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L’età per andare in pensione

3 Gennaio 2022 | Autore:
L’età per andare in pensione

Requisito anagrafico per il pensionamento: trattamenti pensionistici di vecchiaia, anticipati, di anzianità, agevolati per particolari categorie.

Qual è l’età per andare in pensione? Non esiste un’unica risposta a questa domanda, in quanto i trattamenti pensionistici ad oggi liquidati dalle varie gestioni previdenziali sono molto numerosi.

Presso le gestioni previdenziali amministrate dall’Inps, in relazione alla pensione, l’età varia non solo a seconda della tipologia di prestazione pensionistica richiesta, ma anche alla categoria di appartenenza ed all’anzianità contributiva.

La generalità delle gestioni Inps liquida, ad esempio, la pensione anticipata contributiva, con un minimo di 64 anni di età, ai soli iscritti dal 1996 in poi. In merito a coloro che possiedono almeno un versamento al 31 dicembre 1995, può ottenere il trattamento solo chi ha optato per il computo di tutti i contributi presso la gestione separata.

La pensione di vecchiaia ordinaria [1] può essere ottenuta da tutti gli iscritti presso le gestioni Inps a 67 anni. Coloro che non possiedono contribuzione ante 1996, però, oltre a possedere il requisito contributivo minimo di 20 anni devono anche avere un assegno minimo pari ad almeno 1,5 volte l’assegno sociale.

Inoltre, presso alcune gestioni e per specifiche categorie di lavoratori, la pensione di vecchiaia è liquidata con un requisito anagrafico diverso: si pensi al comparto difesa, sicurezza e soccorso, nel quale il trattamento pensionistico per vecchiaia può essere ottenuto anche a 65 anni. Si pensi anche agli iscritti presso il Fondo pensione dei lavoratori dipendenti, che, se invalidi in una misura almeno pari all’80%, possono ottenere la pensione di vecchiaia a 61 anni se donne, 56 anni se uomini (previa attesa di una finestra di 12 mesi).

L’età per la pensione di vecchiaia varia notevolmente presso le casse professionali, in quanto è stabilita dal singolo regolamento previdenziale di ogni ente. Così, alcuni professionisti, come gli appartenenti alle cosiddette nuove casse professionali private, ottengono la pensione di vecchiaia a 65 anni, mentre altri devono attendere i 70 anni ed oltre.

Vero è che, sia presso l’Inps che presso le casse professionali, la pensione di vecchiaia non è l’unico trattamento liquidato: può spettare, ad esempio, la pensione anticipata ordinaria, che non prevede un requisito anagrafico minimo, ma unicamente un requisito contributivo (42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne, più una finestra di attesa di 3 mesi).

Vi sono inoltre diverse tipologie di trattamenti anticipati e di anzianità che prevedono sia un requisito anagrafico, più leggero rispetto a quello della vecchiaia, che un requisito contributivo.

Come aumenta l’età per la pensione?

Per quanto riguarda tutti quei trattamenti che prevedono un requisito anagrafico minimo, questo requisito aumenta nel tempo sulla base della speranza di vita media riscontrata dall’Istat [2].

Gli incrementi dei requisiti, allo stato attuale, sono effettuati ogni biennio. Nell’ipotesi in cui non sia riscontrato alcun incremento, ma addirittura un decremento, l’età pensionabile non diminuisce ma resta la stessa. Gli eventuali decrementi verificati vengono scomputati dall’incremento relativo al biennio successivo.

In base a quanto reso noto dall’Istat, non ci sarà alcun incremento dell’età pensionabile per il prossimo biennio 2023-2024, a causa degli effetti dell’emergenza epidemiologica da Covid-19.

