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Recupero crediti: come difendersi?

22 Dicembre 2021
Recupero crediti: come difendersi?

L’attività di recupero delle somme di denaro non deve ledere la dignità e la privacy del debitore.

Da un po’ di tempo, ricevi delle telefonate insistenti a tutte le ore del giorno. Dall’altro capo del filo, c’è sempre la stessa operatrice, la quale sostiene che, a seguito di una verifica, risulti debitore di una consistente somma di denaro nei confronti di una compagnia telefonica. Per giunta, è arrivata più volte a minacciarti: o paghi o saranno guai. Pertanto, ti rivolgi subito al tuo avvocato di fiducia per cercare di risolvere la situazione nel più breve tempo possibile. In questo articolo faremo il punto della situazione sul recupero crediti: come difendersi?

Prima o poi, capita a tutti di imbattersi in qualche pretesa economica. A volte, sono delle società che operano in nome e per conto dei creditori. Si tratta di un’attività pienamente legittima, ma spesso e volentieri viene messa in atto senza avere alcun rispetto della persona del debitore.

Recupero crediti: cosa vuol dire?

Per capire come difendersi, dobbiamo innanzitutto avere ben chiaro in mente cos’è il recupero crediti. In pratica, si tratta di un’attività legittima finalizzata a riscuotere una somma di denaro dal debitore. Ti faccio un esempio per farti capire meglio cosa intendo.

Tizio chiede a Caio di realizzare dei lavori di ristrutturazione nel proprio appartamento. Una volta conclusa l’attività, Tizio non provvede al pagamento di quanto pattuito nel preventivo.

Nell’esempio riportato, Caio (in qualità di creditore) deve recuperare la somma di denaro per aver realizzato i lavori di ristrutturazione nell’appartamento di Tizio secondo le modalità che ti spiegherò a breve.

Tuttavia, prima di procedere bisogna accertarsi che il credito sia:

  • certo: in pratica, il creditore deve avere delle prove per dimostrare la pretesa economica, tipo una fattura, un contratto, ecc.;
  • esigibile: vuol dire che deve essere ormai scaduto il termine entro il quale il debitore doveva provvedere al pagamento;
  • liquido: l’ammontare del credito deve essere quantificabile.

Recupero crediti: quando si può agire?

Devi sapere che la legge prevede dei termini ben precisi entro i quali il creditore può agire per far valere la sua pretesa, altrimenti il diritto di credito si prescrive e il debitore non sarà tenuto a pagare alcunché.

Il termine di prescrizione, però, varia a seconda della tipologia del credito. Ad esempio, se la somma di denaro dovuta deriva da un contratto, il creditore ha ben 10 anni di tempo per richiedere il pagamento. Se, invece, si tratta di un compenso professionale si ha a disposizione un tempo più stringente pari a 3 anni. Per approfondire la questione ti consiglio la lettura dell’articolo “Prescrizione del credito: quali sono i termini”.

Recupero crediti: come fare?

Mettiamoci nei panni del creditore e vediamo in sintesi qual è l’iter per recuperare un credito.

Il primo step è sicuramente quello intimare al debitore, tramite una lettera possibilmente redatta dall’avvocato, di pagare la somma dovuta entro un breve termine (solitamente, 15 giorni). In buona sostanza, si invia una diffida, tramite raccomandata a/r oppure pec, allo scopo di interrompere la prescrizione (che abbiamo visto poc’anzi) e mettere in mora il debitore

Il secondo step scatta nel momento in cui, scaduto il termine concesso nella diffida, il debitore non abbia corrisposto la somma richiesta. A questo punto, non resta che depositare un ricorso (presso il giudice di pace o il tribunale a seconda dell’importo) per richiedere l’emissione di un decreto ingiuntivo. Successivamente, il debitore ha 40 giorni di tempo per pagare o presentare opposizione. In caso di inerzia, il decreto ingiuntivo diventa definitivo e il creditore può chiedere al giudice l’apposizione della formula esecutiva.

