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Che succede se non ti danno lo scontrino?

30 Dicembre 2021 | Autore:
Che succede se non ti danno lo scontrino?

Il cliente rischia la multa se esce dal negozio senza il documento fiscale? Ci può essere un controllo della Finanza? Quali sanzioni per l’esercente?

Estate 2021, porto di mare, ristorante grazioso, ottimi gli spaghetti alle vongole. Pranzo consumato, caffè e ammazza-caffè. Al momento di pagare, il cliente tira fuori la carta di credito e l’esercente fa uno sguardo sconsolato: «Proprio oggi il Pos non mi funziona, non ho la linea da questa mattina». L’avventore guarda il portafoglio e capisce che con i contanti non ci arriva. Il ristoratore fa il conto sul foglietto di un block notes, chiede al cliente quanti contanti ha, gli dice che gli fa lo sconto, amici come prima «e torni a trovarci quando vuole, vedrà che la prossima volta la carta funziona». Risultato: il cliente esce con il portafoglio vuoto e con il conto sul foglietto di un block notes. L’esercente ha fatto lo sconto, certo, ma inferiore a quello che ha risparmiato in tasse non avendo utilizzato il registratore di cassa. Cosa rischia per avere preso i soldi in nero? E cosa succede se non ti danno lo scontrino?

Anni fa, fece scalpore il caso di un ragazzino che usciva dal negozio di alimentari del padre con un panino fatto dal genitore. Vennero multati entrambi, padre e figlio, perché non era stato fatto lo scontrino fiscale per il panino. Succederebbe anche oggi un episodio del genere? Se si incontra la Guardia di Finanza all’uscita del bar dove è appena stato consumato un caffè pagato in fretta, che succede se non si ha lo scontrino? Si prende la multa o la sanzione spetta solo al barista? Vediamo cosa dice la legge.

Scontrino fiscale: è obbligatorio?

L’esercente è tenuto a battere lo scontrino fiscale e a consegnarlo al cliente ad ogni operazione di incasso, a meno che appartenga ad una delle categorie esentate da quest’obbligo, come chi vende tabacchi, giornali, lotterie istantanee, olio per auto, produttori agricoli che vendono i loro stessi prodotti della terra. Volendo, il cliente ha il diritto di chiedere lo scontrino al negoziante, al barista, al ristoratore e l’esercente è obbligato a darglielo.

Il titolare dell’esercizio che non emette lo scontrino rischia, se viene scoperto, l’accusa di evasione fiscale. Non si tratta di un reato ma dovrà, comunque, pagare una sanzione amministrativa: dovrà vedersela con l’Agenzia delle Entrate o, per conto del Fisco, con la Guardia di Finanza.

La sanzione è pari al 100% dell’imposta evasa e, comunque, mai inferiore a 500 euro. Ma l’importo può essere più salato:

  • in caso di omessa installazione del registratore di cassa: da 1.000 a 4.000 euro;
  • in caso di omessa richiesta tempestiva di intervento per la manutenzione del registratore di cassa: da 250 a 2.000 euro.

Inoltre, se viene sorpreso per più di quattro volte nell’arco di cinque anni a non emettere lo scontrino fiscale, l’esercente rischia la sanzione accessoria della sospensione dell’attività da tre giorni a un mese.

Mancato scontrino: che succede al cliente?

A cavallo del nuovo millennio, tra il 1997 e il 2003, c’era una legge secondo la quale in caso di mancata emissione dello scontrino fiscale rischiavano sia l’esercente sia il cliente. È il caso del bambino citato all’inizio, multato insieme al padre per essere uscito dal negozio di alimentari del genitore con un panino. Una merenda costata cara, perché la norma puniva chi veniva trovato senza il documento fiscale all’uscita del negozio con una sanzione da 100mila a 2 milioni delle vecchie lire, cioè da 50 a 1.000 euro circa. Hai voglia a mettere del prosciutto nel pane con quei soldi.

Dal 2003 in poi, il cliente non è più tenuto a pagare la multa ma viene sanzionato soltanto l’esercente [1]. Insomma, è il barista a doversi ricordare di fare lo scontrino per un caffè, non è l’avventore a doverglielo chiedere. Lo stesso vale per il ristoratore, per il titolare del negozio di abbigliamento, per il parrucchiere, ecc.

Il cliente ha la facoltà di buttare via lo scontrino fiscale anche prima di uscire dall’esercizio (purché lo faccia nella pattumiera). Lo scontrino, infatti, non è ritenuto una prova documentale dell’acquisto, quindi non è un pezzetto di carta che va tenuto per dimostrare che è stato preso un cappuccino al bar. Ad essere precisi, bisogna anche dire che il commerciante non può vincolare il reso o la riparazione di un bene venduto alla conservazione dello scontrino: al cliente basterà esibire, ad esempio, la ricevuta del Bancomat o della carta di credito. Può, perfino, avvalersi di una prova testimoniale, anche se il commerciante sostiene il contrario.

Nel caso in cui un cliente particolarmente pignolo voglia denunciare l’esercente che non ha emesso lo scontrino fiscale anche su richiesta del cliente stesso, è possibile segnalarlo alla Guardia di Finanza. Le indagini delle Fiamme gialle, però, partiranno solo se la segnalazione viene rilasciata con tanto di nome e cognome, cioè non in forma anonima.

Mancato scontrino: il cliente può essere comunque controllato?

Pur non essendo sanzionabile per non avere lo scontrino fiscale all’uscita di un negozio, il cliente può essere, comunque, fermato dalla Guardia di Finanza. Non per un controllo nei suoi confronti ma per fornire le informazioni necessarie a collaborare in un’eventuale indagine per evasione fiscale. I finanzieri dovranno identificarsi mostrando il proprio tesserino di riconoscimento. Non possono essere fermati minorenni, persone con disabilità psichica o con invalidità fisica oppure che manifestino una qualsiasi forma di disagio.

Secondo le indicazioni fornite dalle stesse Fiamme gialle, i militari dovranno svolgere questa attività «con il dovuto tatto, in modo da non creare disagio o turbamento del cliente», il quale sarà obbligato a collaborare e a dire tutta le verità per non incorrere in un’accusa di falsa testimonianza. In altre parole: se il commerciante (magari parente, amico o conoscente) non ha fatto lo scontrino, inutile dire per coprirlo che lo ha fatto e che il documento fiscale è stato buttato nel cestino prima di uscire dal negozio. C’è il rischio che durante un’ulteriore verifica si scopra la menzogna e venga fuori un pasticcio.


note

[1] Dl n. 269/2003, art. 33, conv. in legge n. 326/2003.


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