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Nuovo partner: dopo quanto tempo si può far conoscere ai figli?

25 Dicembre 2021 | Autore:
Nuovo partner: dopo quanto tempo si può far conoscere ai figli?

Separazione, affido della prole e nuova convivenza: si può impedire al nuovo compagno di vedere i figli nati dalla precedente unione?

Spesso, la fine di un matrimonio è causata dall’inizio di una nuova relazione. Al di là del classico tradimento, è possibile che ci si innamori di un’altra persona e che, in nome di questo nuovo amore, si decida di lasciare il coniuge. Tanto vale anche per chi convive e non è sposato. In casi del genere, si pone il problema dell’affidamento della prole. La nuova relazione, soprattutto se è stata la causa della fine della precedente, potrebbe infatti danneggiare i figli, soprattutto se la separazione è avvenuta in maniera traumatica. Dopo quanto tempo si può far conoscere ai figli il nuovo partner?

Sul punto la legge non dice nulla; tocca quindi ai giudici, di volta in volta, decidere cosa fare in caso di affido dei figli e di una nuova relazione sentimentale, soprattutto se quest’ultima si traduce in una convivenza con uno dei genitori della prole. Secondo la giurisprudenza, dopo quanto tempo si può far conoscere ai figli il nuovo partner? Scopriamolo insieme.

Separazione: il nuovo partner si può presentare ai figli?

Non c’è nessuna norma di legge che impedisca alla madre o al padre di presentare ai figli il nuovo partner. Ciò significa che nulla vieta al nuovo partner di trascorrere del tempo con i figli del suo compagno. La Corte di Cassazione [1] ha stabilito che non è giustificato il divieto per la nuova compagna di incontrare i figli della coppia quando sussiste una relazione stabile ed equilibrata.

Anche il tribunale di Milano [2] ha ribadito che, In assenza di pregiudizio per il minore e adottando le opportune cautele, il genitore separato ha diritto a coinvolgere il proprio figlio nella sua nuova relazione sentimentale.

Da tanto deriva che il divieto di frequentazione del nuovo convivente del genitore non collocatario rappresenta una lesione del diritto di visita di quest’ultimo, in quanto il nuovo partner non è un mero ospite che può essere allontanato dalla casa. L’effetto sarebbe porre il genitore di fronte ad una scelta che mette da una parte il nuovo partner e dall’altra la prole.

In sintesi, il graduale inserimento dei nuovi compagni nella vita dei figli di genitori separati corrisponde al loro benessere, laddove madre e padre abbiano cura di far comprendere alla prole che le nuove figure non sostituiscono quelle genitoriali.

Per ulteriori approfondimenti, leggi l’articolo Padre separato: può tenere il figlio se ha una nuova compagna?

Nuovo partner: si può chiedere al giudice di non fargli vedere i figli?

Quanto detto sinora, tuttavia, non esclude che uno dei coniugi possa avanzare comunque apposita richiesta al giudice, il quale potrà disporre una limitazione alla frequentazione dei nuovi compagni solo nel caso in cui, dopo un’attenta analisi della situazione (magari anche attraverso perizia), sia evidente che il nuovo compagno nuoce gravemente al benessere psico-fisico dei figli o lede la loro sensibilità.

Pertanto, impedire al nuovo partner di essere presente significa accertare che questi sia deleterio per la prole: ciò può accadere quando, ad esempio, i bambini vengono messi immediatamente a contatto con il/la compagno/a del genitore oppure quando si cerchi di oscurare o mettere in cattiva luce la figura dell’altro genitore.

Ad esempio, il tribunale di Milano [3] ha respinto la richiesta di un padre che, in sede di separazione, aveva chiesto al giudice, oltre all’addebito a carico della moglie, causa tradimento, il divieto di contatto tra i figli e il nuovo compagno della donna.

