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Revenge porn contro minorenni: come denunciare

31 Dicembre 2021 | Autore:
Revenge porn contro minorenni: come denunciare

La legge prevede la possibilità anche per chi ha compiuto i 14 anni di segnalare gli episodi subìti al Garante della privacy, oltre che alla Polizia.

Se già il reato del revenge porn è squallido di per sé, commettere questo delitto prendendo di mira un ragazzino o una ragazzina non ancora maggiorenne risulta ancora più disgustoso. Per tutelare le vittime più fragili di questo delitto, sono state introdotte nuove norme che mirano a «blindare» la loro privacy e consentono di agire, tramite i propri genitori o tutori, a chi ha già compiuto i 14 anni. Quindi, in caso di revenge porn contro minorenni, come denunciare e a chi rivolgersi?

Si parla di quella che, probabilmente, è la fascia più esposta ai rischi dei social network. Va ricordato che a 14 anni un ragazzino è autorizzato ad aprire un profilo su Facebook o su Instagram da solo, senza l’intervento di mamma o papà. E chi trova dall’altra parte dello schermo non sempre ha delle sane intenzioni: prendersi gioco di un adolescente ancora per molti versi ingenuo, guadagnarsi la sua fiducia, convincerlo a lasciarsi andare fino a concedere tutto quello che gli viene richiesto, potrebbe risultare più facile di quanto si creda. E il prezzo che il ragazzino paga quando la favola finisce e si rende conto che lo spazio che il sogno lascia all’incubo può essere enorme.

Vediamo, allora, come la normativa tutela i minorenni dalle insidie del revenge porn e come denunciare episodi di minaccia, estorsione o violazione della privacy.

Revenge porn: che cos’è?

Il revenge porn è un reato introdotto recentemente nel nostro ordinamento [1] che viene commesso da «chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate». Il Codice penale prevede la reclusione da uno a sei anni e la multa da 5mila a 15mila euro.

I casi più emblematici sono quelli che vedono come protagonisti i giovani. Chi per eccesso di fiducia, chi per non restare «fuori dal giro» invia ad un «amico» o a qualche persona conosciuta da poco delle foto o dei video in cui mostra le proprie parti intime. Ad un certo punto, per bullismo, per ricatto, per vendetta o per tanti altri motivi, le immagini cominciano a circolare tra compagni di classe o si minaccia di pubblicarle se la vittima non fa quello che le viene chiesto, compreso pagare dei soldi. Gli effetti su chi ha scattato le foto sono devastanti. In alcuni casi, purtroppo, letali.

Il reato di revenge porn viene commesso non solo da chi ha chiesto alla vittima di fargli avere le foto e poi le ha diffuse ma anche da chi le riceve e, a sua volta, le divulga di nuovo. Un ulteriore rischio, come ha segnalato la Polizia di Stato, è che «qualche terza persona malintenzionata accedere abusivamente ad uno dei dispositivi acquisendone il contenuto per divulgarlo o per ricattare la vittima».

Revenge porn: a chi va denunciato?

Chi scopre di essere vittima del reato di revenge porn deve presentare subito denuncia alla Polizia per bloccare quanto prima la possibile divulgazione delle foto o dei video. Le forze dell’ordine spiegano che «più volte le indagini hanno condotto alla identificazione ed alla denuncia di chi si era reso autore di questo crimine, ma spesso rimane la difficoltà o, purtroppo, l’impossibilità che le immagini siano rimosse definitivamente dai circuiti della Rete con gravi conseguenze per la vittima».

All’interno della Polizia Postale operano squadre di agenti specializzati in questa materia ed accoglie le segnalazioni al sito Commissariato di P.S. online.

Revenge porn: la tutela dei minorenni

Come si diceva in apertura, sono state introdotte di recente nuove norme a tutela delle vittime del revenge porn, in particolare dei minorenni e con una specifica attenzione alla protezione della loro riservatezza.

Nel Codice della privacy [2] è stato inserito un articolo che dice: «Chiunque, compresi i minori ultraquattordicenni, abbia fondato motivo di ritenere che immagini o video a contenuto sessualmente esplicito che lo riguardano, destinati a rimanere privati, possano essere oggetto di invio, consegna, cessione, pubblicazione o diffusione senza il suo consenso in violazione dell’art. 612-ter del codice penale, può rivolgersi, mediante segnalazione o reclamo, al Garante» il quale, entro 48 ore dal ricevimento della richiesta, provvede ai sensi del Regolamento europeo sulla privacy.

Se le immagini o i video riguardano minori, la segnalazione può essere effettuata anche dai genitori o da chi esercita la responsabilità genitoriale o la tutela. La vittima non commette reato di revenge porn se per denunciare i fatti subìti invia al Garante immagini o video a contenuto sessualmente esplicito riguardanti soggetti terzi.

La novità rispetto al passato, dunque, sta nel fatto che adesso non solo i maggiorenni ma anche chi ha già compiuto i 14 anni e/o i suoi genitori possono denunciare i fatti direttamente al Garante della privacy in modo che vengano attivati i dovuti controlli e avviate le indagini che portino alle rispettive sanzioni.


note

[1] Art. 612-ter cod. pen.

[2] Art. 144-bis D.lgs. n. 196/2003.


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