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Spese scolastiche e parascolastiche: fanno sempre parte del mantenimento?

22 Giugno 2014 | Autore:
Spese scolastiche e parascolastiche: fanno sempre parte del mantenimento?

Le spese collegate alla frequentazione da parte dei figli di un istituto scolastico non possono considerarsi in via automatica tutte rientranti nell’ordinario assegno di mantenimento stabilito dal giudice della separazione: come regolarsi allora?

 

È proprio vero che nella vita non si finisce mai di andare a scuola!

Anche in questo periodo di interruzione delle lezioni, infatti, i genitori si trovano spesso a dover programmare una serie di attività parascolastiche per i figli (campi scuola, viaggi di studio, lezioni di recupero per il nuovo anno), in attesa di poter godere con loro le meritate ferie.

E proprio quello relativo alla ripartizione delle spese scolastiche rappresenta uno dei settori oggetto di maggiori contrasti tra genitori separati, trattandosi di un ambito che racchiude in sé una molteplicità di spese (libri, strumenti di cancelleria, abbigliamento, gite, mensa, lezioni private, campi estivi).

 

Se, infatti, dopo la separazione, il dovere dei genitori di mantenimento, istruzione ed educazione dei figli, anche se nati fuori del matrimonio [1] viene, di norma, adempiuto tramite il versamento di un assegno mensile da parte del genitore con cui la prole non vive stabilmente [2], esso, tuttavia, non è sufficiente a far fronte a tutti i bisogni dei figli, che non sono sempre prevedibili o programmabili (come può avvenire, ad esempio, per le lezioni private di recupero) .

Di qui la necessità di stabilire l’ulteriore possibile esborso relativo alle spese straordinarie (di norma, suddivise a metà fra i due genitori)  come quelle inerenti alla salute, ad attività extrascolastiche, ecc).

Per un approfondimento segnaliamo la lettura di questi articoli: “L’obbligo dei genitori al mantenimento dei figli e la ripartizione delle spese” e “Spese straordinarie per i figli non sempre dovute a metà”.

Non sempre, tuttavia, (specie per quanto concerne gli esborsi inerenti l’ambito scolastico in senso più o meno stretto) la distinzione tra spese ordinarie e straordinarie può apparire chiara e ci sono alcune spese sulle quali è più facile che tra i genitori si crei disaccordo.

Cerchiamo allora di fare un po’ di chiarezza.

Nozione di spesa scolastica ordinaria

Il Tribunale di Milano ha definito “spesa scolastica” ogni esborso riguardante in modo diretto l’attività scolastica, intesa in senso ampio. La spesa deve, cioè, essere relativa all’acquisto di beni o servizi imposti dall’Istituto per finalità scolastiche, rientrando in tale accezione anche  i viaggi di istruzione con partecipazione totale.

In sostanza, secondo questa tesi accolta dalla maggior parte di Tribunali [3], le spese scolastiche di tipo straordinario sarebbero solo quelle aventi ad oggetto materiale del tutto eccezionale rispetto a quello, di norma, utilizzato per lo svolgimento dell’attività scolastica (ad esempio il pagamento dello scuolabus).

In questo senso, la spesa per i libri scolastici, così come per il materiale di cancelleria, grembiuli e abbigliamento sportivo, è di norma considerata una spesa ordinaria (e perciò rientrante nel mantenimento) in quanto assolutamente prevedibile oltre che necessaria allo svolgimento delle attività scolastiche.

Spese parascolastiche

In linea con la nozione di spesa scolastica del giudice meneghino, molti Tribunali considerano esborsi di tipo straordinario quelli collegati alla frequentazione della scuola ma da essa non strettamente dipendenti (si pensi alle spese per il trasporto privato,  a quelle per eventuali lezioni private o corsi di specializzazione, a quelle per eventuali gite con pernottamento).

Mensa scolastica

Può inoltre accadere che, per ragioni attinenti al lavoro del genitore presso cui è collocato il minore, sorga la necessità che il bambino frequenti a tempo pieno la scuola e che qui consumi i pasti giornalieri.

Come va qualificato questo esborso? Ha diritto in tal caso il genitore che vive stabilmente col minore a richiedere all’altro la metà della la spesa relativa alla mensa scolastica, come se si trattasse di una spesa straordinaria?

 

A riguardo diverse pronunce [4] considerano i buoni mensa rientranti nella generale nozione di spese scolastiche ordinarie in quanto essi semplicemente sostituiscono il pasto casalingo e perciò fanno parte del vitto quotidiano, necessità che va soddisfatta indipendentemente da quale sia il luogo di consumazione (casa o scuola).

La scelta della scuola

Altro motivo di contrasto fra i genitori separati è spesso costituito dalla scelta della scuola (sia per l’indirizzo di studi che per la collocazione).

Sul tema, si è pronunciato qualche tempo fa il Tribunale di Genova [5] che, con riferimento alla scelta della sede scolastica, ha precisato che il giudice deve decidere nell’ambito delle due opzioni fornite dai genitori e non proporre una soluzione diversa  rispetto a quella prospettata dalla coppia.

In tal caso, il Tribunale ha seguito l’esclusivo criterio della territorialità, optando per la scuola più vicina all’abitazione in cui il minore risiede (dove è più agevole l’incontro con i compagni di giochi) ed escludendo, invece, il confronto tra programmi di studio, progetti educativi o valutazioni sulle capacità ed inclinazioni del minore.

