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Presupposti per la revisione dell’assegno di mantenimento

13 Ottobre 2021
Presupposti per la revisione dell’assegno di mantenimento

Il giudice deve verificare se le circostanze, sopravvenute rispetto alla precedente decisione, abbiano alterato l’equilibrio raggiunto e, solo dopo, adeguare l’importo.

Se la regola di ogni processo impedisce di rimettere in discussione una sentenza dopo che questa è stata emessa (salvo avvalersi dei normali mezzi di impugnazione come l’appello e il ricorso per Cassazione e comunque pur sempre nei relativi termini di decadenza), nell’ambito delle questioni familiari è prevista un’eccezione: è ben possibile ricorrere di nuovo al tribunale per ottenere la revisione dell’assegno di mantenimento all’ex coniuge e ai figli se mutano gli assetti economici delle parti. 

Quindi, se anche la sentenza è definitiva, nulla esclude che il giudice possa di nuovo intervenire per aumentare, ridurre o cancellare la misura dell’assegno al variare delle condizioni reddituali di uno dei soggetti coinvolti nella vicenda.

Tanto per fare un esempio, se il beneficiario dell’assegno di mantenimento passa da un contratto di lavoro part-time a uno full-time, l’ex coniuge tenuto al versamento dello stesso può chiedere al tribunale di liberarlo da tale obbligo. Se il figlio, divenuto ormai grande, decide di andare all’università, il giudice potrebbe aumentare la misura del mantenimento a carico del padre in relazione comunque alle sue capacità economiche.

I presupposti per la revisione dell’assegno di mantenimento sono però rigidi, proprio perché non si può violare il «principio del giudicato», quello cioè della immodificabilità delle sentenze. E, dunque, intanto è possibile chiedere una modifica delle condizioni economiche della separazione o del divorzio in quanto siano sopravvenute circostanze nuove e imprevedibili che abbiano alterato gli equilibri tra le parti raggiunti con la precedente decisione del giudice. 

Non è quindi possibile una revisione dell’assegno di mantenimento sulla base di una diversa valutazione dei fatti o delle prove, circostanze queste già valutate in precedenza dal giudice. Chi infatti si duole della decisione del tribunale non ha altri mezzi se non ricorrere in appello e in Cassazione. Ma se ciò non è possibile – perché tutti i mezzi di impugnazione sono stati esperiti o perché i termini sono scaduti – non si può certo rimettere in gioco la medesima questione sottoponendola magari a un altro magistrato. 

In sintesi, si può sperare in una revisione dell’assegno di mantenimento a patto che sia sopraggiunto un evento nuovo che non poteva essere valutato dal tribunale nel corso del precedente giudizio. Questo evento deve essere “decisivo”, deve cioè aver modificato le condizioni economiche degli ex coniugi e/o genitori, tanto da rendere ingiusta la precedente situazione. 

Questi sono i principi espressi più volte dalla Cassazione [1]. Cerchiamo di fare qualche esempio pratico per rendere la questione più comprensibile.

Quando ci può essere revisione dell’assegno di mantenimento all’ex coniuge?

La revisione dell’assegno di mantenimento all’ex coniuge può derivare da un sostanziale mutamento delle condizioni economiche del marito o della moglie. 

Non può trattarsi di una circostanza già conosciuta o conoscibile al momento della prima decisione del giudice; deve essere un fattore imprevisto. Tanto per fare un esempio, se la donna, all’atto del divorzio, ha un contratto di lavoro a termine non può poi, alla sua scadenza, chiedere la revisione dell’assegno. E ciò perché, già all’atto dell’emissione della sentenza, il giudice era in grado di conoscere tale circostanza e di valutare la successiva perdita di reddito; di ciò, pertanto, ha potuto tenere conto ai fini del calcolo dell’assegno di mantenimento.

Un sopravvenuto mutamento giurisprudenziale, che determini una nuova interpretazione della legge, non è considerato un fatto sopravvenuto e non giustifica quindi la revisione dell’assegno.

