbandono, ma deve cercare di ricostruire la situazione in cui esso si è verificato onde valutare la presenza di cause di giustificazione, per impossibilità, intollerabilità o estrema penosità della convivenza [3].

Il reato non sussiste quando esistono delle ragioni di carattere interpersonale come quando ad esempio:

1. la prosecuzione della convivenza è intollerabile [4] o reca grave pregiudizio all’educazione della prole;

2. la convivenza con i suoceri è difficile o intollerabile [5].

3. ci sono ragioni di natura economica che impongono o consigliano una diversa residenza, malgrado la contrarietà dell’altro coniuge a stabilirsi nella nuova sistemazione [4].


note

[1] Trib. Crotone sent. del 2.07.2007.

[2] Cass. sent. n. 9440 del 4.07.2000.

[3] Cass. sent. n. 44614 del 14.10.2004.

[4] Cass. sent. n. 11327 del 12.02.2008.

[5] Cass. sent. n. 11064 del 12.03.1999.

[6] Cass. sent. del 29.04.1980.

Autore immagine: 123rf com


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2 Commenti

  1. La moglie che lascia il proprio domicilio con il figlio per un mese e si reca in ferie nell’abitazione dei genitori può essere accusata di abbandono del tetto coniugale e sottrazione di minore dal marito pur avendo lasciato il suo recapito,

  2. Può il marito lasciare il tetto coniugale ed ogni tipo di contatto per una pausa di 40 gg per ritrovare se stesso dopo aver tradito la moglie e promesso di non rivedere l’altra nel frattempo? Nessuna tensione o litigi pre esistenti facevano supporre un malessere del coniuge.

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