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La delega in bianco nell’assemblea condominiale

1 Gennaio 2022 | Autore:
La delega in bianco nell’assemblea condominiale

I poteri del rappresentante all’interno della riunione di condominio: il delegato può esprimere un voto contrario agli accordi?

I condòmini in assemblea adottano le decisioni più importanti riguardanti la gestione dell’intero edificio. Ogni proprietario è chiamato a esprimere il proprio voto sugli argomenti che sono stati posti all’ordine del giorno, così che la delibera finale possa essere validamente adottata. Per legge, non occorre che i condòmini presenzino personalmente: è possibile delegare tale compito a un’altra persona, anche estranea al condominio. Con questo articolo vedremo come funziona la delega in bianco nell’assemblea condominiale.

In linea di massima, sono due i modi di conferire una delega di questo tipo: lasciando in bianco il nominativo del delegato oppure non fornendo alcuna indicazione sul voto da esprimere. Nel primo caso, un condomino dà la delega a uno dei partecipanti all’assemblea, magari allo stesso amministratore, affinché gli cerchi qualcuno in riunione che possa rappresentarlo; nella seconda ipotesi, invece, il delegante individua il delegato, ma gli lascia “carta bianca” a proposito del voto che dovrà esprimere. Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo insieme cos’è e come funziona la delega in bianco nell’assemblea condominiale.

Limite di deleghe in assemblea

La legge [1] statuisce che ogni condomino può intervenire all’assemblea anche a mezzo di rappresentante, munito di delega scritta.

C’è però un limite alle deleghe che possono essere conferite: per legge, infatti, se i condòmini sono più di venti, il delegato non può rappresentare più di un quinto dei condòmini e del valore proporzionale.

In pratica, l’unico limite che pone la norma riguarda la concentrazione di deleghe in un unico soggetto. Facciamo un esempio immaginando un edificio con 25 condòmini. Un singolo delegato non potrà rappresentare più di un quinto dei condòmini e del valore proporzionale dell’edificio. Ciò significa che il delegato potrà avere al massimo 5 deleghe di 5 condòmini che non devono rappresentare più di 200 millesimi.

Nel rispetto di tale limite, un medesimo soggetto può agire per effetto di più deleghe e, quindi, intervenire in assemblea in rappresentanza di più condòmini.

In questo caso, ovviamente, ai fini del quorum deliberativo e del quorum costitutivo si considerano come presenti e deliberanti, singolarmente, tutti i condòmini rappresentati dal medesimo delegante.

Chi si può delegare in assemblea?

Secondo il Codice civile, non si può delegare l’amministratore di condominio. Il motivo del divieto è ovvio: evitare un possibile conflitto d’interessi.

Si pensi ad esempio all’assemblea che deve votare sulla revoca dell’amministratore: sarebbe assurdo che l’amministratore stesso possa votare in qualità di delegato, soprattutto in caso di delega in bianco.

A parte l’amministratore, chiunque può essere delegato a prendere parte all’assemblea. Ciò significa che il delegato potrà essere tanto un condomino quanto persona estranea alla compagine.

Il regolamento di condominio, però, potrebbe prevedere dei limiti più stringenti: ad esempio, il regolamento potrebbe costringere a scegliere come delegato un altro condomino e non una persona esterna.

Il regolamento comunque non può mai sopprimere il diritto di delega; il condomino assente ha dunque sempre la possibilità di farsi rappresentare da un suo delegato.

Delega in bianco: è legale?

La delega deve essere redatta in carta semplice senza particolari formalità. Ciò che è davvero indispensabile è che essa sia fatta per iscritto e, ovviamente, sia firmata dal delegante.

A parere della Suprema Corte [2] è opportuno che il condomino, nella delega, indichi il tipo di voto che intende esercitare per ogni singola deliberazione.

L’indicazione sul voto non costituisce tuttavia un requisito di validità dell’atto, ma solo un accorgimento che può risultare utile in caso di contestazioni. Ciò significa che la delega in bianco, cioè quella priva di indicazioni sul voto, è perfettamente legale.

Da tanto deriva, come vedremo, che in assemblea il rappresentante è libero di esprimere un voto contrario al volere del delegante senza che la validità della delibera assunta possa essere inficiata.

