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Colloquio di lavoro online: aspetti legali

19 Ottobre 2021
Colloquio di lavoro online: aspetti legali

7 cose che nessuno sa sui colloqui di lavoro: tutti i divieti che incontrano il datore di lavoro e il dipendente. 

Oggi, gran parte dei colloqui di lavoro avviene online. In alcuni casi, le aziende chiedono che sia il candidato a inviare, al posto del vecchio curriculum, un video di presentazione ove, in pochi secondi, vengano messi in evidenza titoli, skill, capacità e aspettative. Il che serve anche a saggiare la capacità di sintesi dell’aspirante lavoratore, la sua dialettica e la spigliatezza, che è anche un saggio delle attitudini relazionali. 

Chi cerca suggerimenti su come comportarsi a un colloquio di lavoro si sofferma molto spesso su aspetti come l’abbigliamento, la comunicazione, la puntualità, l’enfasi sulle esperienze passate e sulle ambizioni future. Ma non è solo questo che fa di un colloquio di lavoro un “buon” colloquio di lavoro. Bisogna anche conoscere la storia dell’azienda che si ha davanti e come ci si deve rapportare con determinate realtà, cosa queste cercano e di quali figure hanno bisogno. Insomma, se si vuole riempire un buco bisogna assumere l’esatta forma di quel buco. 

Il più delle volte, è anche bene conoscere gli aspetti legali di un colloquio di lavoro: perché una buona preparazione in ambito giuridico è sempre ben vista da qualsiasi realtà imprenditoriale. E quando ci riferiamo agli aspetti legali non intendiamo certo quelli di natura sindacale che, almeno in questa fase, vanno accantonati: il datore di lavoro non vuol vedere nel proprio dipendente un futuro antagonista. C’è sempre tempo quindi per parlare di inquadramenti contrattuali, orari di lavoro e retribuzioni prima della firma del contratto. E siccome è la prima impressione quella che più conta, al colloquio di lavoro bisogna concentrarsi su ciò che si può dare piuttosto che su ciò che si vuole ottenere. 

Ritorniamo però agli aspetti legali del colloquio di lavoro online: si può videoregistrare la discussione? È necessario firmare una informativa sulla privacy? Si deve fornire una copia del proprio documento d’identità? Si è tenuti a rispondere a domande sul proprio stato di salute o, nel caso delle donne, su eventuali gravidanze in corso o già programmate? Cosa rischia chi esagera nel gonfiare le proprie capacità o dichiara di avere titoli che non ha? Ecco alcune domande che serviranno a sciogliere i principali dubbi sul tema.

Si può registrare o riprendere un colloquio di lavoro online?

Le registrazioni e le videoregistrazioni di conversazioni, all’insaputa dei partecipanti, sono lecite a patto che non vengano effettuate negli uffici o in casa altrui e non siano comunque diffuse. Questo impedisce di registrare o riprendere un colloquio di lavoro in azienda mentre è invece possibile farlo se avviene tramite computer. Difatti, le comunicazioni online o tramite telefono possono essere oggetto di registrazione, indipendentemente dal fatto che ciascuno dei conversanti è dietro la propria scrivania.  

Ciò che però si può fare del file è molto limitato: come detto, non può essere pubblicato o inoltrato ad altri. Potrebbe tutt’al più servire come prova di eventuali illeciti, per tutelare i propri diritti. Ma poiché il datore di lavoro ha ampia libertà di scelta circa i soggetti da assumere, il fatto di non essere stati valutati adeguatamente non è motivo per usare la registrazione in tribunale. 

Bisogna riferire eventuali licenziamenti subiti?

Il candidato non è tenuto a fornire informazioni circa le ragioni che lo hanno costretto alla ricerca di un lavoro. Non deve cioè dire se eventuali precedenti rapporti sono cessati per dimissioni, licenziamento disciplinare o crisi aziendale. 

A ben vedere, un licenziamento lascia sempre una traccia. Difatti, al Centro per l’Impiego l’azienda datrice di lavoro deve comunicare il licenziamento entro 5 giorni da quando è cessato il rapporto di lavoro, anche perché, in questo modo, il lavoratore può usufruire di alcune agevolazioni. Ciò che però non è dato conoscere sono i motivi del licenziamento: se cioè sia avvenuto per motivi disciplinari o di riassetto aziendale. Ed è sempre meglio tenere nascosto un licenziamento per giusta causa perché potrebbe infangare il curriculum. 

