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Frazionamento del credito: cos’è?

24 Dicembre 2021 | Autore:
Frazionamento del credito: cos’è?

È legale la divisione di un credito unitario? Cos’è l’abuso del diritto? Qual è l’orientamento della Corte di Cassazione?

È possibile che una persona abbia più di un debito nei confronti dello stesso creditore. Si pensi ad esempio al conduttore che non solo non è in regola con i canoni di locazione, ma che deve al padrone di casa anche una somma di danaro a titolo di risarcimento per un danno che ha provocato. In un caso del genere, nulla impedisce al debitore di adempiere prima a un obbligo e poi a un altro. Diversa invece è la situazione del soggetto che, pur vantando un solo credito, decide di agire nei confronti del debitore con più azioni giudiziarie. Con questo articolo parleremo proprio di questa situazione: vedremo cioè cos’è il frazionamento del credito.

Sin da subito va detto che, secondo la giurisprudenza, il frazionamento del credito è una pratica quasi sempre illegittima, a meno che non sia adeguatamente motivata. Come diremo meglio nel prosieguo, l’inutile divisione del credito rappresenta un tipico esempio di abuso del proprio diritto, come tale vietato dalla legge. Ma cos’è il frazionamento del credito? Quando è ammissibile? Scopriamolo insieme.

Frazionamento del credito: cosa significa?

Il frazionamento del credito è quella pratica che consiste nel dividere un unico credito in tante diverse azioni giudiziarie nei confronti del debitore con conseguente svantaggio per quest’ultimo, il quale deve sopportare spese legali maggiori.

Detto in altre parole, con il frazionamento il creditore, a fronte di un unico rapporto obbligatorio, fa valere il proprio diritto di credito non già attraverso un’unica domanda in sede giurisdizionale, bensì mediante l’esperimento di una pluralità di iniziative volte alla soddisfazione della pretesa di cui è titolare. Facciamo un paio di esempi.

Francesco deve a Paolo 10mila euro a titolo di risarcimento dei danni. Paolo, anziché agire con un’unica azione giudiziaria (decreto ingiuntivo, atto di citazione, ecc.) per recuperare l’intero importo, decide di citare in tribunale Francesco una volta per 5mila euro e, successivamente, per i rimanenti 5mila euro.

Carlo viene investito da Davide mentre attraversa sulle strisce. A seguito del sinistro, matura un diritto al risarcimento dei danni, morali e materiali, pari a 20mila euro. Anziché agire con un un’unica azione giudiziaria, Carlo intenta un primo giudizio per ottenere solo il risarcimento dei danni materiali e, successivamente, un secondo giudizio per i danni morali.

Abuso del diritto: cos’è?

Per abuso del diritto si intende la violazione dei principi di correttezza e buona fede da parte del creditore, il quale strumentalizza la propria posizione per infliggere al debitore danni che si sarebbero potuti evitare se si fosse agito lealmente.

Classico esempio di abuso del diritto è proprio il frazionamento del credito, cioè il comportamento del creditore che, pur potendo chiedere l’adempimento dell’intera obbligazione, frazioni, senza alcuna ragione evidente, la richiesta di adempimento in una pluralità di giudizi davanti ai giudici competenti per le singole parti [1].

Questo tipo di condotta rappresenta un abuso da parte del creditore il quale, dividendo inutilmente il proprio credito, costringe il debitore a dover sostenere maggiori oneri (spese legali e di giudizio) a fronte di quelli che si sarebbero resi necessari concentrando la pretesa in un unico giudizio.

Frazionamento del credito: è legale?

Con un’importante pronuncia del 2007 [2], la Suprema Corte ha stabilito il divieto di frazionamento processuale del credito, affermando che «è contraria alla regola generale di correttezza e buona fede, in relazione al dovere inderogabile di solidarietà di cui all’art. 2 Cost., e si risolve in abuso del processo (ostativo all’esame della domanda), il frazionamento giudiziale (contestuale o sequenziale) di un credito unitario».

Dunque, costituisce un abuso del diritto suddividere il proprio credito in tante pretese diverse, al solo fine di infierire sul debitore. Si badi: il divieto di frazionamento si riferisce al credito unitario, cioè a quello che trae fonte da un unico evento (ad esempio, un sinistro stradale) o rapporto giuridico (ad esempio, l’inadempimento di un contratto).

L’orientamento sostenuto dalla Cassazione nel 2007 è stato parzialmente rivisto dieci anni dopo, soprattutto con riferimento alle ipotesi di crediti derivanti da un unico rapporto di durata, come ad esempio quello derivante da un contratto di lavoro, di somministrazione o di locazione.

Secondo le Sezioni unite del 2017 [3], «Le domande aventi ad oggetto diversi e distinti diritti di credito, anche se relativi ad un medesimo rapporto di durata tra le parti, possono essere proposte in separati processi. Se tuttavia i suddetti diritti di credito, oltre a far capo ad un medesimo rapporto di durata tra le stesse parti, sono anche […] inscrivibili nel medesimo ambito oggettivo di un possibile giudicato o comunque “fondati” sul medesimo fatto costitutivo – sì da non poter essere accertati separatamente se non a costo di una duplicazione di attività istruttoria e di una conseguente dispersione della conoscenza di una medesima vicenda sostanziale -, le relative domande possono essere proposte in separati giudizi solo se risulta in capo al creditore agente un interesse oggettivamente valutabile alla tutela processuale frazionata».

In pratica, secondo la Corte di Cassazione, a fronte di una pluralità di crediti scaturiti dal medesimo rapporto obbligatorio, il creditore può agire per ottenere la condanna del debitore al pagamento di ogni singolo diritto introducendo, per ciascun credito, un autonomo giudizio.

A tale principio può derogarsi, con conseguente divieto di frazionamento e obbligo del creditore di richiedere il pagamento in un unico giudizio, solo se:

  • i diversi crediti scaturiti da un unico rapporto obbligatorio siano inscrivibili nel medesimo ambito oggettivo, suscettivo di un possibile giudicato unitario, o comunque siano fondati sul medesimo fatto costitutivo;
  • non sia rinvenibile un interesse del creditore oggettivamente valutabile ad una tutela processuale frazionata.

Ad esempio, il mancato pagamento dei canoni di locazione dà luogo a tanti diritti di credito originati da un differente ed autonomo fatto costitutivo, ossia il mancato pagamento della specifica mensilità del canone. Questa situazione, non essendo suscettibile di essere ricompresa in un giudicato unitario, giustifica un frazionamento della pretesa creditoria.

Sussiste inoltre un interesse oggettivo del creditore a promuovere più cause diverse (con conseguente liceità del frazionamento del credito) quando, ad esempio, per certi crediti si può agire con procedimento monitorio (più celere ed economico) mentre per altri occorre procedere con giudizio di cognizione ordinario.


note

[1] Cass., sent. n. 11271 del 14 novembre 1997.

[2] Cass., sez. un., sent. n. 23726 del 15 novembre 2007.

[3] Cass., sez. un., sent. n. 4090 del 16 febbraio 2017.

Autore immagine: canva.com/


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