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Invalidità al 100% e lavoro

26 Dicembre 2021 | Autore:
Invalidità al 100% e lavoro

Il lavoratore riconosciuto inabile può avere diritto a una pensione dall’Inps e contemporaneamente continuare a svolgere l’attività?

Un nostro lettore ci scrive in quanto gli è stata riconosciuta un’invalidità civile del 100%: vorrebbe comunque continuare a lavorare, ma con la tranquillità di una piccola pensione alle spalle.

Ci domanda allora se invalidità al 100% e lavoro siano compatibili.

La risposta dipende dalla tipologia di invalidità riconosciuta. A questo proposito, è importante sapere che non esiste, nel nostro ordinamento, una sola invalidità.

Ma che cos’è l’invalidità? Si tratta della riduzione della capacità lavorativa, che può essere causata da un’infermità o da una menomazione.

Quando ad essere ridotta è la capacità lavorativa generica, si parla di invalidità civile. Parliamo invece di invalidità ordinaria, o al lavoro, o pensionabile, quando ad essere ridotta è la capacità lavorativa in rapporto ad attività confacenti alle attitudini ed alle esperienze dell’interessato. L’invalidità specifica, invece, riguarda determinate mansioni: si pensi, ad esempio, all’inabilità al servizio di volo o alla conduzione di veicoli.

Pensione per invalidità civile al 100%

Se ad essere riconosciuta è l’invalidità civile nella misura del 100%, o inabilità civile, l’interessato può aver diritto a una pensione anche continuando a lavorare.

Per il diritto alla pensione di inabilità civile, però, è necessario non superare un reddito pari a 16.982,49 euro annui: ciò comporta che, se l’invalido lavora, dovrà aver cura di non oltrepassare questa soglia reddituale, anche considerando eventuali altre entrate, pena la perdita della pensione, che ammonta a 287,09 euro mensili.

La pensione può essere integrata sino a 652 euro mensili grazie all’incremento al milione: l’integrazione sino a questo ammontare, però, spetta soltanto qualora l’interessato non abbia altri redditi al di fuori della pensione, diversamente spetta soltanto un incremento parziale.

Non è possibile ottenere l’incremento al milione se il reddito personale è superiore a 8.476,26 euro annui (652,02 /13 mensilità); per i beneficiari coniugati e non effettivamente e legalmente separati bisogna rispettare, oltre al limite di reddito personale, anche un reddito annuo della coppia non superiore a 14.459,90 euro.

Pensione per inabilità permanente ed assoluta

La questione cambia significativamente laddove al lavoratore non sia riconosciuta soltanto un’invalidità civile al 100%, ma sia riconosciuta l’inabilità permanente ed assoluta a qualsiasi attività lavorativa.

In quest’ipotesi, non spetta una semplice prestazione di assistenza come la pensione di inabilità civile: se l’interessato possiede almeno 5 anni di contributi Inps, di cui almeno tre accreditati nell’ultimo quinquennio, può infatti ottenere la pensione per inabilità permanente ed assoluta.

Questo trattamento è determinato proprio come la futura pensione, utilizzando gli stessi sistemi di calcolo (retributivo pro rata, misto o contributivo). L’importo può essere maggiorato sino a un massimo di 40 anni di contributi.

In argomento, va ricordato che la pensione d’inabilità, così come gli altri trattamenti pensionistici, è calcolata col sistema:

  • retributivo pro rata (basato, cioè, sulle ultime retribuzioni e sull’anzianità assicurativa sino al 31 dicembre 1992, per la quota A, e sino al 31 dicembre 2011, per la quota B), per chi possiede oltre 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995; dal 2012, la pensione è calcolata col sistema contributivo (basato sui contributi versati);
  • misto, ossia retributivo sino al 31 dicembre 1995, poi contributivo, per chi possiede meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • integralmente contributivo per chi non possiede contributi antecedenti al 1996.

Se il pensionato inabile, la cui pensione si calcola con sistema misto, ha meno di 60 anni di età, ha diritto a una maggiorazione contributiva sulla pensione, che ne aumenti la misura.

Nel dettaglio, l’anzianità contributiva maturata viene incrementata virtualmente (nel limite massimo di 2080 contributi settimanali, pari a 40 anni) dal numero di settimane che intercorrono tra la decorrenza della pensione di inabilità e il compimento dei 60 anni di età.

I contributi sono calcolati prendendo a base le medie contributive pensionabili possedute negli ultimi 5 anni e rivalutate ai sensi della Legge Amato [1].

Chi percepisce una pensione per inabilità permanente ed assoluta, però, non può lavorare, in quanto il trattamento è totalmente incompatibile con qualsiasi attività lavorativa, pena la decadenza dalla pensione. Qualora si risulti beneficiari di questo trattamento, non è nemmeno possibile essere iscritti ad albi o elenchi.

Pensione per inabilità alle mansioni o a proficuo lavoro

I dipendenti pubblici possono essere riconosciuti, da apposite commissioni mediche, inabili a determinate mansioni o al proficuo lavoro, cioè a prestare servizio in modo continuativo e remunerativo.

In questo caso, previa cessazione dal servizio, possono aver diritto alla pensione (con requisiti contributivi differenti a seconda della categoria e della specifica cassa di appartenenza; per inabilità alle mansioni, la pensione spetta soltanto qualora non sia possibile ricollocarli in altre attività).

Sia la pensione per inabilità alle mansioni, che quella per inabilità a proficuo lavoro, sono limitatamente compatibili con una nuova attività lavorativa. In parole semplici, con queste pensioni è possibile trovare un nuovo lavoro, ma si possono subire delle riduzioni della pensione: ne abbiamo parlato in Pensione di inabilità alle mansioni ed al proficuo lavoro.


note

[1] D.lgs. 503/1992.

Autore immagine: pixabay.com


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