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Partita Iva forfettaria: costi fissi

3 Gennaio 2022 | Autore:
Partita Iva forfettaria: costi fissi

Quanto si paga nel regime che ha sostituito quello dei minimi? Chi può aderire? Entro quando va presentata la richiesta?

Chi vuole avviare un’attività per conto suo deve decidere quale rapporto avere da quel momento in poi con il Fisco. In base al suo «status» (professionista, titolare di una piccola ditta o di un’azienda di dimensioni più grandi, lavoratore autonomo, ecc.) ci sarà un approccio diverso con l’Agenzia delle Entrate. Una delle scelte più importanti è quella che riguarda il regime fiscale: bisognerà aderire al regime ordinario o a quello forfettario. Quest’ultimo comporta dei vantaggi ma anche degli svantaggi rispetto al primo e non è riservato a tutti: ci sono dei limiti che riguardano i ricavi e il reddito familiare e che annullano le detrazioni. Ma si paga lo stesso per appartenere ad un regime piuttosto che all’altro? Per quanto concerne la partita Iva forfettaria, costi fissi e tasse sono tanto diversi rispetto a quella ordinaria?

C’è da premettere che, come vedremo, aprire una partita Iva forfettaria non comporta alcun costo: si paga per mantenerla e, ovviamente, per corrispondere con la dovuta frequenza l’imposta sul valore aggiunto. Vediamo, allora, chi può avere questo tipo di partita Iva, quali sono i costi fissi e quanto deve pagare al Fisco chi appartiene a questo regime.

Partita Iva forfettaria: cos’è?

Tanto per cominciare ad inquadrare l’argomento, il regime forfettario è quello che nel 2019 ha sostituito il precedente regime dei minimi. Da quel momento in poi, è aperto a chi non supera la soglia di 65mila euro di ricavi all’anno.

Pertanto, la partita Iva forfettaria può essere aperta da chi non supera quel limite, che si tratti di professionisti o di ditte individuali operanti in qualsiasi settore.

Ci sono, inoltre, altri due requisiti importanti: può aprire una partita Iva forfettaria chi non va oltre i 30mila euro di reddito annuo da lavoro dipendente o assimilati. Restano esclusi da questa soglia i lavoratori dimessi o licenziati. Infine, non deve superare i 20mila euro lordi per le spese che riguardano il personale.

Riassumendo: la partita Iva forfettaria può essere aperta da qualsiasi persona fisica che:

  • eserciti un’attività d’impresa, arte o professione oppure sia a capo di un’impresa familiare;
  • non superi i 65mila euro annui di ricavi;
  • non superi i 30mila euro di reddito da lavoro dipendente o assimilati;
  • non superi i 20mila euro lordi per le spese per il personale dipendente o lavoro accessorio.

Non può aprire una partita Iva forfettaria chi:

  • è titolare di quote in società di persone con qualsiasi percentuale;
  • è titolare di quote che consentono il controllo di Srl e associazioni;
  • ha avuto una partita Iva negli ultimi due anni per la stessa tipologia di attività.

Partita Iva forfettaria: quanto si paga di tasse?

Tra i vantaggi di avere una partita Iva forfettaria c’è il capitolo dedicato alle imposte. In pratica, è possibile beneficiare di una tassazione agevolata del 15% e di una riduzione sui contributi Inps. In questo modo, si ha un’imposta sostitutiva unica al posto di quelle previste nel regime ordinario, come Irpef e Ires.

Altro elemento importante: il professionista o titolare dell’attività appartenente al regime forfettario non deve addebitare l’Iva in fattura al cliente: così facendo, sarà esonerato dai relativi adempimenti, cioè non dovrà presentare la dichiarazione Iva o registrare corrispettivi e fatture.

Non è finita: per i primi cinque anni di attività, il 15% di tassazione agevolata si riduce al 5%, a patto che:

  • non sia stata svolta alcuna attività artistica, professionale o d’impresa nei tre anni precedenti all’apertura della partita Iva forfettaria;
  • l’attuale attività non sia la prosecuzione di quella svolta in precedenza come dipendente o come autonomo;
  • l’ammontare di un’attività rilevata da un soggetto terzo sia in linea con i requisiti richiesti dal regime forfettario (non più di 65mila euro di ricavi annui, non più di 20mila euro di spese legate al personale, ecc.).

Se ha avuto diritto alla riduzione delle tasse per i primi cinque anni, dal sesto anno di attività in poi, il contribuente comincerà a versare l’aliquota del 15%.

Partita Iva forfettaria: quali sono i costi fissi?

Oltre ai costi relativi alle tasse, la partita Iva forfettaria ha dei costi fissi. Come detto all’inizio, per l’apertura non occorre pagare alcunché. Va, invece, corrisposta l’eventuale iscrizione all’Inps o al Registro delle imprese.

A ciò si aggiungono i contributi previdenziali ed i costi per mantenere aperta la partita Iva forfettaria, in particolare quelli del commercialista.

Quanto? Difficile stabilire una cifra perché può variare in base all’età e del sesso del professionista o del titolare dell’impresa o della città in cui ha la sua sede. Mediamente, però, si possono calcolare tra 400 e 1.000 euro tenendo conto delle citate variabili.

Partita Iva forfettaria: cosa fare per aprirla?

Come per il regime di tassazione, anche per la sua apertura la partita Iva forfettaria ha una procedura semplificata. Occorrerà presentare la domanda presso la sede dell’Agenzia delle Entrate competente per territorio e comunicare l’avvio dell’attività. Va fatto entro e non oltre i 30 giorni dalla data in cui è partita l’attività.

La richiesta va fatta tramite modello AA9/7, allegando un documento di identità. Di solito, gli autonomi hanno la loro partita Iva forfettaria nell’arco di 24 ore, mentre le ditte individuali potrebbero attendere qualche giorno in più, ma non oltre la settimana dal giorno di presentazione.



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2 Commenti

  1. sig. Garcia, al capoverso riguardante i costi Lei ha indicato due spese che riguardano:
    a) iscrizione alla CCIAA. Per l’iscrizione c’è una tassa da pagare che si versa tutti gli anni ed è una cifra variabile in base alla tipologia dell’azienda che si registra.
    b) Per l’iscrizione all’INPS in qualunque ramo operi la ditta non si versa alcun contributo. Nelle gestioni autonome dell’INPS (artigiani, commercianti, e lavoratori autonomi vari) non si versa alcuna tassa e questa avviene in automatico dopo aver presentato la registrazione della ditta alla CCIAA

  2. Buongiorno, nell’articolo appena letto relativo alle partite iva forfettarie si parla di tassazione del 15% e di contributi previdenziali ridotti. E’ possibile sapere a quale percentuale ammonti questa riduzione ? Grazie.

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