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Cartella Equitalia nulla per l’impresa ammessa al concordato preventivo

26 Maggio 2015
Cartella Equitalia nulla per l’impresa ammessa al concordato preventivo

Con la cartella il concessionario realizza l’azione esecutiva che è invece incompatibile con la procedura concordataria.

 

Per l’azienda che sia stata ammessa al concordato preventivo si aprono le porte della liberazione dalle cartelle di Equitalia: infatti, posto da un lato il divieto di azioni esecutive durante la suddetta procedura prevista dalla legge fallimentare [1] e, dall’altro, la natura esecutiva della cartella medesima, quest’ultima va annullata. Lo ha chiarito la CTP di Bari in una recente sentenza [2].

 

La lettura della massima della sentenza, di per sé molto chiara, agevola la spiegazione del principio: l’emissione della cartella di pagamento costituisce esercizio dell’azione esecutiva in quanto l’Agente per la riscossione, attraverso di essa, realizza la propria pretesa. Ne consegue che, stante il divieto esplicito previsto dalla legge [1] di iniziare azioni esecutive nei confronti dell’imprenditore ammesso al concordato preventivo è illegittima – e pertanto da annullare – la cartella notificata a soggetti ammessi a tale procedura.

Se, del resto, così non fosse, l’esecuzione forzata di Equitalia andrebbe a violare la par condicio creditorum, ossia l’obbligo di ripartire, per quote uguali, l’attivo dell’azienda.

A poter impugnare la cartella è la stessa azienda, in quanto, con l’ammissione al concordato, non si perde la legittimazione attiva: l’imprenditore – in altre parole – resta al suo posto e non viene sostituito (così come invece avviene nel fallimento) da un curatore che assume la gestione (ai fini della liquidazione) dell’impresa.

L’illegittimità della cartella ha, come diretta conseguenza, il suo annullamento.


note

[1] Art. 168 l.f.

[2] CTP Bari, sent. n. 1613 del 14.05.2015.

Autore immagine: 123rf com


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