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Come difendersi da un’accusa di maltrattamenti

26 Dicembre 2021
Come difendersi da un’accusa di maltrattamenti

Che succede se si viene querelati per abusi contro un familiare?

Da quando hai perso il lavoro non fai altro che litigare con tua moglie. Ti fa arrabbiare al punto da non riuscire a controllarti. Quindi, più di una volta, le hai rivolto offese e insulti, anche in presenza dei vostri figli. Sai bene che il tuo comportamento è sbagliato e che, probabilmente, è dettato dalla frustrazione di non avere più un impiego. Lei, però, ti ha denunciato e adesso non sai che fare. In questo articolo ti spiego come difendersi da un’accusa di maltrattamenti in famiglia.

Devi sapere che gli abusi fisici e psicologici, anche se perpetrati tra le mura domestiche, integrano un reato punito dal Codice penale con la reclusione. Per questo motivo è necessario farsi assistere da un bravo avvocato che sappia consigliare la migliore strategia difensiva. Tieni presente, inoltre, che il delitto scatta anche nell’eventualità in cui la convivenza sia ormai cessata, a condizione che sussista un vincolo di solidarietà in virtù del precedente rapporto. Ma procediamo con ordine.

Maltrattamenti: cosa vuol dire?

Quando si parla di maltrattamenti si fa riferimento ad abusi sia sul piano fisico che psicologico messi in atto nei confronti di un familiare o di un convivente al punto da arrecare loro una grave sofferenza. Ti faccio un esempio.

Tizio umilia e disprezza ogni giorno la moglie Caia perché la stessa ha scelto di non lavorare per occuparsi del loro figlioletto di 10 anni.

I maltrattamenti possono essere rivolti anche nei confronti di una persona sottoposta all’autorità dell’agente (ossia l’autore della condotta violenta) oppure a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza, custodia o per l’esercizio di una professione o di un’arte. Pensa, ad esempio, alla badante che picchia l’anziano oppure al professore che umilia lo studente.

L’importante è che i soprusi siano realizzati con l’intento di arrecare un danno e, soprattutto, siano reiterati nel tempo. Questo vuol dire, in altre parole, che un singolo episodio non basta a configurare la fattispecie delittuosa in questione.

Maltrattamenti: cosa deve fare la vittima?

Chi è vittima di maltrattamenti in famiglia [1] deve presentare una querela alle autorità competenti (polizia, carabinieri o Procura della Repubblica) per segnalare l’accaduto. Ovviamente, è necessario offrire delle prove a sostegno delle proprie dichiarazioni (ad esempio, fotografie, referti medici, testimonianze, video, ecc.).

Con l’introduzione del famoso Codice rosso [2] si è cercato di contrastare simili episodi di violenza domestica prevedendo nuove circostanze aggravanti e la possibilità per la vittima (che potrebbe essere anche il minore che assiste ai maltrattamenti) di essere sentita dal pubblico ministero entro 3 giorni dal ricevimento della querela. In questo modo, il magistrato può valutare immediatamente se sussistono i presupposti per chiedere al giudice l’emissione di una misura cautelare nei confronti del presunto responsabile, come ad esempio l’allontanamento dalla casa coniugale.

Se alla querela dovesse seguire un processo penale, la persona offesa, attraverso l’avvocato, può anche costituirsi parte civile per ottenere il risarcimento del danno in caso di condanna dell’imputato.

Come difendersi da un’accusa di maltrattamenti?

La persona accusata del reato di maltrattamenti rischia la reclusione da tre a sette anni. La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso:

  • in presenza o in danno di un minorenne, di una donna incinta oppure di una persona disabile;
  • con l’utilizzo di armi.

Ma non è tutto. Il Codice penale prevede la reclusione:

  • fino a nove anni se dai maltrattamenti deriva una lesione personale grave;
  • fino a quindici anni in caso di lesione gravissima;
  • fino a ventiquattro anni se si verifica la morte della vittima.

Come vedi, quindi, le pene previste per i maltrattamenti contro familiari e conviventi sono molto severe. Per difendersi da un’accusa del genere, la prima cosa da fare è sicuramente quella di rivolgersi ad un bravo avvocato penalista. Se l’imputato non può permettersi l’assistenza di un legale può sempre chiedere un difensore d’ufficio.

Per evitare una condanna sarà necessario dimostrare al giudice che non c’era l’intenzione di arrecare un danno alla vittima.

Inoltre, va evidenziato che uno dei presupposti affinché possa parlarsi di maltrattamenti è che ci sia la convivenza tra l’agente (cioè l’autore della violenza) e la vittima. Di conseguenza, se si tratta di una relazione iniziata da poco e la coabitazione tra le parti è saltuaria, gli abusi non verranno qualificati come maltrattamenti in famiglia. Lo stesso vale per una relazione clandestina tra due amanti che si incontrano occasionalmente. In entrambi i casi, infatti, manca la stabilità della relazione.

Attenzione però: il delitto in questione si ritiene configurato anche se le parti non abitano più insieme, ma continuano ad avere un rapporto. Pensa, ad esempio, a due ex coniugi costretti a relazionarsi per via dei figli.


note

[1] Art. 572 cod.pen.

[2] L. n. 69/2019 del 19.07.2019.


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