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Quali sono gli elementi del contratto ristorativo?

4 Gennaio 2022 | Autore:
Quali sono gli elementi del contratto ristorativo?

Il contratto di ristorazione rientra nell’ambito dell’attività ristorativa: definizione, caratteristiche, elementi, forma e tutela del consumatore.

Quando ti rechi in pizzeria o al ristorante, ti accomodi a un tavolo ed ordini da mangiare e da bere, concludi un particolare tipo di contratto, denominato contratto ristorativo o di ristorazione. Sia la dottrina sia la giurisprudenza definiscono tale contratto come l’accordo in forza del quale una parte (ristoratore) si obbliga nei confronti di un altro soggetto (cliente) a fornire la somministrazione di pasti e bevande, di solito nello stesso luogo di produzione, dietro pagamento di un corrispettivo in denaro.

Sulla base di questa definizione generale è possibile individuare quali sono gli elementi del contratto ristorativo ovvero: l’accordo, cioè la manifestazione di volontà delle parti di concludere un contratto; la causa, che consiste nello scambio tra la prestazione dell’imprenditore, che somministra i pasti e le bevande, e quella del cliente, che paga il prezzo del servizio; l’oggetto, ossia l’utilità economica e, più precisamente, la fornitura del pasto e delle bevande e il corrispettivo.

In cosa consistono le caratteristiche del contratto ristorativo?

Il contratto ristorativo è un contratto bilaterale perché si conclude tra due parti contraenti, il ristoratore e il cliente.

Altresì, tale tipo di contratto è:

  1. a forma libera e non vincolata;
  2. consensuale, nel senso che si perfeziona con l’accordo tra le parti, non essendo necessaria la consegna della cosa;
  3. a titolo oneroso, per cui ad un vantaggio di una parte corrisponde lo svantaggio della controparte e viceversa;
  4. a prestazioni corrispettive, quindi, ogni parte ha un’obbligazione posta a fondamento della prestazione dell’altra, in sostanza, prezzo controprestazione e viceversa.

Quali sono gli elementi essenziali del contratto ristorativo?

L’accordo

Il primo elemento essenziale del contratto ristorativo è rappresentato dall’accordo attraverso il quale il ristoratore e il cliente danno vita a un rapporto giuridico di tipo patrimoniale.

L’accordo si manifesta mediante:

  • la proposta contrattuale del ristoratore, cioè un’offerta di vari servizi relativi alla somministrazione di cibi e bevande con l’indicazione del prezzo (ad esempio, la presentazione del menu al cliente);
  • l’accettazione del cliente, il quale, dopo aver esaminato il menu, sceglie e fa l’ordine. Il cliente, ordinando i piatti elencati nel menu, aderisce incondizionatamente alla proposta. In altre parole, attraverso la comanda, che è il documento in cui si annota l’ordinazione effettuata dal cliente, avviene l’incontro tra la proposta e l’accettazione. Attualmente, si utilizzano nuovi strumenti per la raccolta e la gestione delle ordinazioni come ad esempio i taccuini elettronici touch screen mediante i quali le ordinazioni vengono inviate direttamente in cucina e alla cassa.

Il contratto è concluso nel momento e nel luogo in cui il ristoratore e il cliente si scambiano le dichiarazioni reciproche (proposta e accettazione).

Al contratto di ristorazione concluso tra persone presenti viene assimilato quello concluso telefonicamente. In questo caso, il luogo di perfezionamento è quello nel quale il proponente, tramite la comunicazione telefonica, ha notizia dell’accettazione e, di conseguenza, scattano le obbligazioni a carico di entrambe le parti.

La causa

La causa è il secondo elemento essenziale del contratto ristorativo. Tale tipo di contratto viene ricondotto all’appalto e più precisamente all’appalto di servizi, laddove per tali si intendono operazioni diverse che vanno dall’allestimento della tavola alla preparazione dei cibi, dal servizio al tavolo alla mescita delle bevande che il ristoratore offre al cliente dietro pagamento di un corrispettivo.

