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Quando si ha l’obbligo di versare alimenti?

20 Dicembre 2021 | Autore:
Quando si ha l’obbligo di versare alimenti?

Obbligo alimentare: in cosa consiste? A favore di chi vanno versati gli alimenti, come si richiedono e quali soggetti sono tenuti a corrisponderli? Quando si estingue l’obbligo?

Tra i componenti di un gruppo familiare si instaurano determinati vincoli e legami per cui se vi è una persona che versa in uno stato di bisogno ed è impossibilitata a provvedere al proprio mantenimento, non potendo più lavorare per svariati motivi, può richiedere gli alimenti.

Gli alimenti consistono in una prestazione di tipo assistenziale alla quale sono tenuti il coniuge e i parenti più stretti sulla scorta del principio di reciproca assistenza e solidarietà familiare [1]. In sostanza, si tratta di tutto ciò che è necessario per soddisfare le esigenze minime di vita come il vitto, l’abitazione, le cure e il vestiario, in relazione allo stile di vita di chi ne ha diritto (beneficiario o alimentando). Quando si ha l’obbligo di versare gli alimenti?

L’obbligo sorge se il beneficiario è incapace a procurarsi autonomamente i mezzi per la propria sussistenza. Al fine di stabilire tale incapacità bisogna considerare tutta la sua situazione soggettiva come l’età, la salute e la capacità lavorativa.

Gli alimenti devono essere comunque commisurati al bisogno di chi li richiede ma anche alle condizioni economiche del soggetto obbligato, che è tenuto a corrisponderli se ha un reddito superiore a quanto necessario per soddisfare le sue normali esigenze di vita e quelle della propria famiglia. Prosegui nella lettura dell’articolo per sapere quando si ha l’obbligo di versare gli alimenti.

Chi sono le persone obbligate a versare gli alimenti?

L’articolo 433 del Codice civile individua le persone obbligate a versare gli alimenti secondo un preciso ordine. In pratica, prevede una graduatoria basata sull’intensità del vincolo familiare. L’alimentando, nel richiedere la prestazione, deve seguire questa gerarchia.

I soggetti obbligati a versare gli alimenti sono:

  • il coniuge;
  • i figli, anche adottivi, e, in loro mancanza, i discendenti prossimi;
  • i genitori e, in loro mancanza, gli ascendenti prossimi;
  • i generi e le nuore;
  • il suocero e la suocera;
  • i fratelli e le sorelle anche unilaterali, cioè quelli che condividono un solo genitore;
  • il donatario.

Anche il coniuge separato che non percepisce il mantenimento perché gli è stata addebitata la separazione, se versa in stato di bisogno, ha diritto a chiedere gli alimenti.

Per quanto attiene all’obbligo alimentare del genero e della nuora nei confronti del suocero o della suocera, lo stesso viene meno se tali soggetti si risposano e se il coniuge dal quale deriva l’affinità è morto senza lasciare figli, altrimenti l’obbligo non si estingue.

Tra i fratelli e le sorelle gli alimenti sono dovuti nella misura dello stretto necessario [2].

Se vi sono più obbligati di pari grado, ciascuno è tenuto a corrispondere in maniera concorrente gli alimenti proporzionalmente alle condizioni economiche: il giudice può disporre temporaneamente l’obbligazione a carico di uno solo degli obbligati.

Se gli obbligati di grado anteriore non sono nelle condizioni di corrispondere gli alimenti, l’obbligazione è posta in tutto o in parte a carico delle persone di grado posteriore [3].

La persona che ha ricevuto una donazione (donatario) è tenuta a versare gli alimenti al donante che si trova in stato di bisogno, con precedenza su qualsiasi altro obbligato [4], salvo il caso in cui la donazione sia stata fatta in occasione di un matrimonio oppure si tratti di una donazione remuneratoria, eseguita per riconoscenza o per meriti di chi la riceve. Se il donatario rifiuta di prestare gli alimenti al donante, è possibile chiedere la revoca della donazione per ingratitudine [5].