Ecco alcuni casi in cui è possibile chiedere la modifica dell’assegno di mantenimento: 

  • licenziamento del marito o della moglie;
  • riduzione dell’orario di lavoro del marito o della moglie, con conseguente perdita parziale dello stipendio;
  • incremento del patrimonio a seguito di una eredità;
  • perdita o riduzione della capacità lavorativa per una sopravvenuta invalidità;
  • pensionamento;
  • nascita di nuovi figli dell’ex coniuge obbligato al mantenimento;

È chiaro che, laddove il fatto che incide negativamente sul reddito riguarda il soggetto obbligato al versamento dell’assegno si avrà una riduzione o una cancellazione del relativo importo (quindi, se il marito perde il lavoro potrà chiedere una riduzione del mantenimento). Viceversa, se il fatto incide sul soggetto beneficiario, questi potrà chiedere un aumento (sempre limitatamente alle capacità economiche dell’ex).

Quando ci può essere revisione dell’assegno di mantenimento ai figli?

Le stesse considerazioni appena svolte con riferimento ai coniugi possono essere fatte anche riguardo al mantenimento dei figli, ma con alcune precisazioni. 

L’aumento del reddito del genitore obbligato non determina automaticamente un incremento del mantenimento. Ciò perché i figli hanno diritto a mantenere lo stesso tenore di vita che avevano quando ancora la famiglia è unita; dunque, non rilevano le ricchezze dai genitori in un momento successivo. 

Il giudice può anche aumentare l’assegno di mantenimento in relazione alle mutate esigenze dei figli, correlate alla loro crescita, agli studi fatti, alla perdita di capacità economica del genitore con cui questi vivono.

Tanto per fare un esempio, se la madre presso cui i figli sono collocati perde il lavoro, questa può rivendicare un assegno di mantenimento per la prole più alto.

Le regole fissate dalla Cassazione

Ai fini della modifica dell’assegno a favore di un coniuge è esclusa una nuova valutazione degli stessi fatti prima considerati dal giudice, dovendosi invece valutare le variazioni patrimoniali nel frattempo verificatesi [2].

Non è possibile prendere in esame fatti avvenuti anteriormente al provvedimento da modificare, vista l’efficacia di giudicato di quest’ultimo.

La revisione dell’assegno divorzile presuppone l’accertamento di una sopravvenuta modifica delle condizioni economiche degli ex coniugi capace di variare il pregresso assetto patrimoniale realizzato col precedente provvedimento attributivo dell’assegno: la norma prevede, dunque, come presupposti per la modifica delle condizioni di divorzio, l’esistenza di «giustificati motivi» e che questi siano «sopravvenuti».

Fatti «sopravvenuti» sono solo i fatti avvenuti successivamente all’emanazione del provvedimento di cui si chiede la revisione, non potendosi compiere, in sede di modifica, una nuova valutazione delle circostanze già dedotte nel giudizio di divorzio [3]. 

Non devono pertanto, prendersi in considerazione i fatti anteriori al passaggio in giudicato della sentenza di divorzio di cui successiva sia solo la prova oppure semplicemente ignorati dalla parte che avrebbe tratto giovamento da essi nel corso del giudizio di divorzio. A tale proposito, la giurisprudenza afferma che è rilevante la prova di circostanze sopravvenute rispetto a quelle conosciute o conoscibili con l’ordinaria diligenza, al momento dell’adozione delle misure che si chiede di modificare. Sarebbe dunque rilevante la scoperta di un fatto già sussistente al momento della pronuncia oggetto di modifica purché tale fatto non fosse conosciuto e neppure conoscibile [4].


note

[1] Cass. ord. n. 25645/2021.

[2] Cass. civ., Sez. I, 6 ottobre 2011, n. 20507; Cass. civ., Sez. I, 26 novembre 1998, n. 12010

[3] Cass. civ., 2 febbraio 2006, n. 2338, in Foro it., 2006, I, 1361.