L’eventuale inosservanza delle prescrizione contenute nella delega potrà essere fatta valere nel rapporto tra le parti (cioè, tra delegante e delegato), non anche nei riguardi dei terzi (cioè, dell’assemblea).

La delega, quindi, instaura un vero e proprio rapporto di rappresentanza volontaria tra i soggetti coinvolti nell’operazione giuridica.

Delega in bianco senza il nome del delegato

Come anticipato in premesso, possono esserci due tipi di delega in bianco:

  • la delega che non contiene il nome del delegato;
  • la delega che non contiene indicazioni sul voto.

In linea di principio, non possono essere considerate valide le deleghe che non riportano il nome del delegato. E infatti, un atto del genere, non indicando il nome del rappresentante, non potrebbe avere alcun effetto.

La delega in bianco senza nominativo del delegato non può essere considerata valida, a meno che l’individuazione del delegato (con relativa compilazione dell’atto) non avvenga prima che l’assemblea cominci. Facciamo un esempio.

Paolo lascia una delega senza nominativo all’amministratore, incaricando quest’ultimo di trovargli un sostituto al momento della riunione. L’amministratore, poco prima che cominci formalmente l’assemblea, chiede al condomino Francesco se può accettare la delega di Paolo. Se acconsente, l’amministratore scrive il nome del delegato prima che la riunione abbia inizio. In questa ipotesi, la delega è valida.

In pratica, se si compila il documento prima dell’apertura della riunione indicando i nominativi dei delegati, la delega deve essere considerata valida dal momento che comprende tutti i dati.

Delega in bianco senza indicazioni sul voto

È valida la delega in bianco che non contiene indicazioni sul voto da esprimere in assemblea. La legge non richiede infatti che questo tipo di contenuto sia essenziale, stabilendo solamente che l’atto sia scritto.

In ogni caso, come già ribadito, i rapporti tra il rappresentato ed il rappresentante intervenuto in assemblea sono disciplinati dalle regole del mandato, con la conseguenza che solo il delegante è legittimato a far valere gli eventuali vizi della delega e non altri estranei a tale rapporto [3].

In altre parole, se il delegante conferisce una delega in bianco, non fornendo alcuna indicazione sul voto da esprimere, poi non potrà lamentarsi se il voto del delegato non è conforme alla sua volontà.

In altre parole, il delegante non può impugnare la delibera se il delegato aveva massima libertà di voto, essendo la delega in bianco.

Sul punto, la Corte di Cassazione [4] non lascia spazio a dubbi: il condomino che afferma di avere firmato una delega in bianco per la partecipazione all’assemblea condominiale e successivamente contesti il voto espresso in assemblea, ha l’onere di provare il contenuto dell’accordo che il rappresentante, esercitando il voto, non avrebbe rispettato, non essendo sufficiente il mero disconoscimento del contenuto della delega.

In caso di partecipazione di un condomino all’assemblea a mezzo di rappresentante, qualora il condomino rappresentato impugni la deliberazione dell’assemblea, assumendo che la stessa sia stata adottata in forza del voto di un proprio “infedele rappresentante” per abusivo riempimento della delega firmata in bianco (voto che abbia inciso o sulla regolare costituzione dell’assemblea o sul raggiungimento della maggioranza deliberativa prescritta dalla legge o dal regolamento), deve fornire la prova di un accordo di contenuto diverso da quello del foglio sottoscritto.

In altre parole, per la Suprema Corte, il delegante che volesse eccepire il riempimento della delega contro gli accordi rilasciata in bianco da parte del proprio delegato, dovrebbe essere in grado di dimostrare l’esistenza di un diverso accordo scritto, tra sé stesso e il delegato, contestuale o precedente al rilascio della delega, che il mandatario, col proprio voto infedele, avrebbe violato.


note

[1] Art. 67 disp. att. c.c.

[2] Cass., sent. n. 18192/2009.

[3] Cass., sent. n. 12466/2004.

[4] Cass., ord. n. 16673 del 25 giugno 2018.

Autore immagine: canva.com/


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1 Commento

  1. “Visto che il delegato potrà avere al massimo 5 deleghe di 5 condòmini che non devono rappresentare più di 200 millesimi” , per 200 millesimi si intende solo la somma delle deleghe o un totale comprendente anche i propri millesimi ??

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