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Manipolazioni di mercato: le sanzioni

22 Dicembre 2021 | Autore: Francesco Camplani
Manipolazioni di mercato: le sanzioni

Le manipolazioni di mercato possono arricchire pochi operatori finanziari abili e senza scrupoli a danno di molti. Per questo il legislatore le punisce, sia con la sanzione amministrativa che – nei casi più gravi – con il carcere.

Al telegiornale e sui quotidiani, ti sarà capitato di sentir parlare di finanzieri incorsi in sanzioni per manipolazioni di mercato, queste ultime definite anche come “aggiotaggio”. Tuttavia, raramente, queste stesse fonti di informazione ti avranno spiegato cosa significa, in concreto, questa espressione; né perché sia utile, talora necessario, punire questi comportamenti.

Conosci “The Wolf of Wall Street” di Martin Scorsese? Questo celebre film racconta come l’avidità di alcuni finanzieri particolarmente abili li porti a ricorrere a strani trucchi per alzare il prezzo di alcune azioni in modo “innaturale”. Nella scena in cui Belfort-Di Caprio lancia le azioni di Steve Madden, infatti, il protagonista spiega allo spettatore che basava la sua tattica sul proporre domande e offerte false. Dopodiché, interrompe il discorso chiedendo «Non mi state seguendo, vero?». Proprio questo è l’effetto che il finanziere senza scrupoli voleva ottenere: arricchirsi moltissimo disorientando gli investitori, piccoli e grandi – oltre allo spettatore.

Cerchiamo di capire cosa succede in queste situazioni: cosa sono le manipolazioni di mercato? Come sono punite e perché? Subito prima, può essere utile spiegarti in modo molto semplice cos’è il mercato e cosa sono i titoli.

Cos’è il mercato finanziario?

Il mercato finanziario è un’entità molto complessa, delicata ed importante per l’economia delle società evolute. Esso è il luogo nel quale si contrattano gli scambi di “valori mobiliari” o titoli: azioni, obbligazioni e di altri strumenti finanziari che consentano lo scambio delle stesse azioni e obbligazioni [1].

Le azioni sono quote di Spa. Esse danno diritto a partecipare alle votazioni della società, nonché ad ottenere gli utili, vale a dire i profitti. Il potere di voto e gli utili sono proporzionati al numero di azioni che il singolo azionista possiede. Si tratta di quote solitamente molto piccole, che si comprano a “pacchetti”. Molte delle imprese più grandi che conosci hanno la forma di società per azioni: per esempio, la Fiat.

Le obbligazioni sono invece “titoli di debito“. Le società, per le loro attività imprenditoriali, possono avere bisogno di farsi prestare somme di denaro: le obbligazioni documentano il prestito, che sarà trattenuto per un certo periodo. Alla scadenza di quest’ultimo, si avrà diritto ad un interesse. Le Poste Italiane, per esempio, emettono obbligazioni.

A cosa serve scambiare i titoli?

L’obiettivo di chi “gioca” sul mercato è di guadagnare denaro rivendendo, ad un prezzo più alto, titoli comprati in precedenza. In alcuni casi, potrebbe rendersi necessario rivendere i propri titoli ad un prezzo più basso, sperando di contenere le perdite.

Il prezzo dei titoli è il risultato di un incontro fra domanda e offerta, come per molti altri prodotti. In concreto: un titolo verrà acquistato se qualche compratore sarà interessato ad averlo a quel prezzo; se non vi fosse nessun interessato, il venditore dovrebbe abbassare il prezzo; se ve ne fossero molti, potrebbe alzarlo.

Per avere successo sul mercato e avere una migliore capacità di contrattazione, è molto importante disporre di informazioni corrette ed aggiornate. Esse consentono di prevedere, almeno in parte, se il prezzo dei titoli che oggi si acquistano salirà o scenderà. Sapere se una società che emette titoli è in buona salute, oppure all’opposto sta per fallire, ha un grande impatto sulle scelte degli investitori, quindi sul prezzo.

È importante che nel mercato si giochi secondo regole leali. Per non lasciare tutto alla buona volontà dei singoli operatori o gruppi, il legislatore emana delle norme sulla negoziazione e sulle operazioni finanziarie.

Nel diritto italiano, abbiamo un atto legislativo che contiene tutte le regole essenziali: il Testo Unico per l’Intermediazione Finanziaria [2]. Anche l’Unione Europea ha emanato delle norme uguali per tutti gli Stati membri con un Regolamento [3].

Cosa sono le manipolazioni di mercato?

Il Regolamento europeo, cui le norme italiane rimandano, descrive una serie di condotte unite dal “filo rosso” della diffusione di informazioni false o fuorvianti [4] o dalla realizzazione di operazioni truffaldine che alterano il normale funzionamento concorrenziale delle negoziazioni dei titoli [5].

Il primo gruppo di condotte ti sarà agevole da comprendere. Propongo subito un esempio: se un operatore fa mettere in giro la notizia che una nota società stia fallendo, quando in realtà è in buona salute, il prezzo delle sue azioni ed obbligazioni potrebbe andare a picco.

