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Segnalare un posto di blocco è legale?

31 Dicembre 2021 | Autore:
Segnalare un posto di blocco è legale?

I tribunali insistono ancora: avvisare via WhatsApp della presenza della Polizia sulla strada non è reato. Ma è lecito farlo?

Chi fa gli abbaglianti a chi procede in senso opposto, chi si ferma in piazzola per mandare un messaggio via WhatsApp o al gruppo di Telegram. Lo scopo è sempre quello: avvisare che in un certo punto della strada c’è una pattuglia della Polizia stradale o dei Carabinieri con la paletta pronta per fare dei controlli. Si può fare una cosa del genere? Segnalare un posto di blocco è legale?

L’intento sarà anche nobile, una sorta di solidarietà tra automobilisti. Raramente si pensa, però, che quel posto di blocco o di controllo magari è stato disposto per dare la caccia a qualche delinquente e che proprio quel delinquente potrebbe essere la persona appena avvisata con i fari. Va a finire che il tentativo di acciuffarlo va a monte perché, sicuro come l’oro, il malvivente imboccherà subito un’altra strada o farà inversione di marcia. Vista così, non sarebbe strano che segnalare un posto di blocco fosse illegale.

Una recente decisione di un magistrato del tribunale di Agrigento ha confermato, però, la possibilità di fare la segnalazione senza commettere reato. Vediamo di cosa si tratta.

È reato segnalare un posto di blocco?

Normativa alla mano, ci sarebbero degli elementi per ritenere che segnalare un posto di blocco è reato. Secondo le forze dell’ordine (e qualche tribunale), ad esempio, lampeggiare, suonare il clacson o mandare dei messaggi via WhatsApp (senza essere contemporaneamente alla guida dell’auto) equivale all’interruzione di pubblico servizio, punita dal Codice penale, che recita: «Chiunque, fuori dei casi preveduti da particolari disposizioni di legge, cagiona una interruzione o turba la regolarità di un ufficio o servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità, è punito con la reclusione fino a un anno».

In pratica, avvisare della presenza della Stradale significa non consentire ai poliziotti di fare il proprio dovere e, quindi, di svolgere un servizio pubblico come quello del controllo delle persone che transitano sulle strade.

Ciò nonostante, spesso la giurisprudenza si è mostrata contraria a questa interpretazione. Qualche tempo fa, ad esempio, il Gip di Genova ha valutato il comportamento di chi, tramite una chat su WhatsApp, scambiava delle informazioni utili agli altri automobilisti circa la presenza di controlli sulle strade. Il giudice per le indagini preliminari non ha avuto alcun dubbio: tale condotta non è reato, poiché si tratta di avvisi che circolano in una chat chiusa, riservata ad un numero limitato di persone (le quali, oltretutto, magari nemmeno si trovano nei paraggi al momento della segnalazione). Pertanto, non si impedisce alla Polizia o ai Carabinieri di svolgere il loro dovere con gli altri conducenti.

Dello stesso parere il tribunale di Alghero e, più recentemente il Gip di Agrigento, che ha respinto la richiesta di rinvio a giudizio «perché il fatto non sussiste» nei confronti di una persona nel cui telefono cellulare era stato trovato un gruppo su WhatsApp creato per scambiare informazioni su posti di blocco o di controllo sulle strade. Tra gli utenti della chat, anche autisti di ambulanze e camionisti. Il concetto è lo stesso: avvisare un numero ridotto di persone non interrompe un pubblico servizio, poiché gli agenti o i militari possono svolgerlo con altre persone.

È legale segnalare un posto di blocco?

Tutti attaccati al telefonino o alla leva dei fari dell’auto, dunque, appena si vede una pattuglia per strada? Meglio – è proprio il caso di dirlo – andarci piano. Perché non tutto quello che non è reato è automaticamente consentito. Segnalare un posto di blocco è un comportamento che resta comunque illecito, poiché viola il Codice della strada nel punto in cui dice che è vietata «la produzione, la commercializzazione e l’uso di dispositivi che, direttamente o indirettamente, segnalano la presenza e consentono la localizzazione delle apposite apparecchiature di rilevamento» della velocità «utilizzate dagli organi di polizia stradale per il controllo delle violazioni» [1]. Si rischia una sanzione da 802 a 3.212 euro e la confisca dell’oggetto con cui si commette la violazione. Quindi, se è stato mandato un messaggio via WhatsApp per fare la segnalazione, verrà confiscato il cellulare.

Non è lecito nemmeno avvisare con gli abbaglianti: i fari – dice il Codice della strada – vanno usati solo quando è previsto dalla norma, cioè quando servono perché è buio e non si vede, non per segnalare la presenza della Polizia. In questo caso, si rischia la sanzione da 41 a 168 euro.


note

[1] Art. 45 cod. strada.


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1 Commento

  1. Mah? NON vale assolutamente in ogni caso, perlomeno non laddove vi siano autovelox. Lo stesso Codice della Strada prevede che le apparecchiature Autovelox debbano essere pre-segnalate, pena l’invalidità della sanzione elevata. Infatti esistono programmi per navigatori auto perfettamente legittimi, quali MyCoyote, ad esempio, che presegnalano Autovelox fissi e mobili in modo perfettamente legale.

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