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Quando l’ignoranza della legge è scusabile

3 Gennaio 2022 | Autore:
Quando l’ignoranza della legge è scusabile

Errore inevitabile: quando la mancata conoscenza delle norme giustifica l’autore di un reato? Cos’è il dovere di informazione?

Spesso, si sente dire che «la legge non ammette ignoranza», riferendosi al fatto che, in caso di reato, non ci si può discolpare dicendo di non sapere che il fatto fosse vietato dalla legge. Insomma, ognuno paga le conseguenze della propria ignoranza in materia legislativa. In realtà, questo principio non è sempre vero. Con questo articolo vedremo quando l’ignoranza della legge è scusabile.

Come diremo, la giurisprudenza ritiene che l’errore inevitabile del precetto di legge giustifica la condotta della persona che ha infranto la norma, con la conseguenza che non potrà scattare alcuna sanzione. Questa condizione, però, ricorre solamente in rarissime ipotesi; non si deve dunque pensare che ci si possa sempre giustificare opponendo la propria ignoranza: sarebbe davvero troppo semplice. Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo insieme quando l’ignoranza della legge è scusabile.

Ignoranza della legge penale: cos’è?

Nel Codice penale [1], c’è una norma che dice testualmente: «Nessuno può invocare a propria scusa l’ignoranza della legge penale».

In pratica, secondo questa disposizione, nessuno può farla franca accampando come scusa di non essere a conoscenza che il fatto che ha commesso costituisca reato.

Se una persona crede di poter conservare in casa una pistola senza licenza e senza farne denuncia ai carabinieri, non può poi difendersi dall’accusa di detenzione abusiva dicendo di non conoscere nel dettaglio la legge che disciplina le armi.

Ignoranza della legge: cos’è il dovere di informazione?

Secondo la legge, anche se l’ignoranza è reale, cioè se davvero l’autore del reato non era a conoscenza della norma incriminatrice, essa comunque non giustifica il soggetto agli occhi della legge. Questo perché in capo a ogni cittadino c’è un generico dovere di informarsi delle leggi vigenti nel proprio Paese.

Non a caso, quando una nuova legge è promulgata, essa viene pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale perché tutti possano averne conoscenza, e non entra in vigore prima di 15 giorni, cosicché ogni cittadino possa avere il tempo di informarsi.

Ignoranza inevitabile della legge: cos’è?

La Corte Costituzionale, con una storica sentenza del 1988 [2], ha dichiarato costituzionalmente illegittima la norma (sopra richiamata) secondo cui nessuno può giustificarsi dicendo di non conoscere la legge, nella parte in cui non prevede che possa scusare l’ignoranza inevitabile.

In pratica, secondo la Corte Costituzionale, l’ignoranza assolutamente inevitabile della legge può essere invocata come giustificazione del crimine commesso. Ignoranza inevitabile significa dunque ignoranza scusabile.

Ignoranza della legge: quando è scusabile?

Quando ricorre l’ignoranza inevitabile della legge? Essenzialmente nelle seguenti circostanze:

  • quando il soggetto, a causa di una totale mancanza di socializzazione, non ha potuto in alcun modo avere conoscenza della legge che poi ha infranto. Si pensi a colui che ha vissuto per anni isolato da tutti, senza alcun tipo di contatto col mondo esterno;
  • nel caso in cui il grado culturale dell’autore del reato sia talmente inferiore alla media da escludere la coscienza di commettere un’azione delittuosa, circostanza che ricorre soprattutto se il soggetto è straniero e da poco integrato nella società;
  • quando vi sia una completa oscurità del testo legislativo, così grave da non poterne comprendere la portata. È il caso di una norma scritta talmente male da generare dubbi sul suo significato;
  • in presenza di un orientamento giurisprudenziale che induca a interpretare male la legge e, di conseguenza, a commettere reato.

Ignoranza inevitabile: alcuni esempi

Chiarito che l’ignoranza assolutamente inevitabile è l’unica che possa scusare la commissione di un crimine, vediamo alcuni esempi in cui la mancata conoscenza della legge può comportare un’assoluzione.

