Diritto e Fisco | Articoli

Rapporti di vicinato: il muro di cinta

5 Gennaio 2022 | Autore:
Rapporti di vicinato: il muro di cinta

Altezza e distanze della costruzione che separa due proprietà. Come funziona il diritto di comunione forzosa. Chi paga realizzazione e manutenzione.

Qualsiasi scusa è buona per una discussione più o meno sana tra due vicini di casa. Conoscendo la legge, però, la scusa può venire meno e la litigata non ha più un senso, a meno che non la si voglia fare «a prescindere». Uno dei motivi in grado di minare i rapporti di vicinato: il muro di cinta. Perché troppo in là o perché troppo in qua. Perché troppo alto o perché troppo basso. Perché fatto in cemento quando basterebbe una rete metallica, così non perdo l’occasione di vedere chi va e chi viene a casa dell’altro. Perché uno vuole che paghi anche l’altro mentre l’altro pretende che lo paghi l’uno.

Per evitare inutili dissapori, basterebbe dare un’occhiata al Codice civile, che dedica più di un articolo a come deve essere fatto il muro di cinta secondo la normativa, dove può essere posizionato in modo da non invadere il territorio altrui e quando è possibile chiedere al vicino di contribuire alla spesa. Vediamo di seguito, nel modo più chiaro possibile, tutto ciò che riguarda il muro di cinta in modo da salvare i rapporti di vicinato. Per quanto possibile.

Muro di cinta: quali caratteristiche?

Secondo il Codice civile [1], è lecito parlare di muro di cinta solo se sussistono questi requisiti:

  • l’altezza non supera i tre metri;
  • serve soltanto a delimitare la linea di confine tra due proprietà diverse;
  • è distaccato su entrambi i lati da qualsiasi altra costruzione, cioè non appoggiato ad un edificio né da una parte né dall’altra.

Questo significa che, ad esempio, non può essere considerato un muro di cinta quello realizzato in un terreno in dislivello allo scopo di contenere il terreno. Lo può essere, invece, se posto sul confine a scopo d’appoggio, sempre che dall’altra parte del muro non ci sia una costruzione a distanza inferiore ai tre metri. Per essere più pratici, il muro di cinta può essere fatto e considerato tale:

  • da entrambi i proprietari sul confine che divide i rispettivi terreni;
  • da uno dei due proprietari sul confine che divide il suo terreno da quello del vicino;
  • da uno dei due proprietari non proprio sul confine ma ad una distanza inferiore a quella minima prevista dalla legge.

Muro di cinta: che succede se toglie la visuale al vicino?

Immagina di acquistare una casa con una bella vista, magari con un piccolo terrazzo da cui la sera ti godi il panorama. Il tuo vicino ha comprato da poco l’immobile accanto e, geloso della sua privacy, ha pensato bene (bene per lui) di alzare un muro di cinta per dividere le vostre proprietà. Nel tirare su mattoni e cemento, deve fermarsi ad un certo punto per non farti perdere la visuale o può farlo alto finché vuole?

Anche qui, viene in soccorso il Codice civile. Come accennato, il muro di cinta in quanto tale non deve superare i tre metri di altezza. Ma deve anche rispettare delle distanze rispetto ai fabbricati: il muro di cinta, infatti, rientra nell’obbligo di osservare la distanza di almeno tre metri richiesta dalla normativa tra una costruzione e l’altra [2].

Non va trascurata l’eventualità che venga approvato un regolamento comunale in cui si preveda per le costruzioni una distanza superiore ai tre metri. E uno dice: accidenti, ho appena finito di tirare su il muro di cinta, ora devo buttarlo giù e spostarlo più in là? Risponde la Cassazione [3]: «In tema di distanze legali nelle costruzioni, qualora sopravvenga una disciplina meno restrittiva, la costruzione, realizzata in violazione della normativa in vigore al momento della sua ultimazione, non può ritenersi illegittima qualora risulti conforme alla nuova disciplina, non potendosi ordinare la demolizione o l’arretramento dell’edificio originariamente illecito che abbia le caratteristiche e i requisiti che ne consentirebbero la costruzione alla stregua della disciplina sopravvenuta». Nessun problema, quindi: l’importante è che il muro di cinta rispetti la normativa nel momento in cui è stato costruito.

Muro di cinta: chi paga?

Se le distanze del muro di cinta possono rovinare i rapporti di vicinato, figuriamoci i soldi. Chi paga la sua costruzione e la manutenzione?

Torniamo ai casi elencati in precedenza. Il muro può essere realizzato:

  • da entrambi i proprietari sul confine che separa i rispettivi fondi: entrambi divideranno la spesa per la costruzione e la manutenzione del muro di cinta;
  • da un solo proprietario sul confine che separa il suo fondo da quello del vicino: secondo il Codice civile [4], il proprietario del fondo contiguo al muro altrui può chiedere che venga messo in comune;
  • non sul confine ma ad una distanza inferiore a quelle minime previste dalla legge: anche in questo caso è consentito al proprietario del fondo contiguo di chiedere la comunione del muro ma a delle specifiche condizioni.

In estrema sintesi, e sempre secondo il Codice civile:

  • uno dei due vicini può rifiutarsi di partecipare alla realizzazione del muro di cinta e la costruzione resterà di proprietà esclusiva del confinante. Ma in qualsiasi momento successivo potrà chiederne la comunione forzosa a condizione che paghi la metà del valore del muro [5];
  • la manutenzione e le riparazioni del muro in comune sono a carico di tutti quelli che ne vantano un diritto in proporzione alla quota di proprietà di ciascuno, a meno che la spesa sia stata motivata da un fatto compiuto da uno solo di loro [6];
  • il comproprietario del muro di cinta può rifiutarsi di contribuire alle spese di manutenzione e di ricostruzione del muro rinunciando al diritto di comunione. È necessario, però, che il muro non sostenga un fabbricato di sua spettanza. Ad ogni modo, la rinuncia non lo libera dal pagare un eventuale danno al muro da lui provocato.

note

[1] Art. 878 cod. civ.

[2] Art. 873 cod. civ.

[3] Cass. sent. n. 26713/2020.

[4] Art. 886 cod. civ.

[5] Art. 874 cod. civ.

[6] Art. 882 cod. civ.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube