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Conto PayPal: controlli fiscali e obbligo di dichiarazione

6 Ottobre 2021 | Autore:
Conto PayPal: controlli fiscali e obbligo di dichiarazione

Bisogna dichiarare al Fisco il conto PayPal? L’Agenzia delle Entrate può conoscere le movimentazioni?

Chi ha un conto corrente PayPal deve dichiararlo al Fisco? Deve cioè inserirlo nella dichiarazione dei redditi? Ed ancora, quante possibilità ci sono che l’Agenzia delle Entrate ne venga a conoscenza e possa controllare i relativi incassi? Il timore di un accertamento fiscale, almeno per chi effettua frequenti operazioni su PayPal, fa sorgere il dubbio se lo stesso possa essere monitorato dal Fisco o se, trattandosi di un conto estero, non sia soggetto agli accertamenti.

Cerchiamo di fare il punto della situazione e di comprendere quali sono i controlli fiscali sul conto PayPal e se sussiste un obbligo di dichiarazione dello stesso da parte del suo intestatario.

Conto PayPal: vantaggi 

Il Fisco può controllare il conto corrente di ogni italiano: può sapere qual è il saldo, quali sono le singole movimentazioni in entrata e in uscita e quindi i bonifici, i versamenti in contanti, i giroconti e ogni altro rapporto collegato al conto stesso (come ad esempio il deposito di titoli).

Il timore nei confronti di tanta trasparenza e le esigenze di privacy hanno spinto numerosi contribuenti verso le criptovalute ed i conti esteri come Paypal. 

Proprio PayPal è utilizzato anche per chi fa piccole movimentazioni, il più delle volte collegate ad acquisti o vendite su Internet. Ciò riduce anche il rischio di trafugamento dei dati dei comuni conti correnti o delle carte di credito o di debito.

Non solo. Il conto PayPal offre una protezione per quei soggetti che vogliono restare anonimi. Spesso, quando si tratta di acquisti su Internet, il cliente privato sfornito di partita Iva non ha alcun interesse a rilasciare i dati anagrafici ed il codice fiscale. In tali casi, il venditore che voglia regolarizzare la propria posizione, senza l’emissione di una fattura, può superare il problema annotando gli incassi dei clienti sul registro dei corrispettivi. 

Nel commercio elettronico indiretto, le cessioni di beni non sono soggette all’obbligo di certificazione tramite emissione di ricevuta fiscale o scontrino, né di emissione della fattura, salvo che non sia richiesta espressamente. Di conseguenza, decadendo dall’obbligo di emissione della fattura, si “bypassa” l’impossibilità di ottenere il codice fiscale.

Il conto corrente va dichiarato al Fisco?

Spesso, ci si chiede: l’apertura di un conto corrente va dichiarata al Fisco? La risposta è no: il conto corrente (bancario o postale che sia) non va dichiarato, almeno quando si tratta di conti correnti nazionali, in banche cioè situate in Italia. Di essi infatti il Fisco tiene già traccia grazie a un apposito registro telematico, l’Anagrafe dei conti correnti, alimentato dalle informazioni fornite in tempo reale dagli stessi istituti di credito. Ciò che va piuttosto dichiarato è il denaro che in essi confluisce. È al momento della percezione del reddito – e non quando questo viene poi depositato in banca o alle poste – che scatta l’obbligo di denunciarlo al Fisco nella dichiarazione dei redditi. E ciò a meno che non si rientri nei casi di esenzione come per le piccole donazioni, la vendita di beni usati, i risarcimenti, i redditi già tassati alla fonte come le vincite al gioco: per questi proventi infatti non sussiste alcuna necessità di inserimento nella dichiarazione dei redditi annuale. 

Al contrario, i conti correnti esteri vanno tutti dichiarati ai fini del cosiddetto monitoraggio fiscale. Di essi va data menzione nel Quadro RW del Modello Redditi Persone Fisiche, a condizione che la giacenza media trimestrale sia superiore a 5.000 euro oppure quando il conto ha superato, anche per un solo giorno, l’importo di 15.000 euro.

I conti correnti esteri che restano al di sotto di tali soglie non vanno denunciati.