[4] Cass., 2 novembre 2004, n. 21049, in Giust. civ. mass., 2004. Trib. Napoli, 10 marzo 2010, in Corr. merito, 2010, 601

Autore immagine: depositphotos.com

Corte di Cassazione Civile Ordinanza 22 settembre 202 n. 25645

Data udienza 27 aprile 2021

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VALITUTTI Antonio – Presidente

Dott. MELONI Marina – Consigliere

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere

Dott. SCALIA Laura – rel. Consigliere

Dott. FALABELLA Massimo – Consigliere

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 34709-2019 proposto da:

(OMISSIS), elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), rappresentata e difesa dagli avvocati (OMISSIS), (OMISSIS);

– ricorrente –

(OMISSIS), elettivamente domiciliato in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), rappresentato e difeso dall’avvocato (OMISSIS);

– controricorrente e ricorrente incidentale –

contro

(OMISSIS), elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), rappresentata e difesa dagli avvocati (OMISSIS), (OMISSIS);

– controricorrente al ricorso incidentale –

avverso il decreto n. 1297/2019 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE, depositato il 15/07/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non partecipata del 27/04/2021 dal Consigliere Relatore Dott. LAURA SCALIA.

FATTI DI CAUSA E RAGIONI DELLA DECISIONE

1. La signora (OMISSIS) ricorre con due motivi, illustrati da memoria, cui resiste con controricorso il signor (OMISSIS), per la cassazione del decreto in epigrafe indicato con cui la Corte di appello di Firenze, in parziale accoglimento del reclamo proposto dall’ex coniuge, ha ridotto l’assegno divorzile in favore della prima da Euro 2.300,00, misura gia’ fissata all’adozione della sentenza di divorzio, ad Euro 500,00 mensili e tanto nella ritenuta finalita’ perequativa della indicata posta, nell’affermata applicazione del principio di cui a SSUU n. 18287 del 2018, tenuto conto del periodo, breve, ma significativo, di durata del matrimonio, trattandosi dei primi anni del rapporto coniugale nel corso dei quali la signora (OMISSIS) aveva dato il proprio contributo all’avvio dell’attivita’ del marito.

2. Con il primo motivo la ricorrente fa valere la violazione e/o falsa applicazione della L. n. 898 del 1970, articoli 5 e 9, in relazione all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

L’ex coniuge aveva visto l’incremento delle proprie sostanze in ragione dell’intervenuto acquisto di immobili di prestigio, per lo piu’ intervenuta dall’anno 2008, e di vetture di lusso (una Lamborghini acquistata nel 2015).

Quanto, invece, al sopravvenuto incremento delle proprie sostanze, per acquisizione di beni ereditari da cui la ricorrente aveva ottenuto, con i suoi fratelli, la somma di Euro 400 mila, la Corte di merito non aveva considerato le spese sostenute per la ristrutturazione degli immobili ereditati e, ancora, gli oneri connessi al conseguimento di due lauree da parte del figlio (OMISSIS), con la prima convivente.

3. Con il secondo motivo la ricorrente denuncia l’omessa ed erronea valutazione di prove decisive e la violazione degli articoli 115 e 116 c.p.c..

La Corte aveva omesso di valutare, quanto all’ex coniuge, gli acquisti di immobili di prestigio, intervenuti per lo piu’ nel 2008 e comunque successivamente alla sentenza di divorzio del 1994, e, ancora, l’acquisto di un’autovettura di lusso “Lamborghini”, connotata da piu’ che ingenti costi di manutenzione, rigettando la richiesta di indagini da demandare alla polizia tributaria per accertare le reali condizioni economico-patrimoniali del (OMISSIS). La Corte di appello aveva mal inteso il criterio della non contestazione.

4. Con ricorso incidentale il signor (OMISSIS) fa valere due motivi.

4.1. Con il primo il ricorrente in via incidentale denuncia il passaggio in giudicato sugli accertamenti svolti dai giudici del merito che nel pronunciare in sede di divorzio con la sentenza n. 2384 del 1994 avevano escluso, quanto all’assegno divorzile, il contributo della signora (OMISSIS) alla formazione del patrimonio dell’ex coniuge ed al successo professionale dello stesso, e deduce l’indicata evidenza come non piu’ contestabile o diversamente accertabile, in sede di modifica dell’assegno divorzile L. n. 898 del 1970, ex articolo 9.

4.2. Con il secondo motivo il ricorrente in via incidentale fa valere l’erronea e falsa applicazione delle norme e la carenza di motivazione in punto di soccombenza e statuizione sulle spese di lite (articoli 91 e 92 c.p.c.).