Età pensione di vecchiaia

L’età per la pensione di vecchiaia, presso la generalità delle gestioni amministrate dall’Inps, è pari a:

  • 67 anni, per la pensione di vecchiaia ordinaria, che normalmente richiede 20 anni di contributi (salvo deroghe che consentano il pensionamento con 15 anni di contributi), più un assegno almeno pari a 1,5 volte l’assegno sociale per gli iscritti privi di contributi ante 1996;
  • 66 anni e 7 mesi per la pensione di vecchiaia degli addetti ai lavori usuranti e gravosi, qualora possiedano almeno 30 anni di contributi e non siano beneficiari dell’Ape sociale;
  • 56 anni per le donne, 61 anni per gli uomini, qualora in possesso di un’invalidità pensionabile almeno pari all’80% e si tratti di lavoratori dipendenti del settore privato;
  • 66 anni, più una finestra di 18 mesi, con un minimo di 20 anni di contributi complessivi, in relazione alla pensione di vecchiaia in totalizzazione;
  • 71 anni, qualora si tratti di lavoratori privi di contributi al 31 dicembre 1995: in questo caso, gli interessati possono ottenere la pensione di vecchiaia con soli 5 anni di versamenti.

Per approfondire e conoscere tutti i trattamenti di vecchiaia leggi la guida alla pensione di vecchiaia.

Età pensione anticipata

In relazione alla pensione anticipata ordinaria non è previsto un requisito anagrafico minimo, ma è previsto unicamente un requisito contributivo, pari a 42 anni e 10 mesi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne. I soli lavoratori precoci appartenenti a specifiche categorie possono ottenere la pensione anticipata con 41 anni di contributi, ugualmente senza un’età minima. In entrambi casi, si applica una finestra di attesa pari a tre mesi. Possono essere però ottenute:

  • la pensione anticipata contributiva, dai soli lavoratori privi di contributi ante 1996 o optanti per il computo presso la gestione separata: per questo trattamento, l’età minima è pari a 64 anni, ma sono altresì necessari 20 anni di contributi ed un importo minimo della prestazione almeno pari a 2,8 volte l’assegno sociale;
  • la pensione anticipata con opzione quota 100, che può essere ottenuta se l’interessato possiede almeno 38 anni di contributi collocati entro il 31 dicembre 2021 ed, entro la stessa data, compie 62 anni di età. Si applica una finestra di attesa pari a tre o sei mesi, a seconda della categoria di appartenenza;
  • la pensione anticipata con opzione donna, che può essere ottenuta dalle lavoratrici che compiono 58 anni di età (59 anni se autonome) e possiedono 35 anni di contributi alla data del 31 dicembre 2020 (la data dovrebbe essere presto prorogata al 31 dicembre 2021). Per le lavoratrici dipendenti si applica una finestra di attesa pari a 12 mesi, mentre la finestra è di 18 mesi per le autonome.

Età pensione di anzianità

Presso le gestioni amministrate dall’Inps è possibile ottenere la pensione di anzianità con:

  • un minimo di 61 anni e 7 mesi di età e 35 anni di contributi, più una quota (somma del requisito anagrafico e contributivo) almeno pari a 97,6, per gli addetti ai lavori usuranti e notturni (coloro che hanno lavorato per meno di 78 notti all’anno ottengono la pensione con requisiti più elevati, così come coloro che possiedono anche contributi dal lavoro autonomo, oltre alla contribuzione derivante dal lavoro dipendente);
  • un minimo di 41 anni di contributi, più una finestra pari a 21 mesi, per coloro che richiedono la pensione di anzianità in totalizzazione.

Per alcune specifiche categorie di lavoratori è prevista un’età pensionabile più leggera, sia quale requisito pensionistico vero e proprio che grazie all’applicazione di maggiorazioni dell’anzianità o della contribuzione (iscritti al fondo dei lavoratori dello spettacolo e sportivi professionisti, al fondo volo, autoferrotranvieri, ecc.).

Per approfondire leggi Guida alla pensione anticipata.


note

[1] Art. 24 co. 10 DL 201/2011.

[2] Art. 12 DL 78/2010.

Autore immagine: pixabay.com


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