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Affido del figlio a servizi sociali per discussioni in famiglia

19 Dicembre 2021 | Autore:
Affido del figlio a servizi sociali per discussioni in famiglia

La conflittualità tra padre e madre può comportare la perdita della tutela dei bambini? Ecco il pronunciamento dei giudici.

Oggi, andiamo d’accordo. Domani pure e facciamo un figlio. Nasce ed è bello accudirlo ed educarlo insieme. Fino a quando tu pensi che le cose devono essere fatte in un certo modo e io sono convinto che bisognerebbe andare nella direzione opposta. La prima discussione riusciamo a sedarla subito, la seconda insomma. La terza diventa litigata. E, ormai, è abitudine: il tuo bianco è il mio nero, il tuo Nord è il mio Sud. La conflittualità è all’ordine del giorno. Nostro figlio, nel frattempo, cresce e non sa da che parte stare. Cerca ed evita entrambi allo stesso tempo. I nostri genitori ci parlano ma noi vogliamo evitare interferenze. Loro pensano al nipote e chiedono un appoggio a chi potrebbe dare una mano al bambino dall’esterno. Così si prospetta la possibilità dell’affido del figlio ai servizi sociali per le discussioni in famiglia.

La coppia ha esagerato così tanto da non rendersi conto che possono portarsi via il figlio per colpa dei continui contrasti? L’ipotesi è più che concreta, secondo una recente sentenza del tribunale di Roma [1]: l’alta conflittualità e il mancato accordo tra i genitori su come deve essere cresciuto il figlio può comportare il suo collocamento preferenziale. La domanda, a questo punto, è: quando possono togliere il figlio ad una coppia? Vediamo.

Affido ai servizi sociali: come funziona?

Quando viene accertato che un bambino vive in un ambiente familiare non idoneo alla sua crescita, il tribunale può affidarlo ai servizi sociali affinché il minore abbia il supporto psicologico ed educativo che non trova nella famiglia. La decisione, dunque, spetta all’autorità giudiziaria la quale, effettuate le dovute indagini, può agire per decreto in due modi:

  • affidare il minore ai servizi sociali e collocarlo presso uno dei genitori;
  • comprimere la responsabilità genitoriale affidando il minore solo ai servizi sociali.

In quest’ultimo caso, padre e madre vedranno limitata la normale amministrazione che riguarda il minore (comprese le spese di affidamento o di ricovero): saranno tenuti a seguire le indicazioni dei servizi sociali.

Se la domanda viene accolta, l’autorità giudiziaria:

  • convoca il minore (se ha compiuto i 12 anni oppure, se di età inferiore, ha capacità di discernimento) ed il legale rappresentante dei servizi sociali;
  • definisce il percorso educativo da seguire;
  • stabilisce i compiti dei servizi sociali, che dovranno poi essere documentati.

L’affidamento ai servizi sociali verrà meno quando si sarà risolto il conflitto tra i genitori e, quindi, quando il minore potrà di nuovo trovare con loro un clima sereno che favorisca la sua crescita a tutti i livelli.

Troppe discussioni comportano l’affido ai servizi sociali?

Una recente sentenza del tribunale di Roma ha ribadito che quando ci sono delle continue discussioni in famiglia, segno di una conflittualità rincorrente e di una mancata coordinazione nella gestione della prole, scatta in automatico l’affidamento dei figli ai servizi sociali con il collocamento preferenziale presso i genitori. Questo vuol dire che, ad esempio, uno dei bambini potrebbe andare con il padre e l’altro con la madre. In pratica, viene limitata la responsabilità genitoriale quando è evidente una situazione di conflittualità difficile, per non dire impossibile, da risolvere.

Secondo il giudice capitolino, di fronte ad una «prognosi sfavorevole in termini di idoneità genitoriale» si deve escludere l’affidamento ai genitori ed i figli devono essere messi nelle mani dei servizi sociali. A padre e madre resterà, in forma limitata, la gestione delle questioni di ordinaria amministrazione.

Affido ai servizi sociali e bigenitorialità condivisa

La Cassazione [2] ha ricordato che l’affidamento del minore ha come finalità il ripristino di una bigenitorialità condivisa, a cominciare dalla tutela del figlio e adottando ogni provvedimento utile a raggiungere un duplice scopo:

  • attribuire ai servizi di un ruolo di supplenza e di garanzia;
  • avviare un percorso per i genitori verso il superamento del conflitto ed il recupero di una relazione basata sul reciproco rispetto nella relazione con il figlio.

La Suprema Corte tiene a preservare per quanto possibile il principio della bigenitorialità nell’interesse del minore, inteso come presenza comune del padre e della madre nella vita del figlio finalizzata a garantirgli vita e relazioni affettive stabili, oltre all’assistenza, all’educazione e all’istruzione a cui il minore ha diritto. Di conseguenza, concludono gli Ermellini, l’affidamento condiviso non può essere ostacolato dalla sola conflittualità genitoriale ma deve essere considerato una regola per recuperare – per quanto possibile – il rapporto familiare.


note

[1] Trib. Roma sent. n. 15179/2021.

[2] Cass. ord. n. 24637/2021.


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