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Così i no Green pass stanno facendo arricchire le farmacie

20 Ottobre 2021 | Autore:
Così i no Green pass stanno facendo arricchire le farmacie

Quanto pagheranno complessivamente da qui a fine anno i lavoratori che non vogliono fare il vaccino e che si affidano ai test rapidi da 15 euro l’uno.

Chi in questi giorni ha provato a prenotare un tampone in farmacia per poter andare al lavoro o per entrare in un luogo in cui viene richiesto il Green pass si sarà sentito dare sempre la stessa risposta: «Torni a gennaio, fino alla fine dell’anno siamo pieni». Già, perché alla fine dell’anno scade lo stato di emergenza Covid e, sicuramente, fino ad allora l’obbligo di certificazione verde rimarrà intatto. Poi, come annunciato dal commissario straordinario per l’emergenza, il generale Francesco Paolo Figliuolo, se il numero dei vaccinati supererà il 90% della popolazione, si potrebbe valutare la possibilità di togliere questa e altre restrizioni.

Per il momento, però, non se ne parla: o vaccino, o guarigione o tampone. Altrimenti, niente Green pass, che significa niente lavoro, niente serata al ristorante, al cinema o al teatro, niente palestra o piscina. Niente badante o colf. Niente che significhi entrare in un luogo chiuso per lavoro o per divertimento.

In questo contesto e con questa prospettiva, non ci vuole molto a capire dove si concentra il business. Come appena detto, per poter entrare in azienda o continuare a fare il lavoratore domestico (ma anche per fare il portiere del condominio, che è un lavoro a tutti gli effetti), ci vuole uno dei tre elementi che danno diritto al Green pass (escludendo chi è esente per motivi di salute). Il più scontato: avere fatto il vaccino. Più dell’80% degli italiani l’ha già fatto gratis, quindi 8 cittadini su 10 sono a posto con la certificazione. Se proprio vogliamo, le uniche ad essersi arricchite con questa scelta sono le case farmaceutiche che hanno prodotto e venduto il siero. D’altra parte, fanno il loro mestiere, come chi produce e vende l’Aspirina, la Tachipirina, le pomate antidolorifiche, gli aerosol o il vaccino antinfluenzale di cui, fino a ieri, nessuno si è mai lamentato.

Il secondo possibile requisito: essere guarito dal Covid. E qui difficilmente c’è qualcuno che si è arricchito, anzi: c’è chi ci ha perso non potendo lavorare perché in quarantena o nel letto di un ospedale. Prendere la malattia non è stata quasi mai una scelta (esclusi quelli che non hanno mai voluto per principio rispettare le regole di sicurezza, è una scelta anche quella). Guarire è sempre stata una necessità, privilegio di chi non ci ha lasciato le penne.

È il terzo requisito quello che comporta una scelta tanto determinata quanto quella di farsi il vaccino e che porta a una deduzione fin troppo ovvia: ottenere la certificazione verde con il tampone in farmacia. In questo modo, i no Green pass non solo hanno deciso di continuare a dire «no» al vaccino ma hanno anche creato un vero e proprio business a beneficio (almeno economico) dei farmacisti. Proviamo a fare due conti.

Teniamo come riferimento il periodo dal 15 ottobre a dicembre, cioè fino alla fine dello stato di emergenza, ed il prezzo calmierato fissato dal Governo. Sono 10 settimane. Un lavoratore deve fare mediamente tre tamponi ogni settimana. Ciascun tampone costa 15 euro. Significa 45 euro la settimana. In 15 giorni sono 90 euro. Al mese sono 180 euro. Per due mesi e mezzo, 450 euro. Solo per un lavoratore.

Secondo gli ultimi dati Gimbe, sono circa 4 milioni i lavoratori non vaccinati. Il che vuol dire, mediamente, 12 milioni di tamponi alla settimana, 48 milioni di tamponi al mese, 120 milioni di tamponi tra novembre e dicembre. E 120 milioni di tamponi per 15 euro a tampone fa 1.800.000.000 di euro. Un miliardo e ottocento milioni di euro. Questo è, mediamente, quello che i no Green pass pagheranno alle farmacie da qui a fine anno solo per poter andare al lavoro. Si aggiunga qualche tampone in più di chi non lavora o è in pensione e non ha fatto il vaccino ma vuole andare in pizzeria, al museo, a fare una nuotata in piscina o in qualsiasi altro posto in cui la certificazione verde sia obbligatoria. Sono numeri, non opinioni.



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