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Risparmi e rendite in banca: dal 1° luglio scatta un’aliquota più alta

19 Giugno 2014
Risparmi e rendite in banca: dal 1° luglio scatta un’aliquota più alta

I fondi pensione pagano l’11,5% (0,50 in più); Titoli pubblici sempre al 12,5%.

Scatta da martedì 1° luglio l’aumento dal 20% al 26% dell’aliquota sui proventi di natura finanziaria. Il decreto legge 66 del 2014 (decreto Irpef) che lo prevede ha, infatti, concluso ieri l’iter di conversione in legge.

Le novità impatteranno, di fatto, solo sui soggetti che non detengono le attività finanziarie nell’esercizio d’impresa: privati persone fisiche, enti non commerciali per gli investimenti fatti nella loro attività istituzionale, società semplici e soggetti non residenti senza stabile organizzazione in Italia.

Gli strumenti finanziari che non subiscono l’aumento sono:

i titoli pubblici italiani, quelli equiparati emessi da organismi sovranazionali [1] e quelli emessi da Stati esteri white list (cioè inclusi nella lista di cui al Dm 4 settembre 1996) i quali mantengono l’aliquota del 12,5% sia sui redditi diversi sia sugli interessi: tra questi ultimi ci sono i buoni fruttiferi postali emessi dalla Cassa Depositi e Prestiti Spa; inoltre gli interessi sui buoni postali fruttiferi emessi fino al 20 settembre 1986 sono esenti mentre quelli sui buoni emessi dal 21 settembre 1986 al 31 agosto 1987 sono assoggettati alla ritenuta fiscale del 6,25 per cento;

– gli “scarti prezzi” positivi di pronti contro termine sui titoli pubblici e assimilati di cui sopra;

– gli interessi dei titoli di risparmio dell’economia meridionali, soggetti all’imposta del 5%; mentre le plusvalenze e minusvalenze saranno assoggettate all’imposta del 26 per cento;

– gli utili distribuiti a società residenti in Stati Ue o See white list (salva l’esenzione per quelli distribuiti a «madri comunitarie»), che continuano a essere soggetti alla ritenuta dell’1,375% di cui all’articolo 27, comma 3 ter del Dpr 600/73;

– gli interessi corrisposti a veicoli non residenti per l’emissione di obbligazioni sui mercati internazionali (articolo 26-quater, comma 8 bis, Dpr 600/73), che continuano a essere soggetti alla ritenuta del 5 per cento;

– il risultato di gestione dei fondi di previdenza complementare italiani che resta assoggettato all’imposta sostitutiva dell’11%, elevata all’11,5% per il 2014;

– gli utili corrisposti a fondi pensione europei e di Stati See white list che restano soggetti a una ritenuta agevolata dell’11%; letteralmente non si applica l’aumento all’11,5% per il 2014 previsto per i fondi nazionali.

Passa dal 20% al 12,5% la tassazione dei proventi e delle plusvalenze sui titoli degli enti territoriali di Stati esteri white list.

Continuano inoltre essere esenti da ritenuta imposta sostitutiva:

– gli interessi corrisposti – all’interno dei gruppi societari – a società residenti nella Ue, nel rispetto degli altri requisiti di cui all’articolo 26 quater del Dpr 600/73;

– gli utili corrisposti alle società madri o figlie comunitarie di cui all’articolo 27-bis del Dpr 600/73;

– i redditi di natura finanziaria percepiti da non residenti privi dei requisiti di territorialità di cui all’articolo 23, comma 1, lettera f) del Testo unico o non tassabili per effetto dell’articolo 26 bis del Dpr 600/73 o 5, comma 5 del Dlgs 461 del 1997.

Con riferimento alle minusvalenze realizzate in periodi di imposta precedenti, sono portati in deduzione dalle plusvalenze e dagli altri redditi diversi “non qualificati” realizzati successivamente alla data del 30 giugno 2014, con le seguenti modalità:

a) per una quota pari al 48,08%, se sono realizzati fino alla data del 31 dicembre 2011;

b) per una quota pari al 76,92%, se sono realizzati dal 1° gennaio 2012 al 30 giugno 2014.

Dai risultati di gestione maturati a decorrere dal 1° luglio 2014 sono portati in deduzione i risultati negativi di gestione: rilevati alla data del 31 dicembre 2011 e non compensati alla data del 30 giugno 2014, nella misura del 48,08% (12,5/26%); rilevati nel periodo compreso fra il 1° gennaio 2012 e il 30 giugno 2014, nella misura del 76,92% (20/26%).


Con le nuove regole, i dividendi sulle partecipazioni non qualificate sono tassati quattro volte in più degli interessi sui titoli di Stato, tenendo conto del fatto che non sono deducibili dal reddito della società.

L’aumento della tassazione finisce, inoltre, per creare un fenomeno di doppia imposizione economica.

La tassazione delle attività finanziarie, infine, viene aggravata dall’imposta di bollo del 2 per mille sul patrimonio.

note

[1] Si veda la circolare n. 11/E del 2012 Ag. Entrate.


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