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Risarcimento del danno estetico

4 Gennaio 2022 | Autore:
Risarcimento del danno estetico

Come viene riconosciuta economicamente una lesione, una cicatrice, un segno sul corpo provocato da un altro se si ha bisogno di una plastica?

Pensavi di affidarti ad un esperto per migliorare il tuo aspetto e, invece, qualcosa è andato storto durante l’intervento: la cicatrice che volevi togliere da una guancia ora è diventata un cerchio rosso con cui dovrai convivere per il resto dei tuoi giorni. Come quel tuo amico, rimasto con le braccia segnate a vita a causa di un incidente provocato da un altro che mandò in frantumi i vetri dell’auto. Sarà anche vero, come sosteneva lo scrittore e filosofo spagnolo del ‘600 Baltasar Gracián, che chi ha «l’ingresso degno d’un gran palazzo» spesso ha «le stanze interne paragonabili a squallide capanne». Un modo sofisticato per dire che conta essere belli dentro e non fuori. Ma è altrettanto vero che uno ha il diritto di sentirsi più a posto con sé stesso senza macchie, cicatrici o ferite provocate da un altro. Esiste il risarcimento del danno estetico?

I casi più crudeli della cronaca ci mostrano donne sfregiate con l’acido (arma legale, oltre che letale, perché chiunque la può comprare al supermercato) o con un coltello. Di donne segnate per sempre da maltrattamenti. Oltre a far pagare al colpevole il delitto in sé, è possibile chiedere anche il risarcimento del danno estetico per il volto sfigurato, per le cicatrici che nella pelle fanno meno male di quelle rimaste nell’anima ma che, comunque, sono quelle che si vedono? E che comporteranno una bella spesa per affrontare gli interventi di chirurgia plastica nel tentativo di salvare il salvabile?

Per principio, ogni danno comporta un risarcimento. Ottenerlo sempre è un altro paio di maniche. Per esempio: il danno di una cicatrice sulla guancia, materialmente, può essere valutato in un certo modo. A livello psicologico, però, può avere delle conseguenze ben peggiori. Se si tratta della guancia di una modella che vive della sua perfetta bellezza, si può parlare di danno patrimoniale, oltre che di quello non patrimoniale. Insomma, la materia non è così semplice. Vediamo cosa dice la legge.

Il danno del danno estetico

È un gioco di parole, è vero. Ma è proprio quello che bisogna determinare per sapere se c’è il diritto al risarcimento da danno estetico: il danno estetico, quale danno produce? Si limita a uno sfregio, a una cicatrice, a un neo asportato male che lascia il segno? Oppure c’è anche un danno interiore causato dalla frustrazione e dalla vergogna di mostrare il difetto fisico causato da un altro?

Stabilire il danno estetico significa considerare, prima di tutto, il punto del corpo in cui è stata provocata la lesione: una cicatrice sul volto potrebbe non avere lo stesso peso di una cicatrice sulla coscia. E la cicatrice sulla coscia per un uomo potrebbe non avere la stessa rilevanza dello stesso segno lasciato sulla coscia di una donna che, per costume sociale, è più portata a scoprire le gambe rispetto a un uomo.

C’è, poi, la componente lavorativa. Come si diceva prima, una macchia indelebile sulla spalla causata da un chirurgo che ha tolto un neo non ha lo stesso valore per un impiegato statale che non ha rapporti con la clientela o per una modella. Una cicatrice sul labbro può compromettere la carriera di un conduttore televisivo ma non quella di un magazziniere.

Terzo elemento: le dimensioni della lesione. Una piccola macchia non è come una cicatrice che attraversa tutta la guancia. Il danno è decisamente diverso. C’è il risarcimento? Vediamo.

Danno estetico: il risarcimento patrimoniale

Se l’apparenza conta, figuriamoci i soldi. Se un danno estetico – lo si diceva poco fa – può compromettere la carriera di una modella, di una hostess, di un personaggio della televisione o dello spettacolo, delle due una: o loro cambiano mestiere oppure, per continuare a fare quello che legittimamente hanno il diritto di fare, devono spendere fior di quattrini per farsi levare le ferite del corpo da un chirurgo estetico.

Per chiedere e ottenere il risarcimento del danno patrimoniale per il danno estetico, bisognerà innanzitutto conservare tutte le fatture, le ricevute e i documenti sanitari che certificano gli interventi prescritti e fatti e le spese sostenute.

Ci sarà, poi, da calcolare quanti soldi non sono stati guadagnati dal professionista o dal lavoratore autonomo a causa del danno subìto. In questo caso, il giudice valuterà «in via equitativa» le dimensioni dell’attività e il reddito degli anni precedenti o del periodo dell’anno in cui il danneggiato è stato costretto a restare fermo.

Non avrà diritto al risarcimento del danno patrimoniale il lavoratore dipendente: per lui, infatti, la malattia e la convalescenza è pagata dall’Inps, il che vuol dire che il suo stipendio non subisce dei cambiamenti se deve restare inattivo a causa di un danno estetico. Quello che, invece, il giudice potrebbe decidere è di riconoscere un risarcimento per il costo della chirurgia estetica necessaria ad eliminare la lesione.

Danno estetico: il risarcimento non patrimoniale

Qui si entra in un campo minato. Il danno non patrimoniale causato da un danno estetico non è semplice da valutare. Non c’è, infatti, un aspetto economico su cui basarsi. Occorre fare riferimento alle tabelle del danno biologico. Tanta è l’invalidità, tanto è il risarcimento. Sarà un medico legale a stabilire quanto spetta, anche in base all’età del danneggiato: una cicatrice a 20 anni non comporta la stessa sofferenza che a 85 anni. Almeno così dicono le tabelle.

Secondo una sentenza del tribunale di Vicenza [1], il risarcimento del danno estetico si sostanzia in una forma di invalidità permanente e, quindi, il pregiudizio va risarcito nell’ambito del danno biologico. È possibile un indennizzo ulteriore solo se il danno può avere delle ripercussioni su un’attività futura, precludendola o rendendola di più difficile conseguimento. Il tutto tenendo conto dei seguenti parametri:

  • età del danneggiato;
  • sesso del danneggiato;
  • ogni altra utile circostanza particolare.

note

[1] Trib. Vicenza sent. n. 481/2018.


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