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Decreto ingiuntivo: ricevuta bonifico come prova scritta

23 Dicembre 2021 | Autore:
Decreto ingiuntivo: ricevuta bonifico come prova scritta

Contabile di bonifico bancario o postale: può essere fatta valere dal creditore per ottenere l’emissione di un decreto d’ingiunzione?

Il decreto ingiuntivo è sicuramente uno degli strumenti più efficaci per recuperare il proprio credito. Grazie a questo particolare provvedimento, è possibile intimare il pagamento al debitore e, se questi non adempie o non si oppone, si può procedere direttamente con l’esecuzione forzata. Per poter ottenere un decreto ingiuntivo, però, occorre che il proprio credito sia facilmente dimostrabile. Con questo articolo vedremo se la ricevuta del bonifico è idonea prova scritta per il decreto ingiuntivo.

Come diremo nel prosieguo, il giudice può emettere un decreto d’ingiunzione solamente se il creditore fornisce prova scritta del proprio diritto; in caso contrario, chi intende farsi pagare dovrà rivolgersi sì all’autorità giudiziaria, ma con strumenti diversi dal decreto ingiuntivo. Spesso, accade che il creditore, per far valere il proprio diritto, si avvalga della contabile del bonifico rilasciata dalla banca o dalle poste. In casi del genere, la ricevuta del bonifico è prova scritta per ottenere il decreto ingiuntivo? Vediamo.

Decreto ingiuntivo: cos’è e a cosa serve?

Il decreto ingiuntivo è un provvedimento emanato dal giudice su richiesta del creditore, col quale si ingiunge a una persona di pagare entro quaranta giorni il proprio debito.

Il decreto ingiuntivo serve dunque a recuperare il credito vantato nei confronti di un soggetto indebitato.

Decreto ingiuntivo: quando si può chiedere?

Per legge, il decreto ingiuntivo può essere emanato solo se si fornisce prova scritta di un credito liquido ed esigibile. Cosa significa?

Vuol dire che il giudice può emettere un decreto d’ingiunzione solo se il creditore gli fornisce un documento (contratto, fattura, dichiarazione di riconoscimento del debito, ecc.) dal quale risulta un credito già determinato nel suo ammontare (liquido) e immediatamente riscuotibile (esigibile), in quanto non sottoposto a condizione.

Ad esempio, chi deve ricevere la restituzione di un prestito di 5mila euro risultante da una scrittura privata potrà sicuramente chiedere l’emissione di un decreto ingiuntivo. Al contrario, chi vanta un diritto al risarcimento del danno a seguito di uno scontro tra autovetture non potrà avvalersi di tale strumento, visto che il suo credito non è certo nell’ammontare ma dovrà essere ben quantificato, ad esempio da un perito.

Ricevuta o contabile bonifico: cos’è?

La contabile (o ricevuta) è il documento rilasciato dalla banca per attestare l’avvenuta disposizione di un bonifico. Invece, la quietanza di pagamento è la dichiarazione scritta rilasciata da colui che conferma l’effettiva ricezione del pagamento di un certo importo.

Insomma, l’attestazione bancaria non equivale a ricevuta (quietanza) del pagamento, ma rappresenta sicuramente un ottimo elemento di prova del pagamento stesso. Vediamo dunque se può essere utilizzata dal creditore per ottenere l’emissione di un decreto ingiuntivo.

Ricevuta bonifico: si può chiedere il decreto ingiuntivo?

Abbiamo detto che il giudice può emettere un decreto ingiuntivo soltanto se il creditore fornisce prova scritta del proprio diritto. La ricevuta del bonifico bancario o postale può essere considerata una prova scritta?

Secondo la Corte di Cassazione [1], ai fini dell’emanazione del decreto ingiuntivo, per prova scritta deve intendersi qualsiasi documento che, sebbene privo di efficacia probatoria assoluta, risulti attendibile in ordine all’esistenza del diritto di credito azionato.

Se non ci sono dubbi sul documento proveniente direttamente dal debitore (si pensi alla scrittura privata con cui riconosce il proprio debito), si ritiene che sia sufficiente a giustificare l’emissione di un decreto ingiuntivo anche un documento come la fattura, emessa unilateralmente dal creditore stesso.

In pratica, anche documenti “deboli”, se sono idonei a far desumere l’esistenza del credito, possono valere come prova per il decreto ingiuntivo, fermo restando che, nell’eventuale giudizio di opposizione, il creditore dovrà fornire elementi probatori più forti e convincenti per vincere la causa.

Mettiamo il caso che il creditore abbia fatto numerosi prestiti al debitore mediante bonifici bancari e ora voglia la restituzione di quanto dato. La ricevuta del bonifico vale come prova scritta per il decreto ingiuntivo? In linea di massima, no. Ciò perché la contabile del bonifico non attesta che il denaro è stato effettivamente ricevuto, ma solamente che è stato ordinato alla propria banca di effettuare un pagamento alle coordinate Iban di un altro soggetto.

Peraltro, va ricordato che il bonifico, di norma, è un pagamento effettuato per estinguere un preesistente debito. Di conseguenza, qualora ci si volesse avvalere della contabile per ottenere un decreto ingiuntivo, bisognerebbe anche provare che il trasferimento di denaro è avvenuto a titolo di prestito e non per estinguere un’obbligazione.

La ricevuta del bonifico, dunque, è documento troppo debole per poter giustificare l’emissione di un decreto ingiuntivo. E così, colui che vorrà ottenere la restituzione di un prestito effettuato mediante bonifico dovrà avvalersi dell’atto di citazione ordinario, oppure farsi rilasciare dal debitore un documento in cui attesta di aver ricevuto quelle somme a titolo di prestito.

Decreto ingiuntivo: come riscuotere il credito?

Una volta ottenuto il decreto ingiuntivo da parte del giudice, il creditore ha sessanta giorni di tempo per notificarlo al debitore. Quest’ultimo, a propria volta, ha quaranta giorni dal momento in cui ha ricevuto il provvedimento per pagare oppure presentare opposizione.

Con l’opposizione, il debitore contesta il diritto del creditore, dando vita a un procedimento ordinario in piena regola. In pratica, l’opposizione vanifica la funzione principale del decreto ingiuntivo, che è quello di fornire al creditore uno strumento pratico e veloce per soddisfare le proprie ragioni.

Se, però, l’opposizione del debitore ha solamente un evidente intento dilatorio (cioè, di guadagnare tempo), il creditore potrà chiedere alla prima udienza la provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo: così facendo, potrà sin da subito procedere con l’esecuzione coattiva, anche se è in corso il processo di cognizione.

Nel caso in cui il debitore non faccia opposizione, il decreto ingiuntivo diventa titolo esecutivo che potrà essere utilizzato dal creditore per procedere con l’esecuzione forzata sui beni dell’obbligato.

Decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo: cos’è?

Per legge [2], se il credito è fondato su cambiale, assegno bancario, assegno circolare o su qualsiasi documento sottoscritto dal debitore, il giudice può disporre sin da subito la provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo.

Così facendo, al debitore verrà intimato di pagare immediatamente, sin dalla notifica del decreto d’ingiunzione, anziché concedere i quaranta giorni visti nel paragrafo precedente, i quali serviranno solamente per proporre opposizione.


note

[1] Cass., sent. n. 12388/2000.

[2] Art. 642 cod. proc. civ.


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