Il giudice ha rigettato la richiesta di divieto di contatti tra i figli e la nuova “figura familiare”, alla luce della forte stabilità della nuova relazione, della nascita di un altro bambino al quale i figli nati dal primo matrimonio erano molto legati e dei buoni e sereni rapporti che intercorrevano tra il nuovo compagno della donna ed i figli di lei che, con il tempo, avevano oramai metabolizzato la nuova presenza.

Deve essere quindi il giudice, di volta in volta, a stabilire se il nuovo partner possa avere un’influenza negativa sulla vita della prole.

Nuovo partner: quando si perde il diritto all’affidamento dei figli?

Esistono casi in cui i giudici hanno stabilito che la presenza del nuovo partner potesse essere nociva per la prole, con conseguente perdita dell’affidamento dei figli da parte del genitore.

Ad esempio, la Suprema Corte [4] ha stabilito che il genitore che impone il nuovo partner ai figli rischia di perdere l’affido a favore dell’altro coniuge. Nel caso di specie, i giudici decidevano di affidare la prole al padre per via della nuova convivenza della madre.

Da tanto deriva che il giudice non può mai ordinare l’allontanamento del nuovo partner; ciò che può fare per salvaguardare la prole è modificare le condizioni dell’affidamento, fino ad escludere del tutto il genitore che, avendo una nuova convivenza, rischia di arrecare danno alla prole.

Separazione consensuale: è legale il divieto di frequentazione col nuovo partner?

Alcune coppie, in sede di separazione o di divorzio consensuale, inseriscono una clausola nell’accordo raggiunto con cui si stabilisce che i figli non potranno frequentare i nuovi compagni dei genitori. Questa previsione è legittima? È legale il divieto di frequentazione col nuovo partner?

Come si evince da quanto detto in precedenza, una clausola che impedisce a uno o a entrambi i coniugi separati o divorziati di far conoscere ai figli il proprio nuovo partner non avrebbe fondamento legale.

Una condizione del genere è peraltro insuscettibile di essere applicata coattivamente, nel senso che non si può chiedere al giudice, in caso di sua violazione, che l’ufficiale giudiziario si presenti a casa del genitore per impedire la frequentazione della prole col nuovo partner.

La clausola con cui i genitori si mettono d’accordo per impedire la frequentazione dei figli con i nuovi compagni può costituire al più un motivo per ricorrere nuovamente al tribunale per rivedere le condizioni dell’affido della prole. Com’è noto, infatti, i provvedimenti del giudice in tale materia sono sempre suscettibili di essere modificati.

Pertanto, se il padre, violando l’accordo raggiunto in sede di separazione consensuale, presenta immediatamente la nuova compagna ai figli, la madre potrà al massimo ricorrere al giudice per chiedere la modifica delle condizioni dell’affido, ma non potrà mai usare la clausola per imporla coattivamente (cioè, con la forza) all’ex marito.

Il giudice, poi, potrà disporre il divieto di frequentazione solamente se la presenza del nuovo partner risulti effettivamente deleteria per la prole.

Nuovo partner: dopo quanto tempo si può presentare ai figli?

Dopo quanto tempo si può presentare il nuovo partner ai figli? La giurisprudenza non stabilisce alcun limite preciso: ciò che davvero importa è che la nuova relazione sia stabile e duratura e che non arrechi pregiudizio alla prole.

Ad esempio, se il nuovo compagno stabile della madre fa uso di sostanze stupefacenti, il padre potrà chiedere al giudice l’affido esclusivo dei figli perché la frequentazione con il nuovo partner della donna è deleteria per la prole.

Ciò che si deve valutare, dunque, sono non solo la durata e la stabilità della nuova relazione, ma anche l’impatto che questa può avere sulla serenità e l’educazione dei figli.


note

[1] Cass., sent. n. 283/2009.

[2] Trib. Milano, ord. 23 marzo 2013.

[3] Trib. Milano, sent. 18.01.2017.

[4] Cass., sent. n. 11448 del 10/05/2017.

Autore immagine: canva.com/


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