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Quando si può denunciare l’omofobia?

22 Dicembre 2021 | Autore: Francesco Camplani
Quando si può denunciare l’omofobia?

La società e la legge sono diventate sempre più sensibili alla tutela degli omosessuali dalle condotte che li discriminano. Esistono dei casi in cui esse sono punite anche penalmente.

Quando si può denunciare l’omofobia? Potresti esserti posto questa domanda perché sei stato vittima di discriminazioni, ingiurie o violenze in quanto omosessuale oppure potrebbe essere successo ad un tuo amico. Il legislatore si sta occupando della questione con un disegno di legge, il DDL Zan (dal cognome del suo proponente) [1], il quale tuttavia ha suscitato parecchie perplessità e non si sa ancora se verrà approvato.

Questo non significa che non esistano già possibilità di punire gli atti di omofobia. Come si possono denunciare? Esistono l’ingiuria, la diffamazione e la circostanza dei motivi futili o abietti. Cosa sono e come si possono applicare? Infine, cosa succede se entra in vigore il DDL Zan?

Ingiuria: da reato a illecito civile

Fino ad alcuni anni fa, gli insulti rivolti da una persona ad un’altra direttamente, in privato, potevano essere denunciati come ingiuria. Tale reato puniva «chiunque offende l’onore o il decoro di una persona presente» con la reclusione in carcere fino a sei mesi e con 516 euro di multa, un milione delle vecchie lire [2]. Tale reato era concepito per difendere l’onore della vittima, inteso come dignità umana e non più come reputazione, “buona fama”, come avveniva in passato.

Fra i termini ritenuti in grado di integrare il reato di ingiuria, i giudici hanno preso in considerazione anche “fr…” e tutti i termini che insultano gli omosessuali [3], o li ricollegano a forme di perversione.

Il legislatore ha recentemente deciso di depenalizzare l’ingiuria. Essa rimane un fatto illecito e punito, ma viene considerato “illecito civile punitivo”. Chi viene insultato potrà chiedere un risarcimento in un giudizio civile, in più facendo condannare chi lo ha insultato ad una sanzione da cento ad ottomila euro [4].

Diffamazione

Tuttora reato è invece la diffamazione [5]. In questo caso, l’insulto è rivolto alla persona assente, mentre i destinatari del messaggio diffamatorio sono persone diverse dalla vittima (per ulteriori informazioni leggi l’articolo Il reato di diffamazione).

Immagina quindi una situazione come questa: Tizio dice o scrive a Sempronio, Mevio e Filano che Caio – assente dalla conversazione – “è un fr…”, o altre espressioni paragonabili. Magari, l’insulto omofobo viene diffuso sui social network o per mezzo della stampa, dove tantissime persone lo possono leggere e il diretto interessato non può rispondere. In casi come questo, l’atto di Tizio è stato riconosciuto dai giudici come diffamazione, per la sua capacità di ledere l’onore della vittima [6].

In situazioni come queste, ormai molto frequenti, chi rivolge insulti omofobi potrà essere querelato dalla vittima [7]. La querela è un atto con il quale non solo si denuncia un reato, ma si richiede anche la punizione dello stesso (leggi Denuncia e querela: differenze).

L’omofobia come aggravante di altri reati

Esistono altri modi per far punire chi commette atti omofobi, quindi motivati dall’odio verso gli omosessuali? Non esistono altri reati applicabili così specificamente.

Esiste, invece, una circostanza aggravante applicabile. Essa è quella dei motivi futili o abietti [8].

Cos’è una circostanza aggravante? È un elemento non necessario all’integrazione di un fatto di reato, ma che contribuisce a renderlo più grave e, di conseguenza, a farlo punire con pene più aspre.

La circostanza aggravante dei motivi futili o abietti sta ad indicare che il fatto di reato è motivato, rispettivamente, o da cause di minima importanza rispetto al fatto commesso dal colpevole o da ragioni particolarmente spregevoli ed ignobili, che vanno al di là del reato commesso.

Ti propongo due esempi che riguardano l’omofobia. La circostanza aggravante dei motivi futili si può applicare a chi ferisce gravemente due omosessuali che si baciano per strada “perché non hanno pudore”. I motivi abietti ricorrono, per esempio, quando il soggetto attivo ferisce due omosessuali, qualsiasi cosa facciano, “perché odia i fr…” [9]. Non sempre sarà così facile distinguere i due tipi di motivi: per questo sono previsti insieme nella stessa disposizione, nel contesto della stessa circostanza aggravante.

