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Chi è l’esecutato nel pignoramento presso terzi?

28 Dicembre 2021 | Autore:
Chi è l’esecutato nel pignoramento presso terzi?

Se non adempie spontaneamente alle proprie obbligazioni, il debitore può subire un’esecuzione forzata, il rimedio a disposizione del creditore per ottenere la restituzione del dovuto.

Il pignoramento presso terzi è una particolare forma di espropriazione forzata avente ad oggetto beni mobili di proprietà del debitore in possesso di terzi o crediti del debitore nei confronti di terzi. Tale tipo di procedura esecutiva presuppone il necessario coinvolgimento di tre soggetti: il creditore, il debitore e il terzo pignorato. Tra questi tre, chi è l’esecutato nel pignoramento presso terzi?

Nel pignoramento presso terzi l’esecutato è il debitore, colui nei cui confronti si sta svolgendo l’esecuzione forzata. Detto altrimenti, la parte passiva in senso sostanziale e processuale.

Le altre due (parti) sono il creditore procedente, che è la parte attiva in senso sostanziale e processuale e il terzo pignorato, che ricopre un ruolo passivo unicamente dal punto di vista processuale.

Chi è l’esecutato nel pignoramento presso terzi?

Per comprendere meglio chi è l’esecutato nel pignoramento presso terzi, pensiamo ad esempio a Caio il quale deve restituire un’ingente somma di denaro a Sempronio. Poiché Caio non adempie spontaneamente, nonostante i numerosi solleciti, Sempronio pignora l’auto a lui intestata, anche se l’ha data in prestito a Tizio.

In questa ipotesi, Caio è il debitore esecutato, ovvero il soggetto che subisce il pignoramento richiesto da Sempronio, mentre Sempronio è il creditore procedente e Tizio è il terzo pignorato, colui che ha la disponibilità del bene di proprietà di Caio. Se, invece, Sempronio pignora il conto corrente di Caio, il terzo pignorato è la banca presso la quale si trovano i crediti del debitore esecutato, cioè le somme depositate di proprietà di Caio.

Nel pignoramento presso terzi, il debitore esecutato che non intende subire passivamente l’esecuzione, ha la possibilità di opporsi in due diversi modi:

  1. proponendo un’opposizione all’esecuzione, quindi contestando il diritto fatto valere dal creditore (ad esempio, l’ammontare della somma richiesta, la titolarità dell’obbligo di adempiere, ecc.);
  2. oppure proponendo un’opposizione agli atti esecutivi, mediante la quale contesta la regolarità formale della procedura intrapresa dal creditore.

Quali adempimenti precedono il pignoramento presso terzi?

Come qualsiasi espropriazione forzata, la procedura si avvia mediante la notifica al debitore del titolo esecutivo (ad esempio una sentenza, un decreto ingiuntivo esecutivo, una cambiale, ovvero un documento che accerta il diritto del creditore) e dell’atto di precetto.

Salvo che il debitore adempia immediatamente, prima di procedere al pignoramento, bisogna attendere che siano trascorsi almeno 10 giorni, ma non più di 90 giorni, dalla notifica dell’atto di precetto al debitore.

Il passo successivo da compiere è la redazione dell’atto di pignoramento, ponendo particolare attenzione ad individuare il foro territorialmente competente. A tal proposito la legge prevede diverse ipotesi.

Nel caso in cui oggetto dell’espropriazione forzata sono:

  • beni mobili, il tribunale competente è quello del luogo in cui si trovano le cose;
  • crediti, il tribunale competente è quello del luogo in cui il debitore ha la residenza, il domicilio, la dimora o la sede. Se il debitore è una Pubblica Amministrazione, però, competente è il tribunale del luogo in cui il terzo pignorato ha la residenza, il domicilio, la dimora o la sede [1]. Se il pignoramento ha ad oggetto crediti posseduti da enti ed istituti esercenti forme di previdenza e assistenza obbligatorie organizzati su base territoriale, va instaurato esclusivamente dinanzi al giudice dell’esecuzione del tribunale nella cui circoscrizione ha sede l’ufficio giudiziario che ha emesso il provvedimento in base al quale è promossa la procedura esecutiva [2].

Notifica atto di pignoramento: come avviene?

