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Come dimostrare la dimora

4 Gennaio 2022 | Autore:
Come dimostrare la dimora

Ai fini delle detrazioni fiscali il contribuente può provare l’abitazione principale mediante l’esibizione di documenti riguardanti bollette relative a consumi o a contratti di utenze.

Se in molti conoscono il significato dei termini residenza e domicilio, sono tanti, invece, quelli che non sanno di preciso cos’è la dimora. Peraltro, non si tratta di una cosa di poco conto. Basti pensare che i contribuenti intanto possono usufruire dell’esenzione dal pagamento dell’Imu per l’abitazione principale, in quanto provano che quest’ultima è il luogo in cui sia essi sia i loro familiari hanno fissato la residenza e la dimora. 

Posto che la residenza è il dato che risulta dall’anagrafe del Comune, allora come dimostrare la dimora? Prima di rispondere a questa domanda pare opportuno distinguere tra domicilio, residenza e dimora.

Domicilio, residenza e dimora: differenze

A norma dell’articolo 43 del Codice civile, il domicilio è il luogo ove la persona ha stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi. Consta, quindi, di due elementi:

  • quello oggettivo, in riferimento ai rapporti economici, morali, sociali e familiari;
  • quello soggettivo, derivante dall’intenzione del soggetto stesso di fissare in un determinato luogo il centro dei propri affari o interessi.

La residenza coincide con la dimora abituale del soggetto in un dato luogo ed è anch’essa connotata dai suddetti requisiti oggettivo e soggettivo. 

Chiunque stabilisce la sua residenza in un determinato posto ha l’obbligo di comunicarlo all’ufficio anagrafe del Comune. Proprio per tali motivi presso ogni Comune è stato istituito un registro anagrafico delle persone residenti nel quale sono iscritti tutti i soggetti che lì vivono.

La residenza può essere diversa dal luogo eletto quale domicilio, poiché spesso capita che come domicilio venga scelto lo studio professionale mentre la residenza venga mantenuta presso la casa familiare. Si pensi ad esempio ad un avvocato che risiede a Milano ma ha il domicilio a Bergamo, dove esercita la professione e ha lo studio.

La dimora è il luogo in cui la persona abita o permane in maniera temporanea o abituale. Si ha ad esempio dimora temporanea nel caso di un soggetto che si trasferisce in una città diversa da quella di residenza per motivi di studio, di lavoro o familiari. Invece, si ha dimora abituale quando una persona fissa la propria residenza in un determinato luogo, scegliendo di abitarvi stabilmente e ivi svolgendo con continuità le sue normali consuetudini di vita e le normali relazioni sociali.

Come dimostrare la dimora? 

Come già detto in precedenza, la dimora abituale di un soggetto coincide con la residenza. Tuttavia, se quest’ultima può essere dimostrata con la relativa certificazione rilasciata dal Comune, non sempre la predetta certificazione è sufficiente per dimostrare anche la dimora abituale.

In tali casi, la prova può essere fornita con qualsiasi mezzo attestante lo svolgimento stabile e continuativo della vita quotidiana presso un determinato immobile, in particolare costituito dalla produzione dei documenti sui consumi registrati sulle varie bollette delle utenze domestiche.

Le bollette della luce, dell’acqua e del gas riferite a una complessiva gestione domestica, possono provare la presenza continuativa e stabile di una persona nell’immobile indicato come sua dimora abituale, soprattutto se i consumi registrati sono compatibili con il numero dei componenti del nucleo familiare.

Tale documentazione, quindi, costituisce una dichiarazione sostitutiva di atto notorio circa la qualificazione dell’immobile come abitazione principale. A tal proposito, una recente sentenza della Commissione Tributaria di Napoli ha chiarito che per beneficiare dell’esenzione Imu sull’immobile adibito ad abitazione principale, non basta da sola la residenza anagrafica, ma occorre provare l’utilizzo dell’immobile come dimora abituale da parte del nucleo familiare con la documentazione attinente i consumi delle utenze domestiche [1].

Da questo punto di vista, quindi, non acquistano rilievo il pagamento della Tari, l’allaccio al sistema fognario, la domanda di condono, la presenza di un’utenza telefonica fissa, che sono considerati elementi compatibili con la titolarità di un immobile non destinato a dimora abituale.

Allo stesso modo, altri eventuali documenti presentati dal contribuente quali ad esempio quello derivante dal riconoscimento di premi o della cittadinanza onoraria oppure quelli che dimostrano la partecipazione del soggetto alla vita sociale o culturale di un Comune, sono incompatibili con una presenza costante nel corso dell’anno.

Dimora abituale: si può autocertificare per godere di benefici fiscali?

La dimora abituale può essere autocertificata ai fini dell’esenzione dal pagamento dell’Imu. Infatti, alcuni Comuni richiedono la compilazione di moduli prestampati nei quali l’interessato autocertifica il luogo della propria dimora e quello della sua famiglia.

Cosa succede, però, se questi moduli non vengono depositati? In merito, la Corte di Cassazione [2] ha precisato che il Comune non può pretendere che a dimostrare la dimora abituale sia solo il modulo predisposto appositamente in relazione ai requisiti necessari per beneficiare dell’agevolazione. Perciò, il contribuente, qualora l’amministrazione comunale dovesse revocare l’esenzione dal pagamento dell’Imu per il mancato deposito dell’autocertificazione, può provare la dimora abituale con qualsiasi mezzo all’uopo idoneo, secondo le regole generali, ad iniziare dalla produzione delle bollette della luce, dell’acqua e del gas.  


note

[1] Commissione Tributaria Provinciale di Napoli, Sezione XIII, sent. n. 7835 del 16.11.2020.

[2] Cass. Civ. sent. n. 8627/19 del 28.03.2019.


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