I motivi futili o abietti sono una circostanza aggravante di tipo:

  • comune, in quanto applicabile a tutti i reati previsti dal codice;
  • oggettiva, in quanto la sua applicazione dipende dall’osservazione delle modalità dell’azione incriminata e non qualità particolari del soggetto che la commette [10];
  • intrinseca, in quanto riguardante la condotta illecita – è la sua motivazione – e non altri elementi come, per esempio, le particolarità della vittima;
  • ad effetto comune, in quanto si applica – in assenza di ulteriori indicazioni – un aumento di pena nella misura di un terzo [11].

La circostanza aggravante dei motivi futili o abietti, agevolmente applicabile ai casi di omofobia, potrà quindi essere combinata con qualsiasi fattispecie di reato, facendo inasprire la pena base comminata al reato commesso di un terzo.

Se tu stesso o un tuo conoscente doveste essere vittime di un reato evidentemente ricollegabile all’odio e alla discriminazione verso gli omosessuali – si tratti tanto di un omicidio o di lesioni personali, quanto di una rapina o di qualsiasi altro fatto possa essere motivato da simili ragioni – dovrete quindi specificare nella querela, nella denuncia o negli atti di parte civile che ricorre l’aggravante che abbiamo esaminato.

Disegno di legge Zan: cosa potrebbe cambiare?

Il disegno di legge di cui abbiamo parlato all’inizio renderebbe applicabili una fattispecie di reato e una circostanza aggravante che prevedono specificamente la discriminazione come elemento del fatto. Si tratta della fattispecie di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa [12]. Essa verrebbe aggiornata con l’inserimento degli atti discriminatori che abbiano come bersaglio il sesso, il genere, l’orientamento sessuale, l’identità di genere e la disabilità [13], che quindi verrebbero inseriti fra le motivazioni rilevanti ad integrare il reato.

Lo stesso aggiornamento riguarderebbe la circostanza aggravante, applicabile a tutti i reati puniti con pena diversa dall’ergastolo, ma che potrebbero essere commessi per i medesimi motivi discriminatori [14].

Ad essere punite sarebbero tanto la propaganda di idee omofobe, quanto l’istigazione a delinquere motivata da omofobia, quanto infine la costituzione di associazioni, organizzazioni, movimenti o gruppi con scopi del genere. Per proporti alcuni esempi: la prima condotta sarebbe integrata da chi proclama in pubblico che «gli omosessuali/i transgender sono pervertiti» o li paragona ai pedofili; alla seconda sarebbe riconducibile il fatto di chi invita a rapinare o a cagionare lesioni a persone omosessuali o transgender. La terza condotta sarebbe da individuarsi nel comportamento di chi costituisce, per esempio, un’associazione di datori di lavoro che rifiutano di assumere omosessuali.

La circostanza aggravante prenderebbe il posto, in sostanza, di quella dei motivi futili o abietti.

Il progetto di legge presenta tanti problemi legati all’introduzione di concetti e termini il cui significato è ben poco chiaro persino ai giuristi, oltre che da un rischio che vengano incriminate le opinioni. Questo, anche se sulla carta una norma del Ddl sembra voler tutelare la libertà di pensiero e di parola [15]. Non è detto, infine, che venga approvato.

Questo, tuttavia, non ti impedirà di denunciare chi rivolga a te o a persone a te care insulti omofobi o commetta reati motivati da omofobia, come già oggi è possibile. L’augurio è che non ve ne sia mai bisogno.



Di Francesco Camplani

note

[1] Disegno di legge S. 2005, noto come DDL Zan.

[2] Art. 594 cod. pen. vigente fino al 6.02.2016.

[3] Cass. I sez. pen. sent. n. 3977 del 29.01.2014.

[4] Artt. 1 e 4 D. Lgs. n. 7 del 15.01.2016.

[5] Art. 595 cod. pen.

[6] Cass. sez. V pen. n. 19359 del 25.05.2021.

[7] Art. 597 co. 1 cod. pen.

[8] Art. 61 co. 1 n. 1 cod. pen.

[9] Cass. sez. I pen. n. 16438 del 28.04.2010.

[10] Art. 70 co. 1. n. 1, cod. pen.

[11] Art. 64 co. 1, cod. pen.

[12] Art. 604-bis cod. pen.

[13] Artt. 1 e 2 DDl Zan.

[14] Art. 3 DDl Zan.

[15] Art. 4 DDl Zan.


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