L’atto di pignoramento va consegnato all’ufficiale giudiziario affinché lo notifichi al debitore e al terzo pignorato. Detta notifica ha la funzione di avvisare il terzo dell’esistenza della procedura al fine di evitare che disponga della somma pignorata in favore del debitore.

I terzi pignorati possono essere più di uno, anzi sono frequenti i casi in cui il creditore procedente propone il pignoramento nei confronti di una pluralità di terzi, soprattutto quando il creditore non è sicuro sull’esatta allocazione del credito.

La legge prevede che, dal giorno in cui riceve la notifica dell’atto di pignoramento, il terzo deve rispettare gli obblighi del custode in relazione alle somme e alle cose da lui dovute e nei limiti dell’importo del credito precettato aumentato della metà.

Un’altra conseguenza della notifica dell’atto di pignoramento al terzo consiste nell’indisponibilità dei crediti e dei beni da lui dovuti al debitore, di cui lo stesso diviene personalmente responsabile verso il creditore procedente.

Nell’eventualità in cui il terzo venga meno ai suoi obblighi e consegni i beni o le somme di denaro dovute al debitore esecutato, tale azione sarebbe comunque inefficace nei confronti del creditore procedente.

In cosa consiste la dichiarazione del terzo?

Una volta ricevuto l’atto di pignoramento, il terzo è obbligato a comunicare al creditore procedente, a mezzo raccomandata o pec, se è debitore del debitore esecutato, entro 10 giorni dalla notifica.

Questa dichiarazione deve contenere la specificazione:

  • delle somme di cui è debitore e quando deve eseguire il pagamento in favore del debitore;
  • se sono stati effettuati sequestri prima del pignoramento;
  • se sono state notificate delle cessioni o ne ha eventualmente accettate.

Udienza per la dichiarazione del terzo: come si svolge?

Eseguita l’ultima notifica, l’ufficiale giudiziario restituisce l’atto di pignoramento al creditore, il quale ha 30 giorni di tempo per iscrivere la procedura a ruolo.

Il cancelliere, quindi, procede a formare il fascicolo dell’esecuzione, che viene trasmesso al magistrato dell’ufficio giudiziario cui è assegnato il procedimento.

Alla data indicata nell’atto di pignoramento o a quella fissata dalla cancelleria, si tiene l’udienza per la dichiarazione del terzo. Alla stessa può succedere che:

  • se il terzo non ha reso la dichiarazione, il giudice fissa una nuova udienza alla quale tale parte deve necessariamente comparire personalmente per rendere la dichiarazione e fornire eventuali chiarimenti. Se il terzo non compare a questa seconda udienza o se compare ma non rende la dichiarazione, i crediti o i beni pignorati si considerano comunque non contestati ai fini della procedura in corso. Quindi, se l’allegazione del creditore consente di identificare detti crediti o beni, il giudice fissa un’altra udienza per l’assegnazione;
  • se il terzo ha reso la dichiarazione ma viene contestata dal creditore, il giudice accerta l’esistenza e l’ammontare del credito con ordinanza, compiuti i necessari accertamenti;
  • se il terzo ha reso la dichiarazione e non vi sono contestazioni, il giudice dell’esecuzione fissa una nuova udienza per l’assegnazione o la vendita dei beni mobili o per l’assegnazione dei crediti.

Successivamente alla pronuncia dell’ordinanza di assegnazione dei beni/crediti pignorati, bisogna distinguere due casi:

  1. se le somme sono pagabili subito o in un periodo inferiore a 90 giorni, è consentita unicamente l’assegnazione in pagamento;
  2. se le somme sono esigibili in un periodo superiore a 90 giorni o sono relative a censi o rendite perpetue o temporanee per le quali i creditori non chiedono concordemente l’assegnazione, i crediti si vendono nelle forme disposte per la vendita di cose mobili.

Il processo si conclude con l’esecuzione dell’ordinanza di assegnazione che costituisce un nuovo titolo esecutivo da presentare al terzo pignorato laddove non adempia ai propri obblighi.


note

[1] Art. 26 cod. proc. civ.

[2] Art. 14, co. 1 bis, del D.L. n. 669/1996, modificato dall’art. 147 della L. n. 388/2000.


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