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Infortunio in itinere: se il lavoratore corre rischi inutili no risarcimento

19 Giugno 2014
Infortunio in itinere: se il lavoratore corre rischi inutili no risarcimento

Guida sull’infortunio nel tragitto casa-lavoro: quando non opera l’assicurazione e quando invece scatta il risarcimento; il concetto di rischio elettivo.

Se ti sei fatto male nel tragitto per andare da casa al lavoro o viceversa, molto probabilmente hai subìto ciò che la giurisprudenza definisce “infortunio in itinere” il cui danno ti deve essere risarcito dal datore. Tuttavia, perché ciò avvenga, devono ricorrere determinate condizioni che una recente sentenza della Cassazione [1] ha così sintetizzato.

Cos’è l’infortunio in intinere

Si definisce “in itinere” l’infortunio subìto dal lavoratore durante il normale percorso:

1. di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro;

 

2. che collega due luoghi di lavoro, se il soggetto ha più lavori;

3. di andata e ritorno dal luogo di lavoro a quello di consumazione abituale dei pasti, qualora non sia presente un servizio mensa aziendale.

L’eventuale danno patito dal dipendente viene, in tali casi, coperto dall’assicurazione dell’Inail.

Per costante giurisprudenza, infatti, il lavoratore ha diritto all’indennizzo non solo quando l’infortunio avvenga nell’ambiente di esecuzione del lavoro, ma anche quando l’incidente, pur non verificandosi in tale ambiente, costituisce uno specifico rischio del lavoro da cui il prestatore d’opera debba essere protetto [2]. Insomma ci deve essere una connessione, sia pure indiretta, tra il lavoro svolto e il rischio al quale il lavoratore è esposto durante il percorso per recarsi al luogo di lavoro o per tornarne [3].

Quando non è risarcibile l’infortunio in itinere

L’infortunio “in itinere” non viene risarcito nell’ipotesi del cosiddetto “rischio elettivo” cioè quando il danno sia stato determinato da comportamenti imprevedibili e abnormi del lavoratore. In pratica, nell’ipotesi in cui sia stato quest’ultimo a voler correre rischi estranei alla necessità di raggiungere il posto di lavoro, nessun indennizzo gli è dovuto [4].

In questo senso la semplice violazione di una norma (per esempio, il non essersi fermato a uno stop) o l’aver violato una regola di comune prudenza (per esempio, l’aver attraversato la strada velocemente, senza guardare a destra e a sinistra) non rientrano nel concetto di “rischio elettivo” e, pertanto, l’infortunio “in itinere” scatta ugualmente.

Solo le scelte arbitrarie del lavoratore, il quale crei ed affronti volutamente, in base a ragioni o ad impulsi personali, una situazione diversa da quella inerente alla attività lavorativa, escludono l’infortunio “in itinere” [5].

Interruzioni e deviazioni dal tragitto

Così, le eventuali interruzioni o deviazioni del tutto indipendenti dal lavoro o, comunque, non necessitate escludono che si possa avere la garanzia assicurativa. Al contrario si considerano necessarie quando sono dovute a cause di forza maggiore, ad esigenze essenziali ed improrogabili o all’adempimento di obblighi penali.

L’assicurazione opera anche nel caso di utilizzo del mezzo di trasporto privato, purché necessario in quanto manchino mezzi pubblici [6] o, qualora vi siano, non consentano la puntuale presenza sul luogo di lavoro o siano eccessivamente disagevoli o gravosi in relazione alle esigenze di vita familiare del lavoratore [7].

Qualche esempio

Il risarcimento spetta:

1. se il lavoratore fa un incidente perché non si è fermato a uno stop [8];

 

2. se il lavoratore fa rientro a sera inoltrata e col buio, ma perché si è trattenuto per ragioni comunque connesse all’attività lavorativa; al contrario, se è rimasto a parlare e scherzare coi colleghi il risarcimento non è dovuto [9];

3. se il lavoratore si è infortunato  nel tratto di percorso a piedi tra il posto di lavoro e il luogo in cui ha parcheggiato la propria auto utilizzata per recarsi al lavoro o durante il viaggio verso il posto di lavoro con mezzo proprio in quanto necessitato da esigenze lavorative [10].

Il risarcimento non spetta:

1. per l’infortunio capitato a un lavoratore che, disponendo di una pausa pranzo di due ore, invece di utilizzare i mezzi pubblici con i quali avrebbe impiegato 30 minuti per andare e tornare da casa, abbia fatto ricorso al proprio ciclomotore [11];

2. per l’infortunio capitato a un lavoratore che, nel recarsi con la propria auto dall’abitazione alla stazione ferroviaria per prendere il treno con destinazione la sede di lavoro, abbia scelto ingiustificatamente il percorso più lungo tra quelli possibili [12].


note

[1] Cass. sent. n. 13733/14 del 17.06.2014.

[2] Cass. S.U. sent. n. 1976/1972.

[3] Cass., sent. n. 2050/1985 e sent. n. 6563/1985.

[4] Cass., sent. n. 19496/2009.

[5] Cass., sent. n. 2642/2012.

[6] Cass. sent. n. 995/07; Cass. sent. n. 12891/00;

[7] Cass. sent. n. 10750/01.

[8] Cass. sent. n. 15312/01.

[9] Cass. sent. n. 10468/02.

[10] Cass. sent. n. 9982/06 e n. 1695/07.

[11] Cass. sent. n. 17544/04.

[12] Cass. sent. n. 1320/2002.

Autore immagine: 123rf com


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