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Quanti contratti a termine si possono fare?

31 Dicembre 2021 | Autore:
Quanti contratti a termine si possono fare?

Rapporto di lavoro a tempo determinato: durata massima, proroghe, rinnovi e prosecuzione. 

La legge [1] prevede diversi limiti in rapporto al contratto a termine, o rapporto di lavoro a tempo determinato: si tratta infatti di un rapporto lavorativo non stabile, che cessa entro una data determinata e che, per questo, si cerca di disincentivare, a favore del contratto a tempo indeterminato, che offre al dipendente maggiore stabilità.

Ma quanti contratti a termine si possono fare? Ci si domanda, in particolare, se sia possibile concludere più contratti, consecutivi o meno, tra lo stesso datore di lavoro e lo stesso lavoratore.

In merito alla stipula di rapporti a tempo determinato tra le stesse parti, vi sono limitazioni sia riguardo alle proroghe, che riguardo al rinnovo del contratto, nonché alla prosecuzione di fatto ed alla durata massima. Le limitazioni si riferiscono, però, al rapporto di lavoro a termine stipulato tra lo stesso datore di lavoro e lo stesso lavoratore, con le medesime mansioni o mansioni equivalenti.

Più precisamente, ai fini di stabilire la durata massima del rapporto a termine, pari a 24 mesi [2], vengono considerati i contratti a tempo determinato conclusi tra le stesse parti per “mansioni di pari livello e categoria legale”, indipendentemente dai periodi di interruzione tra un contratto e l’altro: ciò vuol dire che contano anche i rapporti conclusi parecchi anni addietro. Vengono inoltre considerati i periodi in cui il lavoratore è stato utilizzato, nell’ambito di un contratto di somministrazione a termine, dallo stesso datore di lavoro, o meglio utilizzatore, per “mansioni di pari livello e categoria legale”.

La durata massima di 24 mesi non si applica, comunque, ai rapporti lavorativi stagionali [3] ed ai contratti a termine per lo svolgimento di attività di ricerca scientifica.

Il limite di 24 mesi può essere comunque superato dai contratti collettivi, anche aziendali, oppure attraverso la cosiddetta deroga assistita, cioè stipulando un ulteriore contratto di durata massima pari a 12 mesi dinnanzi all’Ispettorato territoriale del lavoro competente.

Quante proroghe può avere il contratto a termine?

Fermo restando il limite di durata complessiva pari a 24 mesi, il contratto a termine può essere prorogato, con il consenso del lavoratore, per un massimo di 4 volte:

  • nei primi 12 mesi, le proroghe possono essere stipulate senza indicare una causale, cioè una motivazione del ricorso al tempo determinato;
  • in caso di superamento dei 12 mesi, è obbligatorio indicare una delle causali previste dalla legge [1]:
    • esigenze temporanee e oggettive, estranee all’ordinaria attività, oppure esigenze di sostituzione di altri lavoratori;
    • esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, dell’attività ordinaria;
    • specifiche esigenze individuate dai contratti collettivi di lavoro (causale introdotta dal decreto Sostegni bis [4]):
      • contratti collettivi nazionali, territoriali o aziendali stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale;
      •  contratti collettivi aziendali stipulati dalle Rsa o Rsu.

Non occorre indicare le causali, per le proroghe che determinano un superamento dei 12 mesi di durata del contratto, per:

  • i contratti stagionali;
  • le eventuali ipotesi individuate dai contratti collettivi, anche aziendali;
  • le start up innovative, per 4 anni dalla costituzione, oppure per il più limitato periodo previsto per le start up già esistenti.

Contratto superiore ai 12 mesi

Se il contratto, per effetto o meno di proroghe o rinnovi, ha una durata superiore a 12 mesi, l’indicazione della causale è sempre necessaria.

L’Ispettorato del lavoro [5] ha chiarito che, in relazione alla causale «specifiche esigenze individuate dai contratti collettivi di lavoro», la legge [4] consente di stipulare un primo contratto a tempo determinato la cui durata iniziale superi i 12 mesi, qualora sia formalizzato entro il 30 settembre 2022.

Per i contratti siglati dopo il 30 settembre 2022, è possibile apporre un termine superiore ai 12 mesi soltanto in presenza delle altre causali (esigenze temporanee ed oggettive o incrementi temporanei).

È comunque sempre consentito prorogare o rinnovare i contratti a termine recanti una specifica causale prevista dalla contrattazione collettiva, anche successivamente al 30 settembre 2022.

Quanti rinnovi può avere il contratto a termine?

Il contratto a termine può essere rinnovato entro il limite di 24 mesi, a condizione che siano sempre indicate le causali: non c’è un numero massimo di rinnovi, ma bisogna rispettare, tra un rinnovo e l’altro, un intervallo, cosiddetto periodo di stop and go o cuscinetto, pari ad almeno:

  • 10 giorni, se il contratto scaduto risulta di durata fino a 6 mesi;
  • 20 giorni, se il contratto scaduto risulta di durata superiore a 6 mesi.

Se il periodo di pausa contrattuale non è rispettato, il rapporto è trasformato a tempo indeterminato, a partire dal secondo contratto.

L’obbligo di rispettare il periodo di pausa non si applica:

  • al lavoro stagionale;
  • nei casi individuati dai contratti collettivi;
  • alle start up innovative per 4 anni dalla costituzione, oppure alle start up già esistenti per un periodo più limitato.

Coronavirus

In base a una norma transitoria, adottata a causa della situazione eccezionale creatasi con l’attuale emergenza epidemiologica [6], è possibile, sino al 31 dicembre 2021, prorogare o rinnovare contratti a tempo determinato, senza indicare causali:

  • per un periodo massimo di 12 mesi;
  • per una sola volta;
  • nel rispetto del termine di durata massima di 24 mesi;
  • senza tenere conto dei rinnovi e delle proroghe già intervenuti.

note

[1] Art. 19 D.lgs. 81/2015.

[2] Art.1 DL 87/2018.

[3] DPR 1525/1963.

[4] DL 73/2021.

[5] Nota INL 14/09/2021.

[6] Art. 17 DL 41/2021.

Autore immagine: pixabay.com


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