Si può mentire a riguardo? La risposta, per quanto assurda possa sembrare, è affermativa: chi dice una bugia in merito alle ragioni che hanno determinato la cessazione di un precedente rapporto lavorativo non può essere licenziato. Lo ha detto la Cassazione: se il dipendente, in sede di colloquio di lavoro, non informa la nuova azienda di essere stato, in passato, licenziato da un’altra azienda per una sua grave colpa, la reticenza non può costargli la perdita del posto. 

Che succede se si esagera con le competenze?

La legge dice che, nell’applicazione dei contratti, bisogna comportarsi secondo buona fede con l’altra parte. Anzi, quest’obbligo sorge ancor prima di firmare il contratto, già in sede di trattative. La violazione di questa norma comporta un obbligo di risarcimento. Che valenza ha questa regola in materia di colloqui di lavoro? Secondo la Cassazione, si può licenziare il dipendente che ha mentito al colloquio di lavoro solo nel momento in cui, qualora questi avesse detto la verità, non sarebbe mai stato assunto. Bisogna, quindi, verificare l’incidenza che ha avuto la bugia nella valutazione del datore di lavoro. Se questa è stata determinante è possibile richiamare la violazione del dovere di buona fede nella conclusione delle trattative e quindi la risoluzione del rapporto contrattuale. Se, al contrario, la bugia non ha cambiato l’esito del colloquio di lavoro, che comunque si sarebbe risolto nell’assunzione, allora il neo-lavoratore conserva il posto.

Quindi, una persona che viene assunta per il suo grado di conoscenza dell’inglese o perché ha maturato determinate esperienze in un particolare settore, quando poi risultano esagerate o non vere, può non solo essere licenziata ma anche citata per risarcimento dei anni. 

Risultato: per stabilire quali sono le conseguenze di un curriculum gonfiato bisogna valutare la gravità della bugia. Bisogna, in sostanza, porsi una domanda: «Cosa sarebbe successo se il candidato non avesse mentito?».

Si può cercare un posto di lavoro avendone uno?

Cercare un altro posto di lavoro, quando già si è occupati, non è vietato. L’importante è non farsi assumere quando ancora si è alle dipendenze con il vecchio datore di lavoro. O meglio, bisogna valutare la compatibilità. È bene infatti sapere che:

  • non si possono avere due rapporti di lavoro full-time contemporaneamente e non si possono comunque superare le 48 ore di lavoro settimanali. Ragion per cui va sempre comunicato al nuovo datore di lavoro la presenza di un precedente rapporto al fine di valutare il rispetto dei limiti massimi di orario del lavoro;
  • il nuovo lavoro non deve essere in concorrenza con il precedente.

Si deve firmare la privacy?

Nel momento in cui si fa un colloquio di lavoro deve essere richiesta la firma sulla cosiddetta «informativa sulla privacy» se l’azienda intende archiviare i dati dell’aspirante lavoratore nei propri sistemi informatici – fosse anche il numero di telefono – al fine di tenerne conto per una successiva assunzione.

È diritto dell’aspirante, che magari non abbia ottenuto l’assunzione, sapere come i suoi dati saranno trattati ed eventualmente chiederne la cancellazione.

Che fare in caso di promessa di assunzione non mantenuta?

Che succede se il datore di lavoro dice al dipendente di volerlo assumere e poi non lo fa? Tutto dipende dallo stato in cui vengono lasciate le trattative. Se queste erano avanzate, l’abbandono immotivato è fonte di risarcimento. Per cui, se l’offerta di lavoro non mantenuta ha provocato le dimissioni del candidato dal suo precedente lavoro, quest’ultimo avrà diritto a vedersi indennizzare i danni subiti.

In caso però di una generica promessa o di una semplice manifestazione di apprezzamento verso il candidato non si può ottenere alcun risarcimento.

Domande che non si possono fare al colloquio di lavoro

In sede di colloquio di lavoro non si può chiedere a una donna se è incinta, se sta programmando una gravidanza o il matrimonio. Sarebbe una violazione delle norme che vietano le discriminazioni di genere. Allo stesso modo, il datore non può chiedere informazioni sullo stato di salute di un candidato, trattandosi di una verifica che può fare solo il medico del lavoro. 

Ecco altre domande che non si possono mai fare a un colloquio di lavoro:

  • di quale religione sei?
  • sei omosessuale?
  • sei sposato/a?
  • hai bambini? Se sì, come pensi di gestirli?
  • sei mai stato arrestato/a?
  • quali festività segui?
  • da quale nazione provieni?
  • hai debiti?
  • bevi alcol?
  • quando è stata l’ultima volta che hai fatto uso di droghe illegali?
  • da quanto tempo lavori?
  • sei disabile? Hai mai sofferto di disabilità?

In questi casi, non si è tenuti a rispondere e, qualora si volesse farlo, non si è obbligati a dire la verità.



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