Se il conto estero supera 5.000 euro di giacenza è anche dovuta un’imposta, l’Ivafe (imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero). L’Ivafe è pari al 2 per mille ossia allo 0,2% dell’importo alla fine dell’anno. In pratica, è necessario versare 20 euro ogni 10.000 euro di deposito e 200 euro ogni 100.000 euro: un importo assai modesto.  

Conto PayPal: va dichiarato?

Per stabilire se il conto PayPal vada dichiarato o meno all’Agenzia delle Entrate bisogna innanzitutto chiarire qual è la sua natura. Sul punto, l’amministrazione finanziaria ancora non si è pronunciata e, tra gli esperti, si registrano opinioni contrastanti. 

Secondo alcuni, PayPal andrebbe trattato alla stregua di un comune conto corrente estero in quanto consente di effettuare e ricevere pagamenti, di trasferire soldi in qualsiasi parte del mondo o di conservarli in deposito, pur rimanendo gli stessi nella disponibilità giuridica e materiale del titolare. Secondo i sostenitori di tale tesi, il conto PayPal non va quindi dichiarato se ha una giacenza media di 5.000 euro o se il deposito supera, anche per un solo giorno, la soglia di 15.000 euro. Diversamente, oltre tali soglie, scatterebbero tutti gli obblighi di monitoraggio previsti per i conti stranieri, con pagamento anche dell’Ivafe.

Invece, secondo gli esperti del Sole 24 Ore, il conto PayPal non è un comune conto corrente: esso si qualifica come piattaforma on line di trasferimento di denaro, da e/o a favore dell’interessato, finalizzata in prevalenza alla transazione di beni e servizi tramite circuiti abilitati. Anche se opera come un conto corrente, sotto l’aspetto giuridico non va confuso con esso in quanto non comporta obblighi, oneri o canoni. È solo una piattaforma online che può essere collegata al proprio conto corrente ordinario o alla propria carta di credito. Non vi è quindi alcun trasferimento di fondi all’estero.

Secondo questa tesi non sussiste alcun monitoraggio fiscale sul conto PayPal, né si è tenuti a compilare il quadro RW del modello Redditi Pf. Il contribuente dovrebbe quindi ritenersi esonerato dall’obbligo di denunciare il conto PayPal come invece per qualsiasi altro conto all’estero.  

Controlli sul conto corrente PayPal

Nonostante l’assenza dell’obbligo di dichiarazione, il conto PayPal non si sottrae ai possibili controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate. Controlli che, non trattandosi di un conto nazionale, non possono essere eseguiti, in automatico, tramite il Registro dei Rapporti finanziari (più comunemente noto come Anagrafe dei conti correnti). 

Non c’è più bisogno, però, come un tempo, di lunghe e laboriose indagini internazionali: grazie al sistema di interscambio di dati tra le Agenzie fiscali dei diversi Stati, il fisco italiano è in grado di conoscere l’esistenza di un conto PayPal all’estero e la relativa giacenza.

Il fatto di venire a conoscenza della titolarità di un conto PayPal non trasforma automaticamente il contribuente in un evasore: da un lato perché PayPal non si trova in un “Paradiso fiscale”, dall’altro perché, come detto, non c’è alcun obbligo di dichiarazione ed il fatto di scoprire la titolarità di un conto PayPal non determina alcun sospetto nei confronti del contribuente (ciò che in gergo tecnico si chiamano «presunzioni»).

Tuttavia, laddove sul conto PayPal dovessero risultare movimentazioni o depositi non giustificati dalla dichiarazione dei redditi del suo titolare – come succede per chi utilizza tali conti per accreditare redditi in nero o ricavi non dichiarati del trading online – allora ben potrebbe scattare un accertamento fiscale. Accertamento che inizia da una lettera di compliance, ossia da un invito dell’ufficio delle imposte a fornire chiarimenti e giustificazioni e, nel caso di irregolarità, a trovare un accordo per regolarizzare la posizione. In questo modo, si possono sanare eventuali illeciti fiscali riducendo il volume delle sanzioni.

Questo significa che, al pari di quanto succede con il conto corrente nazionale, anche sul conto PayPal bisogna far transitare solo i redditi che possono essere giustificati, consapevoli che l’eventuale assenza di prove scritte potrebbe determinare un accertamento fiscale.  

Il fisco italiano è già in possesso della lista dei contribuenti in possesso di conti PayPal e ha già iniziato a inviare le prime contestazioni.



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