Il figlio, e in sua mancanza i discendenti, non è tenuto all’adempimento dell’obbligo di prestare gli alimenti nei confronti del genitore del quale è stata pronunciata la decadenza della potestà genitoriale [6].

Come si può adempiere all’obbligo di versare gli alimenti?

Il soggetto obbligato può scegliere come corrispondere gli alimenti ovvero se versando una somma periodica di denaro (cosiddetto assegno alimentare) oppure accogliendo e mantenendo il beneficiario nella propria abitazione.

Quando si ha l’obbligo di versare gli alimenti e quando viene meno?

L’obbligo di versare gli alimenti sorge quando all’interno di un gruppo familiare è presente una persona che si trova in uno stato di bisogno ed è incapace di provvedere da sé alla propria sussistenza. Se nel tempo le sue condizioni economiche dovessero cambiare in senso positivo, tale obbligo cessa (ad esempio, l’alimentando trova lavoro).

L’obbligo si estingue anche se variano le condizioni economiche dell’obbligato (ad esempio, perde tutte le sostanze di cui disponeva).

Se mutano le condizioni economiche, il giudice può anche stabilire una riduzione o un aumento degli alimenti.

Gli alimenti possono pure essere ridotti per la condotta disordinata o riprovevole dell’alimentando [7]. Ad esempio, se il beneficiario utilizza il denaro in maniera diversa rispetto alla funzione di sostentamento (gioca d’azzardo o spende il denaro per acquistare cose non necessarie) oppure se tiene una condotta irrispettosa nei confronti dell’obbligato.

Come si richiedono gli alimenti?

Per richiedere gli alimenti l’avente diritto deve rivolgersi a un legale ed iniziare una causa civile in tribunale. Nel corso del giudizio, va provato il suo stato di bisogno e l’incapacità a provvedere autonomamente al proprio mantenimento con un’attività lavorativa adeguata alle sue attitudini e condizioni sociali.

Finché non vengono determinati definitivamente il modo e la misura degli alimenti, il Presidente del tribunale può ordinare un assegno in via provvisoria a carico dell’obbligato o di uno dei coobbligati [8].


note

[1] Art. 438, co. 1, cod. civ.

[2] Art. 439 cod. civ.

[3] Art. 441 cod. civ.

[4] Art. 437 cod. civ.

[5] Art. 810 cod. civ.

[6] Art. 448-bis cod. civ.

[7] Art. 440 cod. civ.

[8] Art. 446 cod. civ.


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1 Commento

  1. Cortesemente, chiedo se e possibile creare delle semplicissime “LOGICHE” affinche’ avvocati e giudici emettono serie e giuste sentenze in favore di noi donne “lese”,poiche’ appena i nostri figli compiono il 18no anno di eta’,a noi donne non non fanno erogare piu’ nulla.
    “TANGIBILI” prove personali; difatti da circa “28 anni”,il mio coniuge separato non mi versa piu’ nulla poiche’ il giudice alta voce “mi disse” ti tolgo tutto. Attualmente da oltre “cinque anni”,non la sed provinciale inps di Foggi/S.Severo non mi eroga la pensione, inventando scuse, poiche’ le diffamazioni, gli imbrogli, le anomalie, le “FALSIFICAZIONI”,ecc.,ecc., sono all’ordine del giorno. Per cui noi donne sfortunate come dobbiamo campare per le anomalie, istigazioni, dispetti, perche’ serie e oneste,ecc.,ecc., poiche i primi ,a lederci sono proprio chi dovrebbe “TUTELARCI” e difendere. Con l’augurio che siano presi seri e logici provvedimenti per una sana riforma della giustizia.poiche e “INDESCRIVIBILE” cosa si prova essere istigata a morire di fame perche “onesti” poiche’ pare,ribadisco “pare” che e’ tutto al completo rovescio. Per cortesia non giudicatemi male poiche la mia storia e’ piu’ unica che rara di cui non auguro a nessuno. Allo staff auguro Buon Anno. Cecilia Loliva Pinto studente detective

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