La Corte di merito aveva riconosciuto fondata la domanda del reclamante riducendo l’assegno divorzile in favore dell’ex coniuge ed aveva apprezzato come totalmente soccombente la reclamante in via incidentale per poi compensare per la meta’ le spese, senza neppure indicare “i giusti motivi” di sostegno della decisione adottata.

5. Nel dare valutazione alle questioni dei ricorsi, in via principale ed incidentale, proposti, in via preliminare va chiarito che, vertendo il giudizio in esame in materia di modifica dell’assegno di divorzio, per esso vale il principio secondo il quale, il giudice, richiesto della revisione dell’assegno divorzile che incida sulla stessa spettanza del relativo diritto (precedentemente riconosciuto), in ragione della sopravvenienza di giustificati motivi dopo la sentenza che abbia pronunciato lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, deve verificare se tali motivi giustifichino, o meno, la negazione del diritto all’assegno a causa della sopraggiunta “indipendenza o autosufficienza economica” dell’ex coniuge beneficiario, desunta dai seguenti “indici”: possesso di redditi di qualsiasi specie e/o di cespiti patrimoniali mobiliari ed immobiliari (tenuto conto di tutti gli oneri “lato sensu” imposti e del costo della vita nel luogo di residenza dell’ex coniuge richiedente), capacita’ e possibilita’ effettive di lavoro personale (in relazione alla salute, all’eta’, al sesso ed al mercato del lavoro dipendente o autonomo), stabile disponibilita’ di una casa di abitazione, nonche’ eventualmente altri – rilevanti nelle singole fattispecie senza, invece, tener conto del contributo alla formazione dei patrimoni familiari e dell’altro coniuge con sacrificio, determinato da regola coniugale condivisa in costanza di matrimonio, di scelte professionali anche migliorative (del tenore di vita goduto in costanza di matrimonio); il tutto sulla base delle pertinenti allegazioni, deduzioni e prove offerte dall’ex coniuge obbligato, sul quale incombe il corrispondente onere probatorio, fermo il diritto all’eccezione ed alla prova contraria dell’ex coniuge beneficiario (Cass. n. 15481 del 2017).

Sull’indicata premessa, riveste valore pregiudiziale, nella specie, il ricorso incidentale, che investendo l’an dell’assegno divorzile va saggiato in applicazione dei presupposti indicati, seguendo solo, all’esito, lo scrutinio di quello principale relativo, invece, al quantum della medesima posta.

Cio’ posto, il primo motivo del ricorso incidentale e’ fondato.

La Corte d’Appello, disattendendo il sopra indicato principio, richiama il criterio perequativo di cui a S.U. n. 18287 del 2018 che attiene, diversamente, al riconoscimento dell’assegno divorzile, L. n. 898 del 1970, ex articolo 5, comma 6, e non alla sua revisione della stessa L., ex articolo 9, fattispecie per la quale, invece, vale la diversa indicata regola di giudizio (Cass. n. 15481 cit.) che non ha trovato applicazione nel provvedimento impugnato.

Va accolto quindi, per errata individuazione della reula iuris da parte della Corte di merito, il primo motivo del ricorso incidentale, assorbito il secondo ed il ricorso principale e la causa va rinviata alla Corte di appello di Firenze, in altra composizione.

La sussistenza di altre e conseguenziali questioni in fatto che le parti potranno proporre nel giudizio di merito (tanto valga, ad esempio, per le eventuali restituzioni) sostiene, anche, il rinvio alla Corte distrettuale che provvedera’, altresi’, sulle spese del giudizio di legittimita’.

Dispone che ai sensi del Decreto Legislativo n. 198 del 2003, articolo 52, siano omessi le generalita’ e gli altri dati identificativi in caso di diffusione del presente provvedimento.

P.Q.M.

Accoglie il primo motivo del ricorso incidentale, assorbito il secondo ed il ricorso principale, cassa il decreto impugnato e rinvia la causa alla Corte di appello di Firenze, in altra composizione, anche per le spese del giudizio di legittimita’.


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