Il secondo insieme di condotte serve ad evitare, innanzitutto, che i prezzi dei titoli si muovano in modo anomalo. Se succedesse, ci sarebbe il pericolo che molti investitori perdano grandi somme di denaro, o che si svaluti il capitale di alcune società. Fra le condotte vietate vi è, per esempio, la creazione di posizioni dominanti per alcuni soggetti: simili posizioni, infatti, permetterebbero a pochi operatori “potenti” di imporre il proprio gioco sull’acquisto o sulla vendita dei titoli, facendo venire meno la concorrenza. Un esempio è la “scalata” illegale di cui avrai sentito parlare su quotidiani e ai telegiornali: un operatore o un gruppo di operatori “alleati” riesce ad acquistare quasi tutte le azioni di una società particolarmente ambita – per esempio, una banca notoriamente molto solida – fisseranno prezzi molto alti per la rivendita.

Le condotte manipolatorie mirano all’arricchimento del soggetto che le commette. I guadagni, di solito, saranno tanto più alti quanto più grave sarà il danno per molti altri investitori.

L’illecito amministrativo di manipolazioni di mercato

I legislatori nazionali, in base ai Trattati, hanno il compito di rispondere con sanzioni al problema del possibile arricchimento degli operatori che manipolano il mercato. Quello italiano risponde prevedendo l’illecito amministrativo ed il reato di manipolazioni di mercato [6].

Le condotte manipolatorie, di solito, sono punite con sanzione amministrativa pecuniaria. Questo significa che non è previsto il carcere, bensì solo il pagamento di una somma di denaro, e la cosiddetta fedina penale non viene sporcata con la segnalazione di una condanna nel “casellario giudiziale”, come avviene – per esempio – anche con le sanzioni del Codice della strada.

Dal momento che il legislatore mira a colpire una condotta motivata per lo più da avidità di profitto, la sanzione è molto elevata: può infatti andare da un minimo di ventimila ad un massimo di cinque milioni di euro.

Il reato di manipolazioni di mercato

In presenza di condotte particolarmente gravi, cui potrebbero conseguire effetti descritti come “sensibile alterazione del prezzo di strumenti finanziari[7], il legislatore prevede una fattispecie di reato. In base al tipo di pene previste, si può comprendere che si tratta, peraltro, di un delitto: il colpevole, più tecnicamente soggetto attivo, è punito con la reclusione in carcere e con la multa [8].

Due condotte, in particolare, sono criminalizzate dal legislatore: la diffusione di notizie false e la posizione in essere di operazioni simulate, quindi in sostanza inesistenti.

La prima condotta richiama la definizione e l’esempio che hai già letto della notizia sul fallimento di una società in buona salute.

La seconda sta ad indicare, invece, il compimento apparente di operazioni in realtà mai compiute, che tuttavia incidono in modo evidente sull’andamento dei prezzi. Questo è il caso di “The Wolf of Wall Street”.

Una terza condotta viene descritta in modo residuale: il legislatore parla della realizzazione di artifizi idonei – i “magheggi” del linguaggio comune – a causare l’alterazione. Si tratta di una figura di pericolo concreto. La sensibile alterazione dei prezzi non deve necessariamente verificarsi: basta il pericolo che ciò sarebbe potuto molto probabilmente avvenire.

Le condotte devono essere commesse dolosamente. Il soggetto attivo deve quindi essere consapevole di aver diffuso notizie false, di aver simulato operazioni o di aver comunque causato il pericolo di sensibili alterazioni dei prezzi degli strumenti finanziari. La pena della reclusione in carcere può andare da uno a sei anni.

Per la pena pecuniaria, i limiti di base sono gli stessi dell’illecito amministrativo: da ventimila a cinque milioni di euro. Tuttavia, se il profitto risultasse particolarmente elevato – quindi, l’evento della sensibile alterazione si fosse verificato – il giudice può elevare la multa fino al triplo.

Se il fatto commesso altera il mercato in modo particolarmente grave, o il soggetto attivo presenta qualità personali che lo rendono particolarmente pericoloso (pensa sempre al nostro antieroe cinematografico e al suo stile di vita estremo), o sia motivato da intenti particolarmente disdicevoli (finanziare il terrorismo) o il guadagno ottenuto sia particolarmente cospicuo, la multa potrà essere elevata fino al decuplo dei guadagni ottenuti [9].

Prevenzione e punizione

Il quadro tracciato ti dovrebbe suggerire che il legislatore minaccia di impoverire chi manipola il mercato con l’intento di arricchirsi, persino di recluderlo in carcere nei casi più gravi, inserendolo così in programmi di rieducazione. In questo modo, spera di distogliere operatori particolarmente avidi dalla tentazione degli elevati guadagni derivanti dalle manipolazioni.



Di Francesco Camplani

note

[1] Art. 1 co. 1-bis D. Lgs. n. 58 del 24.02.1998.

[2] D. Lgs. n. 58 del 24.02.1998. Per il testo aggiornato in tempo reale, consulta il servizio www.normattiva.it. Una versione consolidata, con nota di tutte le modifiche, si trova anche sul sito del ministero dell’Economia e delle Finanze.

[3] Link alla versione in italiano.

[3] Artt. 12 e 15 Regolamento UE 596/2014.

[4] Art. 12 co. 1 Regolamento UE 596/2014.

[5] Art. 12 co. 2 Regolamento UE 596/2014.

[6] Tali illeciti sono previsti rispettivamente dagli articoli 185 e 187-ter del Testo Unico I. F.

[7] Art. 185 co. 1 D. Lgs. 58/1998.

[8] Art. 17 cod. pen.

[9] Art. 185 co. 3 D. Lgs. 58/1998.


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