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Per accertare l’esistenza di un credito c’è l’accertamento tecnico preventivo

18 Giugno 2014
Per accertare l’esistenza di un credito c’è l’accertamento tecnico preventivo

ATP: la consulenza di un CTU nominato dal giudice può servire come strumento alternativo alla mediazione obbligatoria.

 

Se devi far accertare un credito che hai nei confronti di un altro soggetto, non hai, come unica via, quella di attendere la sentenza del giudice. Infatti, anche se hai già iniziato la causa, esiste uno strumento (chiamato “accertamento tecnico preventivo”) che ti potrebbe consentire una soluzione più rapida della vicenda. E ciò vale anche se la tua controparte nega del tutto l’esistenza del tuo credito.

Con riferimento a quest’ultimo strumento si è pronunciato, di recente, il tribunale di Cremona [1], la cui ordinanza val la pena di spiegare in questo breve articolo.

Conciliare, conciliare, conciliare

La parola d’ordine è: conciliare il più possibile, evitare di aggravare il lavoro dei giudici e, per quanto possibile, non intasare i tribunali. A questo grido, legislatore e magistrati stanno tentando, da più anni, di studiare tutte le vie pur di risolvere il grosso problema dell’arretrato della giustizia civile: un problema che, sul piano economico, frena la competitività del nostro Paese e, quindi, anche gli investimenti.

Alla luce di ciò, è stato reintrodotto di recente, l’istituto della mediazione obbligatoria solo per determinate cause. Ma, oltre ad esso, c’è anche la mediazione delegata in corso di causa e l’istituto del cosiddetto “accertamento tecnico preventivo con finalità conciliative”.

Il codice di procedura civile prevede [2] che la parte in giudizio può sempre chiedere, al giudice, l’espletamento di una consulenza tecnica, effettuata da un perito nominato dallo stesso magistrato (anche detto “c.t.u.”). La consulenza è volta ad accertare l’esistenza e a determinare l’ammontare del credito derivante dalla mancata esecuzione di un contratto (per esempio: una fornitura) o da un fatto illecito (per esempio: un sinistro stradale).

Tale consulente, prima di provvedere al deposito della relazione, tenta, se possibile, un accordo (conciliazione) tra le parti. Se queste ultime trovano l’intesa, si scrive un verbale ed esso varrà come se fosse una sentenza. Diversamente, si prosegue la causa.

Anche se si contesta l’esistenza del credito

La particolarità dell’ordinanza emessa dal Tribunale di Cremona sta in questo: il giudice può nominare il consulente tecnico suddetto anche se, in giudizio, sia in contestazione, prima ancora dell’importo del credito (gli avvocati lo chiamano “quantum”), la sua stessa esistenza (gli avvocati lo chiamano “an”).

Detto in parole ancora più semplici, nonostante il Ctu sia un tecnico, questi potrebbe essere delegato dal giudice a trovare un accordo tra le parti non solo sull’ammontare delle somme dovute, ma anche svolgendo un’indagine (indagine che, di norma, è invece rilasciata al giudice) per accertare se, a monte, il credito è dovuto o meno.

Proprio le suddette finalità dell’accertamento preventivo, volte a ridurre il carico della giustizia, rendono lo stesso accessibile alle parti anche in caso di contestazioni sull’esistenza del credito, nonostante tali contestazioni impongano un approfondito vaglio degli atti di causa.


note

[1] Trib. Cremona, sent. del 14.05.2014.

[2] Art. 696 bis cod. proc. civ.

Autore immagine: arpa


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