Inoltre, il contratto ristorativo, al pari di quello d’appalto, presenta caratteri propri del contratto d’opera e della vendita. Tuttavia, mentre nel contratto d’opera l’appaltatore deve essere in grado di organizzare i mezzi necessari al compimento del servizio, nel contratto ristorativo non sempre è necessaria l’organizzazione dei mezzi in quanto l’opera o il servizio sono frutto del lavoro prevalentemente proprio del soggetto (ristoratore).

Se l’opera e il servizio sono svolti mediante l’organizzazione dell’impresa, il contratto di ristorazione si può qualificare come contratto d’appalto e il ristoratore può essere ricondotto alla figura dell’imprenditore commerciale. Se, invece, è prevalente il lavoro del ristoratore e dei suoi familiari, il contratto di ristorazione viene ricondotto al contratto d’opera [1].

Per quanto attiene alla vendita, la differenza con l’appalto sta nel fatto che l’oggetto di quest’ultimo consiste nella prestazione di un fare (un’opera o un servizio). Se il lavoro dell’imprenditore prevale rispetto alla fornitura della materia prima (offerta degli alimenti o dei semilavorati che compongono le vivande), allora il contratto viene ricondotto all’appalto.

L’oggetto del contratto

L’oggetto del contratto ristorativo è l’utilità economica, ossia da un lato la somministrazione di pasti e bevande e dall’altro il corrispettivo.

In base al Codice civile, l’oggetto deve essere lecito, possibile, determinato e determinabile [2]. Pertanto, la somministrazione di cibo e di bevande e il corrispettivo devono essere determinati e in particolare il cibo e le bevande devono essere identificabili sia nel tipo sia nella qualità e nella quantità.

L’oggetto del contratto non va confuso con la prestazione, a cui è tenuto il ristoratore, che consiste nella preparazione delle vivande prodotte con alimenti caldi e freddi e nel servizio al tavolo.

Per quanto attiene al prezzo, l’obbligo del pagamento grava sul cliente/consumatore. Se il prezzo non è determinato, il contratto ristorativo è nullo [3].

Qual è la forma del contratto ristorativo?

Il contratto ristorativo è un contratto a forma libera per la cui validità non è richiesta la forma scritta. Infatti, in genere, viene concluso verbalmente ma vi sono dei casi in cui viene concluso per fatti concludenti, come succede quando il cliente versa il prezzo inserendo il denaro in una macchina a gettoni o in un distributore automatico e preleva il prodotto.

Contratto di ristorazione e Codice del consumo: qual è il rapporto?

Al contratto di ristorazione si applicano le norme poste a tutela del contraente debole previste dal Codice del consumo [4]. In particolare, in questo tipo di contratto, il cliente è il contraente debole mentre l’imprenditore è il soggetto che assume l’iniziativa e dichiara le caratteristiche sia qualitative sia quantitative del bene o della prestazione nonché determina il prezzo nell’ambito del rapporto dove le condizioni sono preconfezionate.

Il ristoratore deve fornire il servizio con correttezza, diligenza e a regola d’arte. Quindi, non può ingannare il cliente inserendo ingredienti diversi da quelli previsti o di qualità inferiore. Inoltre, il servizio deve essere fornito con professionalità e nel tempo che normalmente si impiega per la preparazione della pietanza o della bevanda.

I rimedi posti a tutela del cliente/consumatore per i vizi e i difetti materiali del bene accertati al momento dell’erogazione del servizio al tavolo (ad esempio, per un cibo troppo cotto o bruciato o non conforme a quanto descritto, per ortaggi coltivati e non freschi, per cibi alterati, ecc.) sono: la riduzione del prezzo, la risoluzione del contratto oppure il ripristino della conformità del bene senza spesa mediante riparazione o sostituzione.


note

[1] Art. 2222 cod. civ.

[2] Art. 1346 cod. civ.

[3] Art. 1346 e 1418, co. 2, cod. civ.

[4] D. Lgs. n. 206/2005.


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