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Suicidio assistito e legge negata

20 Dicembre 2021
Suicidio assistito e legge negata

La Consulta ha dichiarato incostituzionale parte del reato di istigazione o aiuto al suicidio. Ma una legge sul fine vita non c’è.

Riguardo al suicidio assistito, comunque la si pensi, siamo di fronte ad un caso di legge negata. Da un lato, infatti, la Corte costituzionale [1] ha dichiarato l’incostituzionalità del reato di istigazione o aiuto al suicidio in una sua parte. Dall’altro, la stessa Corte, con una decisione piuttosto originale, aveva cercato di spingere il legislatore ad intervenire, sospendendo per un anno la sentenza e dichiarando che solo il Parlamento, come organo della sovranità popolare, potesse bilanciare i valori in gioco [2].

Tale legge, ad oggi, ancora non è stata approvata né discussa, al netto di alcune proposte. Esiste solamente un atto che regola un problema “confinante” con quello del suicidio assistito, ovvero la legge sulle disposizioni anticipate di trattamento [3]. Anche per questo, alcune forze politiche stanno promuovendo un referendum che sarebbe dedicato, secondo il comitato promotore, all'”eutanasia legale”.

Ti starai chiedendo: cos’è il suicidio assistito? Qual è la sua situazione giuridica? Cosa succede a chi lo pratica? Cosa sta succedendo in altri Paesi europei e cosa potrebbe succedere in Italia? Cercheremo di rispondere a queste domande.

Il suicidio assistito

Il suicidio assistito è la pratica in base alla quale un soggetto aiuta un altro a porre fine alla sua vita senza dolore e senza violenza, a seguito di una sua richiesta seria, insistente e basata su una libera decisione. L’intenzione di suicidarsi non si dovrebbe manifestare, per esempio, per scherzo o in un momento di rabbia o di depressione o su invito di qualcun altro.

L’elemento della libera decisione è particolarmente importante affinché non si versi nell’istigazione al suicidio, di cui non si propone l’abolizione: essa, infatti, farebbe sorgere o rafforzerebbe un proposito di togliersi la vita che prima non esisteva. A tal fine, il soggetto aiutante usa farmaci o altro tipo di misure mediche – come l’interruzione delle cure – che conducano ad una morte ritenuta dignitosa.

Alcune correnti di pensiero prevedrebbero grande libertà di scelta sul momento e sulle ragioni per chiedere il suicidio assistito. Quella più seguita, in realtà, prevede che tale pratica sia limitata al momento della malattia irreversibile che causa sofferenze gravi – pensa, per esempio, a persone anziane affette da un tumore grave – e alla sua attuazione da parte di un medico o comunque di un sanitario.

Cosa succedeva prima della sentenza costituzionale?

Prima della sentenza della Consulta, il suicidio assistito poteva essere ricollegato al reato di aiuto al suicidio, descritto dal legislatore come «agevolarne in qualsiasi modo l’esecuzione», punito con una pena dai cinque ai dodici anni di reclusione in carcere [4].

Cautele da osservare per la non punibilità del suicidio assistito

La Corte ha dichiarato l’incostituzionalità del reato solo in parte. Dichiararla del tutto avrebbe aperto, probabilmente, ad una liberalizzazione eccessiva, con offerta di servizi anche da non medici o con pratica del suicidio anche in assenza di malattie gravi ed irreversibili.

La Corte, in particolare, fa riferimento alle cautele che la legge pone con riguardo alle disposizioni anticipate di trattamento. Esse sono delle indicazioni obbligatorie che il paziente, rigorosamente maggiorenne, dà con un atto scritto o con videoregistrazioni, con le quali può richiedere che, in certe condizioni, si sospendano le cure mediche che lo tengono in vita [5]. I giudici costituzionali affermano che, in presenza di tali cautele, non vi debba essere punizione.

Le cautele suddette consistono nella costante sorveglianza del medico sulla presenza del consenso, quindi sulla sua non revocazione, nonché in obblighi di comunicazione al paziente e ai suoi familiari delle conseguenze dell’interruzione del trattamento medico [6]. Il medico, per esempio, dovrà spiegare cosa succede se il paziente, in base alle disposizioni date in passato, ottiene che si spengano le macchine salvavita o si interrompa la nutrizione.

Cosa rimane punibile dopo la sentenza?

La punibilità del suicidio assistito rimane per tutte quelle situazioni in cui non vi siano disposizioni anticipate di trattamento raccolte con i mezzi opportuni, e la volontà del paziente debba essere presunta, o ipotizzata, in quanto egli è, per esempio, in coma.

La punibilità è destinata a rimanere finché il legislatore non approverà una legge in proposito.

Cosa succede negli altri Paesi europei?

In Germania, la legge puniva l’aiuto al suicidio solo se eseguito in forma organizzata. Una sentenza emanata nel 2020 del tribunale costituzionale federale ha dichiarato incostituzionale la previsione [7].

In Austria, esiste un reato di istigazione o aiuto al suicidio quasi identico a quello del nostro codice. Con una sentenza emanata a fine 2020, la Corte costituzionale austriaca ha dichiarato incostituzionale l’incriminazione dell’aiuto al suicidio [8].

Il movimento dell’abolizione del reato di aiuto al suicidio, come queste vicende dimostrano, è quindi trasversale a tutta Europa.

Proposte di legge

Le proposte di legge vanno nel senso di limitare l’applicazione del reato di aiuto al suicidio alla ricorrenza di una serie di condizioni. Fra esse, ricorrono la maggiore età, la capacità di intendere e di volere e la presenza di una malattia irreversibile, come ad esempio un tumore. Cambiano, a seconda delle proposte, dettagli applicativi, come il fatto che i dolori siano già in corso e la previsione di protocolli specifici.

Sarà importante, in ogni caso, che il legislatore esca da questo stallo, in cui ampia parte della società richiede di non punire più il suicidio assistito, ma manca una legge che lo regoli.


note

[1] Corte cost. sent. n. 242 del 2019.

[2] Corte cost. ordinanza n. 207 del 2018.

[3] Art. 4 L. n. 219 del 22.12.2017.

[4] Art. 580 cod. pen.

[5] Art. 1 co. 4 L. n. 219 del 22.12.2017.

[6] Art. 1 co. 5 L. n. 219 del 22.12.2017.

[7] § 217 StGB tedesco; Bundesverfassungsgericht, sent. 26.02.2020 – versione in inglese sul sito del Tribunale. La sentenza si trova, in traduzione italiana, anche sulla rivista specialistica Diritto Penale XXI Secolo, 2020, n. 1, pp. 37 ss.

[8] § 78 StGB Austriaco; Verfassungsgerichtshof, sent. 11.12.2020.


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