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Rimprovero all’insegnante: quando è bullismo?

30 Dicembre 2021 | Autore:
Rimprovero all’insegnante: quando è bullismo?

Il docente è un pubblico ufficiale? Quando offendere il professore è reato? Cosa dice la legge a proposito del bullismo?

Il fenomeno del bullismo è purtroppo ben noto in molte scuole. Gruppi di ragazzi prendono di mira un loro compagno, in genere particolarmente vulnerabile, rendendogli la vita impossibile. A causa dei social network e delle chat tramite Internet, il bullismo spesso supera le mura delle aule, con vessazioni che proseguono anche al di fuori dell’orario scolastico. Con questo articolo non ci occuperemo del classico bullismo tra ragazzi, bensì di quello, più raro ma ugualmente allarmante, del bullismo contro i professori. Per la precisione, vedremo se un rimprovero all’insegnante è bullismo.

Sin da subito occorre fare chiarezza. La legge italiana non punisce il bullismo inteso come una serie di atti ingiusti ripetuti nel tempo. Ciò non toglie, però, che la condotta del bullo non possa essere rilevante, anche sotto il profilo penale, se solo si considera che l’insegnante, nell’esercizio delle proprie funzioni, è un pubblico ufficiale. Prosegui nella lettura se vuoi sapere quando è bullismo il rimprovero all’insegnante.

Bullismo: cos’è?

La legge italiana non prevede nulla a proposito del bullismo. In assenza di indicazioni normative, possiamo definire il bullismo come quella condotta violenta, sia fisica che psicologica, oppressiva e vessatoria, ripetuta nel tempo e attuata in genere nei confronti di persone considerate come bersagli facili perché incapaci di difendersi.

Cyberbullismo: cos’è?

Al contrario del bullismo, la legge prevede una specifica definizione del bullismo telematico, meglio noto come cyberbullismo.

La legge [1] definisce il cyberbullismo come qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti online aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo sia quello di isolare la vittima ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso o la sua messa in ridicolo.

La legge sul cyberbullismo prevede alcuni strumenti di tutela a favore delle vittime di questa condotta illecita. I principali sono:

  • l’oscuramento dei siti Internet sui quali avviene il cyberbullismo;
  • il reclamo al Garante per la privacy;
  • la segnalazione ai genitori;
  • l’ammonimento del questore, nel caso in cui il cyberbullismo costituisca anche reato.

Per approfondimenti su questo tema, si legga l’articolo Legge sul cyberbullismo: cosa prevede?

Bullismo: quando è reato?

Non esiste in Italia il reato di bullismo. Questo però non significa che non ci siano forme di tutela. Chi è vittima di bullismo, infatti, può sporgere denuncia/querela se le condotte che subisce integrano gli estremi di altri reati.

Ad esempio, se il bullismo si concretizza in atti persecutori che incutono un fondato timore per la propria incolumità oppure obbligano la vittima a modificare le proprie abitudini di vita, quest’ultima potrà sporgere denuncia per stalking [2].

Ancora, il bullismo che sfocia in comportamenti violenti può integrare i delitti di percosse [3] qualora non derivino ferite ma soltanto una sensazione di dolore (si pensi ad uno schiaffo), oppure di lesioni personali vere e proprie [4].

Quando invece il bullo, attraverso le sue prepotenze, impedisce alla vittima di fare qualcosa (ad esempio, di muoversi liberamente) oppure la costringe a tollerare una condotta (si pensi allo studente che non può fare i compiti perché i compagni gli stracciano sempre i fogli o gli impediscono di utilizzare penne e matite), potrà rispondere di violenza privata, delitto che prevede la reclusione fino a quattro anni [5].

Infine, non è da escludere che il bullo intimorisca la vittima attraverso minacce oppure cerchi di isolarlo diffamandolo: sia le minacce [6] che la diffamazione [7] sono reati penalmente perseguibili.

Come si vedrà nel prosieguo, il bullismo contro i professori può integrare ulteriori ipotesi di reato, come ad esempio l’oltraggio oppure la violenza e minaccia a pubblico ufficiale. Di tanto parleremo nel prosieguo.

Rimproverare il docente: è bullismo?

Il rimprovero mosso dall’alunno al docente può integrare gli estremi del bullismo se fatto in modo tale da voler offendere e umiliare l’insegnante davanti alla classe.

Nulla vieta all’alunno di poter muovere una critica al proprio professore, purché il commento sia fatto in modo rispettoso. Al contrario, se il rimprovero è fatto con lo scopo di ledere la dignità del docente e di ridicolizzarlo, allora si può parlare di un vero e proprio atto di bullismo, il quale però non è perseguibile penalmente se non nelle ipotesi di reato che vedremo di qui a un istante.

Insegnante: è pubblico ufficiale?

Secondo la giurisprudenza [8], l’insegnante riveste la qualifica di pubblico ufficiale in quanto l’esercizio delle sue funzioni non è circoscritto alla tenuta delle lezioni, ma si estende alle connesse attività preparatorie, contestuali e successive, ivi compresi gli incontri con i genitori degli allievi.

Allo stesso modo, sono pubblici ufficiali i soggetti che organizzano, dirigono o svolgono attività di insegnamento in istituti privati parificati o legalmente riconosciuti, in quanto esercitano i loro compiti con gli stessi poteri che competono a coloro che operano, analogamente, in istituti pubblici [9].

Rimprovero insegnante: è oltraggio a pubblico ufficiale?

Fondamentale conseguenza dell’essere pubblico ufficiale è che l’offesa al professore costituisce il reato di oltraggio a pubblico ufficiale.

Secondo il Codice penale [10], chiunque, in luogo pubblico o aperto al pubblico e in presenza di più persone, offende l’onore ed il prestigio di un pubblico ufficiale mentre compie un atto d’ufficio ed a causa o nell’esercizio delle sue funzioni, è punito con la reclusione fino a tre anni.

Dunque, l’alunno che dovesse rimproverare il professore in modo tale da ingiuriarlo o comunque offenderlo mentre è nell’esercizio delle sue funzioni, commette un vero e proprio reato.

Va però ricordato che l’imputabilità penale scatta solo col compimento dei quattordici anni: di conseguenza, anche lo studente minorenne potrà essere denunciato e dovrà rispondere innanzi ai giudici (nello specifico, davanti al Tribunale per i minorenni) della propria condotta, sempreché abbia compiuto 14 anni.

Bullismo contro docente: altri reati

L’alunno che fa il bullo nei riguardi dell’insegnante può altresì rispondere di altri reati. Ad esempio, la violenza e la minaccia ad un pubblico ufficiale [11] è punita con la reclusione fino a cinque anni, a fronte della minaccia ordinaria punita al massimo con un anno.

Stessa pena nel caso di resistenza a pubblico ufficiale [12], commessa da chi si oppone violentemente ad un ordine del pubblico ufficiale: si pensi allo studente che rifiuta di sedere oppure che contesta veementemente per un’interrogazione.


note

[1] Legge n. 71 del 29 maggio 2017.

[2] Art. 612-bis cod. pen.

[3] Art. 581 cod. pen.

[4] Art. 582 cod. pen.

[5] Art. 610 cod. pen.

[6] Art. 612 cod. pen.

[7] Art. 595 cod. pen.

[8] Cass., sent. n. 15367/2014.

[9] Cass., sent. n. 6138/2001.

[10] Art. 341-bis cod. pen.

[11] Art. 336 cod. pen.

[12] Art. 337 cod. pen.

Autore immagine: canva.com/


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