Ad esempio, è scusabile l’ignoranza della legge da parte dello straniero che, da poco in Italia e incapace di comprendere la lingua, chieda assistenza a professionisti del settore giuridico e, ciononostante, commetta reato perché mal consigliato.

Ovviamente, l’ignoranza inevitabile che scusa la persona agli occhi della legge non vale solo per gli stranieri. Secondo la giurisprudenza [3], il medico, detentore di due pistole regolarmente denunciate, che si presenta alle forze dell’ordine per denunciarne una terza, non commette reato se le autorità lo rassicurano circa la correttezza della sua condotta, nonostante la legge proibisca di detenere più di due armi da sparo senza la licenza di collezione rilasciata dal questore.

In questo caso, il medico, pur essendo una persona integrata e culturalmente preparata, non è esperto del settore e si è affidato alle forze dell’ordine affinché lo aiutassero. Egli quindi ha agito dietro consiglio di persone qualificate, ignorando totalmente di violare la legge.

Diverso sarebbe stato se lo stesso errore fosse stato commesso da un avvocato o da un’altra persona esperta di diritto: in un’ipotesi del genere, l’ignoranza della legge penale non può scusare, in quanto si presume che il professionista legale abbia conoscenza delle norme dell’ordinamento italiano.

Deve ritenersi inevitabile (e perciò scusabile) l’ignoranza del comune cittadino, sfornito di conoscenze specifiche, che ha assolto il proprio dovere di informarsi con l’ordinaria diligenza, attraverso la corretta utilizzazione dei mezzi di informazione, di indagine e di ricerca dei quali dispone, e ciononostante ha commesso reato [4].

Ancora, è scusabile (perché inevitabile) l’ignoranza di colui che, dimesso dall’ospedale dopo mesi di ricovero in terapia intensiva, commette un reato che è stato introdotto solo da pochi giorni e del quale non aveva potuto avere conoscenza a causa delle sue precedenti condizioni di salute.

Ignoranza della legge: quando non è scusabile?

Come ricordato nel precedente paragrafo, l’ignoranza non è scusabile quando il soggetto svolge un’attività in uno specifico settore rispetto alla quale ha il dovere di informarsi con diligenza sulla normativa esistente [5].

Di conseguenza, chi svolge attività nel campo della gestione dei rifiuti non può invocare, a propria giustificazione, la complessità della legge inerente alla tutela dell’ambiente e alla raccolta dell’immondizia [6].

La Cassazione ha ritenuto non scusabile l’ignoranza in materia di coltivazione domestica della cannabis [7]. Nel caso affrontato dalla Corte, alcuni ragazzi si difendevano dall’accusa di spaccio sostenendo che, all’epoca dei fatti, era diffuso l’orientamento giurisprudenziale che affermava la liceità della coltivazione domestica di cannabis, indirizzo ampiamente pubblicizzato dai media così da ingenerare nei giovani la convinzione che coltivare droghe leggere per uso personale non fosse reato.

Secondo la Cassazione, in caso di giurisprudenza non conforme o di oscurità del dettato normativo sulla regola di condotta da seguire, non è possibile invocare la scusa dell’ignoranza inevitabile poiché, in caso di dubbio, sorge un obbligo di astensione dall’intervento.

In pratica, per la Cassazione, se c’è un dubbio sulla legalità o meno di una condotta, ogni cittadino ha il dovere di astenersi, in quanto chi agisce, accettando il rischio di commettere un atto illegale, non può invocare l’ignoranza inevitabile.

Al contrario, l’ignoranza è inevitabile se indotta da un pacifico orientamento giurisprudenziale che abbia convinto il soggetto ad agire in modo contrario al dettato normativo [8].


note

[1] Art. 5 cod. pen.

[2] Corte Costituzionale, sent. n. 364/1988.

[3] Trib. Pisa, sent. del 5 febbraio 1982.

[4] Cass., sent. n. 25912/2004.

[5] Cass., sent. n. 22205/2008.

[5] Cass., sent. n. 2246 del 18 gennaio 2017.

[7] Cass., sent. n. 6991/2011.

[8] Cass., sent. n. 28397/2004.

Autore immagine: canva.com/


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