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Concordato preventivo: quale percentuale offrire ai creditori?

27 Maggio 2015
Concordato preventivo: quale percentuale offrire ai creditori?

Crisi d’impresa, il limite minimo per l’accettazione dell’offerta da parte dell’azienda che vuol evitare il fallimento: il giudice può valutare l’idoneità dei pagamenti ai creditori chirografari.

Si fa sempre più numerosa la lista delle aziende che, strette dalla crisi, evitano il fallimento attraverso il concordato preventivo, ossia il pagamento, secondo percentuali concordate, dei creditori, previa omologa del tribunale. Ma qual è la soglia minima da offrire ai creditori per poter ottenere il loro consenso all’offerta e l’ok definitivo del tribunale?

Non esiste più (dal 2005) una soglia minima fissata dalla legge, ma, secondo la giurisprudenza, tale limite va individuato nel 3% del credito originario. Il chiarimento proviene da un recente decreto del Tribunale di Bergamo [1]. La sentenza si inserisce sulla scia della nota sentenza della Cassazione a sezioni unite [2] che tende a fissare delle percentuali minime di pagamento dei creditori chirografari. Ma procediamo con ordine rinviando, per una trattazione generale dell’istituto alla nostra guida sul concordato preventivo.

L’approvazione dei creditori

Il concordato è approvato dai creditori che rappresentano la maggioranza dei crediti ammessi al voto. I creditori privilegiati o che abbiano pegno o ipoteca devono essere pagati integralmente e, proprio per questo, non hanno diritto al voto se non rinunciano in tutto od in parte al diritto di prelazione. Invece i restanti creditori (chirografari) possono essere pagati in percentuale uguale per tutti.

Il concordato è approvato dai creditori che rappresentano la maggioranza dei crediti ammessi al voto. Ove siano previste diverse classi di creditori, il concordato è approvato se tale maggioranza si verifica inoltre nel maggior numero di classi.

I creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca, ancorché la garanzia sia contestata, dei quali la proposta di concordato prevede l’integrale pagamento, non hanno diritto al voto se non rinunciano in tutto od in parte al diritto di prelazione. Qualora i creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca rinuncino in tutto o in parte alla prelazione, per la parte del credito non coperta dalla garanzia sono equiparati ai creditori chirografari; la rinuncia ha effetto ai soli fini del concordato.

I creditori muniti di diritto di prelazione di cui la proposta di concordato prevede la soddisfazione non integrale, sono equiparati ai chirografari per la parte residua del credito.

Sono esclusi dal voto e dal computo delle maggioranze il coniuge del debitore, i suoi parenti e affini fino al quarto grado, i cessionari o aggiudicatari dei loro crediti da meno di un anno prima della proposta di concordato.

Contenuto

Il nuovo concordato preventivo non prevede alcun vincolo di carattere economico per la soddisfazione dei creditori ed il debitore può, in buona sostanza, proporre ai creditori qualsiasi soluzione che ritenga possa ricevere il loro consenso, sulla base di schemi vari e flessibili.

L’imprenditore che si trova in stato di crisi può proporre ai creditori un concordato preventivo sulla base di un piano che, in dettaglio, può prevedere:

– la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei crediti attraverso qualsiasi forma, anche mediante cessione dei beni, accollo, ovvero altre operazioni straordinarie, ivi compresa l’attribuzione ai creditori, nonché a società da questi partecipate, di azioni, quote, ovvero obbligazioni, anche convertibili in azioni, oppure altri strumenti finanziari e titoli di debito;

l’attribuzione delle attività delle imprese interessate dalla proposta di concordato ad un assuntore; possono costituirsi come assuntori anche i creditori o società da questi partecipate o da costituire nel corso della procedura, le azioni delle quali siano destinate ad essere attribuite ai creditori per effetto del concordato;

– la suddivisione dei creditori in classi secondo posizione giuridica ed interessi economici omogenei;

trattamenti differenziati tra creditori appartenenti a classi diverse.

La proposta

La proposta concordataria – sottolineano i giudici – deve comunque assicurare il soddisfacimento di tutti i creditori in un tempo ragionevolmente breve e in “misura minimale”.

La fattibilità giuridica della proposta viene valutata dal giudice, mentre quella economica dai creditori cui spetta il giudizio di convenienza. Tuttavia, secondo la Cassazione, il giudice ha anche il controllo sull’effettiva capacità di regolazione della crisi da parte dell’imprenditore.

Alla luce di ciò, secondo il Tribunale di Brescia, la proposta di concordato appare del tutto inidonea a garantire la realizzazione della causa, intesa come funzione economica del concordato, se l’offerta ai creditori chirografari è più bassa del 3% del credito originario: una percentuale cosi quantificata non può che giudicarsi minima e prossima allo zero per un apprezzabile ed effettivo soddisfacimento dei creditori. Insomma, una percentuale inferiore al 3% deve considerarsi irrisoria e quindi non ammissibile.

Se il tribunale ritiene la proposta irrisoria, può “bloccarla” non solo nella fase iniziale, dichiarandola inammissibile, ma anche in quella finale (cioè dopo la votazione dei creditori). Infatti, qualche creditore dissenziente potrebbe opporsi all’omologa della proposta proprio adducendo la sua natura irrisoria.


note

[1] Trib. Bergamo decr. del 4.12.2014.

[2] Cass. S.U. sent. n. 2521/13.

Autore immagine: 123rf com


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11 Mar 2015 | di Redazione

Concordato preventivo

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