Il terzo step è quello di notificare al debitore l’atto di precetto, ossia un documento in cui, per l’ultima volta, gli viene intimato di pagare la somma dovuta entro il termine massimo di 10 giorni. In caso contrario si passa al quarto step, cioè alla fase esecutiva, che prevede il pignoramento dei beni.

Recupero crediti: perché difendersi?

Difendersi dal recupero crediti è utile, in particolare, quando la pratica è gestita da società specializzate che fungono da intermediarie, nel senso che agiscono in nome e per conto del creditore. Ti faccio un esempio.

Tizio ha deciso di cambiare gestore telefonico, quindi di passare da Alfa a Beta. Dopo circa due mesi, la compagnia Alfa invia a Tizio due bollette, ciascuna dell’importo di 120 euro. Tizio, ovviamente, non ha alcuna intenzione di pagare, visto che le bollette si riferiscono al periodo in cui era già passato ad altro gestore. La compagnia Alfa, però, non è dello stesso parere e affida il recupero del credito alla società Delta.

L’esempio riportato è un caso molto frequente. Tuttavia, il problema non è tanto affidare le pratiche di recupero crediti alle società, quanto le modalità utilizzate nei confronti dei debitori. Spesso, infatti, si mettono in atto dei comportamenti pressanti e scorretti tale da risultare lesivi della riservatezza e della dignità della persona.

Non è raro imbattersi in operatori che millantano titoli di studio o professionali (tipo il titolo di avvocato) o si qualificano come pubblici ufficiali. In realtà, dette società agiscono in nome e per conto di chi le ha delegate oppure perché hanno acquisito il credito.

Recupero crediti: come difendersi?

Preliminarmente, va detto che nell’ipotesi in cui una persona sia debitrice di una somma di denaro può fare principalmente tre cose:

  • pagare quanto dovuto;
  • contestare il credito se è privo dei requisiti che abbiamo visto poc’anzi;
  • far valere la prescrizione se ci sono i presupposti.

Ciò premesso, concentriamoci principalmente sul recupero crediti portato avanti dalle società, le quali cercano in tutti i modi di risolvere la questione in via stragiudiziale, cioè senza arrivare dal giudice.

Nel paragrafo precedente, abbiamo parlato di pratiche scorrette. Per quale motivo? Perché lo scopo è solamente quello di intimidire il debitore pur di farlo pagare e guadagnare una percentuale sulla somma recuperata. Ecco allora che inizia un vero e proprio bombardamento di telefonate, lettere e visite a domicilio.

Tuttavia, una persona, pur avendo un debito, ha comunque il diritto di difendersi. Pertanto, se si ricevono telefonate, anche aggressive, in cui si pretende il pagamento di denaro, la prima cosa da fare è sicuramente quella di chiedere il numero da cui proviene la chiamata (il quale deve essere sempre visibile) e il nome dell’operatore telefonico. In questo modo, sarà possibile rivolgersi alle autorità competenti in caso di condotte illecite, quali minacce, molestie, ecc.

Inoltre, l’operatore deve comunicare il nome della società presso la quale lavora, il motivo della chiamata, ecc. Non può raccontare di possedere titoli di studio o qualifiche inesistenti. Spesso, infatti, si presentano come avvocati, ma in realtà sono al massimo dei laureati in giurisprudenza non abilitati alla professione forense.

Se poi la società dovesse inviare gli operatori direttamente a casa del debitore, quest’ultimo ha il diritto di:

  • non aprire la porta in quanto si tratta di soggetti che non rivestono alcuna carica pubblica;
  • chiedere l’esibizione di un documento valido per identificare l’operatore che lavora per la società di recupero crediti e, in caso di rifiuto, chiedere di andarsene e rivolgersi alle forze dell’ordine;
  • domandare la modalità attraverso cui la società è venuta a conoscenza dell’indirizzo del debitore.

Inoltre, non è possibile lasciare un avviso affisso sulla porta di casa del debitore, altrimenti si viola legge sulla privacy.

Infine, se ci si trova in difficoltà, nel senso che l’attività pressante continua senza scrupoli, è sempre bene affidarsi ad un avvocato esperto in materia.



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