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Cosa rischia chi assume un clandestino?

3 Gennaio 2022 | Autore:
Cosa rischia chi assume un clandestino?

Far lavorare un cittadino straniero senza documenti comporta il carcere? Per la legge ci sono sanzioni amministrative e penali. Ecco quali.

Li incontri spesso all’alba, seduti vicino alle rotonde delle strade statali o nei pressi di un imbocco dell’autostrada. Aspettano che qualche capocantiere si fermi per caricarli e portarli a fare una giornata di manovalanza che procuri qualche soldo per campare. Tireranno sera e la mattina dopo l’attesa si ripeterà. E così anche il giorno dopo. Altre volte, sono loro a bussare alla porta di un imprenditore, piccolo o grande che sia, di un artigiano, di chiunque possa dare un lavoro in cambio di quel che passa il convento. Li trovi ad assistere gli anziani non autosufficienti o a fare i mestieri nelle case di chi non ha tempo di occuparsi né del genitore né delle pulizie e non vuole fare un contratto perché va bene così. Li trovi anche sotto il sole nei campi di pomodori, con la schiena piegata a 40 e passa gradi per qualche euro. È «la regola degli irregolari», utili spesso a chi condanna la loro presenza in Italia. Pur sapendo che, se beccati a dare lavoro a chi non ha le carte come Dio comanda, potrebbe passare qualche guaio. Cosa rischia chi assume un clandestino?

Forse dobbiamo chiederci prima chi è un clandestino, per sapere cosa rischia chi lo assume. La legge dice che l’immigrato extracomunitario è clandestino quando non rispetta la procedura di identificazione e le norme di soggiorno previste dal nostro ordinamento giuridico. E dice anche che lo straniero che intenda varcare i confini italiani deve essere in possesso di un passaporto valido o di un documento equipollente, nonché del visto d’ingresso (salvi eccezionali casi di esenzione). La legge dice pure che l’ingresso nel territorio italiano può avvenire, tranne nei casi di forza maggiore, soltanto attraverso i valichi di frontiera appositamente istituiti.

A questo punto, chi non rispetta queste regole può essere considerato un clandestino. Cosa rischia chi lo assume? Vediamo.

Quali documenti per non essere clandestino?

Il cittadino straniero extracomunitario deve chiedere il visto di ingresso rilasciato dalle rappresentanze diplomatiche o consolari italiane nel suo Stato di origine. Se non è previsto un soggiorno superiore a tre mesi, sono equiparati i visti emessi, sulla base di specifici accordi, dalle autorità diplomatiche o consolari di altri Stati. Ma non è finita.

Per poter entrare regolarmente in Italia, lo straniero deve dimostrare di essere in possesso della documentazione in grado di confermare lo scopo e le condizioni del soggiorno, nonché la disponibilità di mezzi di sussistenza sufficienti per la durata del soggiorno e, fatta eccezione per i permessi di soggiorno per motivi di lavoro, anche per il ritorno nel Paese di provenienza. Insomma, di essere nelle condizioni di arrivare e di tornare indietro se fosse il caso.

Cos’è il reato di immigrazione clandestina?

Commette il reato di immigrazione clandestina chi non rispetta i requisiti sopra citati e rischia una contravvenzione punita con l’ammenda da 5.000 a 10.000 euro: vuol dire che, chi fa ingresso in Italia senza sottoporsi ai controlli, non rischia il carcere. Secondo la legge, infatti, per il reato di immigrazione clandestina non è possibile accedere all’oblazione, cioè a quel rito speciale che consente di evitare il processo penale pagando una somma di denaro.

Assumere un clandestino: cosa si rischia?

Rischia, invece, il carcere il datore che fa lavorare in nero uno straniero irregolare: oltre alle sanzioni economiche molto alte (fino a 36mila euro), può finire dietro alle sbarre.

Come ribadito dalla Cassazione, prevedere sia una sanzione penale sia una amministrativa per chi assume in nero uno straniero irregolare non costituisce alcuna violazione del divieto del ne bis in idem, vale a dire il principio per cui il giudice non può esprimersi due volte sulla stessa azione qualora si sia già formata la cosa in giudicato, dal momento che la condotta del datore di lavoro lede due diversi istituti giuridici.

Per capirci meglio: chi assume un clandestino senza contratto, viola le norme sull’immigrazione e commette reato e, d’altra parte, non rispetta gli obblighi contributivi previsti (ecco perché è soggetto ad una sanzione amministrativa).

Quali sanzioni penali per assumere un clandestino?

Secondo il Testo unico sull’immigrazione [2], «il datore di lavoro che occupa alle proprie dipendenze lavoratori stranieri privi del permesso di soggiorno previsto dal presente articolo, ovvero il cui permesso sia scaduto e del quale non sia stato chiesto, nei termini di legge, il rinnovo, revocato o annullato, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa di 5.000 euro per ogni lavoratore impiegato».

Inoltre, «chi viola le norme sull’immigrazione facendo lavorare per conto della propria impresa uno straniero irregolare viene punito con una reclusione che va dai sei mesi ai tre anni, oltre ad una multa di 5.000 euro».

Le pene sono aumentate di un terzo nel caso in cui:

  • i lavoratori irregolari occupati siano più di 3;
  • tra i lavoratori irregolari ci siano dei minori;
  • i lavoratori vengano sottoposti a condizioni lavorative di particolare sfruttamento.

Quali sanzioni amministrative per chi assume un clandestino?

Qui entra in gioco il decreto attuativo del Jobs Act [3], che dice:

  • per ogni lavoratore irregolare entro i 30 giorni di impiego effettivo è prevista una sanzione che va dai 1.500 ai 9.000 euro;
  • la sanzione va da 3.000 a 18.000 euro per ogni lavoratore irregolare con impiego effettivo tra i 31 e i 60 giorni;
  • la sanzione va da un minimo di 6.000 ad un massimo di 36.000 euro per ogni lavoratore irregolare con impiego effettivo superiore ai 60 giorni.

Se il lavoratore è clandestino, i suddetti importi vengono aumentati del 20%. Oltre al rischio di finire in carcere per avere assunto uno straniero irregolare.


note

[1] Cass. sez. lavoro sent. n. 12936/2018.

[2] Art. 22 co. 12 Dlgs. n. 286/1998.

[3] Dlgs. n. 151/2015.

Autore immagine: canva.com/


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