Il Tribunale ha, inoltre, affrontato il problema della scelta circa l’indirizzo scolastico, evidenziando che il conflitto può coinvolgere non solo i genitori ma, se in età di discernimento, anche il minore; in tal caso il giudice ha ribadito il principio secondo cui il dovere dei genitori all’istruzione della prole non possa prescindere dal tenere in debita considerazione le inclinazioni (anche eventualmente segnalate dagli insegnanti) e le aspirazioni, come emergenti dall’ascolto del minore stesso.

Quanto, poi, alla scelta tra scuola pubblica e privata, la Suprema Corte [6] ha stabilito che il genitore che iscriva un figlio in una scuola privata non può pretendere che a tale spesa contribuisca anche l’altro genitore se questi non abbia dato il proprio assenso; si tratta, infatti, di una scelta che non riguarda un bisogno di natura primaria del figlio, poiché il diritto di istruzione  può essere svolto presso una normale scuola pubblica a costi decisamente inferiori (per un approfondimento leggi: “Spese scolastiche rimborsate dall’ex solo se prese di comune accordo”).

Importanza dell’accordo

Non esiste, tuttavia, nel caso di contrasti, una risposta univoca e valida per tutti i casi, perché – se quelle prospettate sono tesi accolte con maggior frequenza – in realtà ci sono Tribunali che propendono per l’una o per l’altro orientamento, anche a seconda anche del singolo caso concreto.

Per tale ragione, la cosa migliore che una coppia possa fare è quella di cercare un accordo sulla regolamentazione delle spese (anche avvalendosi di un percorso di mediazione familiare o di diritto collaborativo).

 

In mancanza, tale specificazione è bene che sia espressamente chiesta al giudice in quanto, in caso contrario, sarà difficile che  il provvedimento di separazione disciplini la questione in modo puntuale con conseguente probabile insorgenza di successivi contrasti tra i genitori.

Protocolli

Vi sono comunque alcuni Tribunali [7] che, al fine di facilitare le valutazioni e scelte dei giudici, hanno redatto (in collaborazione con Associazioni di avvocati esperti in diritto di famiglia o con i relativi Ordini) dei protocolli, con l’elencazione delle spese da considerarsi di tipo straordinario.

Tra i più completi (e che potrebbe costituire un buon riferimento anche per la stipula di un accordo) si segnala quello del Tribunale di Bergamo (vedi sez. IN PRATICA) che, oltre ad elencare una serie di spese ritenute straordinarie, distingue all’interno delle stesse tra quelle che necessitano o meno di previo accordo tra i genitori.


La legge non stabilisce quali fra le numerose spese scolastiche e parascolastiche rientrino nell’assegno di mantenimento ordinario e quali debbano essere considerate spese straordinarie: esistono, tuttavia, in alcuni  Tribunali (non tutti) dei precisi protocolli a riguardo.

In mancanza di una disciplina univoca è bene che i genitori riescano ad accordarsi su come ripartirle o facciano, in mancanza, al giudice una espressa richiesta in tal senso.

Un esempio di come suddividere nell’ambito di un accordo le spese legate in maniera più o meno diretta alla frequentazione della scuola, è fornito dal protocollo adottato dal Tribunale di Bergamo, che distingue tra:

A) spese scolastiche (da documentare) che non necessitano di accordo:

– tasse scolastiche e universitarie relative a scuole pubbliche;

– libri di testo e materiale di corredo scolastico di inizio anno;

– gite scolastiche senza pernottamento;

– trasposto pubblico;

– mensa.

B) spese scolastiche (da documentare) che richiedono accordo:

– tasse scolastiche e universitarie imposte di scuole private;

– corsi di specializzazione;

– gite scolastiche con pernottamento;

– corsi di recupero e lezioni private;

– alloggio presso la sede universitaria.

C) spese extrascolastiche (da documentare) che non richiedono accordo:

– tempo prolungato, pre-scuola e dopo-scuola;

– gruppo estivo.

D) spese extrascolastiche (da documentare) che necessitano di accordo:

– corsi di istruzione, attività sportive, ricreative e ludiche e pertinenti attrezzature;

– vacanze e viaggi.

note

[1] Art. 30 Cost. e 147 cod. civ.

[2] Art. 337 ter cod. civ.

[3] Se questa è la tesi maggiormente seguita, esiste, tuttavia, chi è di contrario avviso (Trib di Bologna, sent. n. 1210 del 22.5.06) ritenendo che le spese scolastiche in generale (e perciò anche le somme versate per l’acquisto dei libri o delle gite) debbano rientrare nell’ambito delle spese straordinarie in quanto, pur trattandosi di acquisti necessari all’istruzione della prole, non sono, tuttavia, determinabili con esattezza nel loro ammontare.

[4] Trib. Novara, ord. del 26.03.2009; Trib. di Roma, ord. del 9.10.09; C. d’Appello di Milano, ord. 22.05. 08; Trib. di Milano, ord. Del 27.11.13. Una tesi più isolata (Trib. di Bergamo, ord. Del 7.01.11)ritiene, invece, che tutte le spese scolastiche abbiano natura straordinaria e, quindi, anche la mensa connessa alla frequenza nella scuola sia da considerarsi tale.

[5] Trib. di Genova, ord. del 31.12.12.

[6] Cass. sent. n.25026/08.

[7] Ad esempio,tra i tribunali che hanno adottato protocolli  questo genere di protocolli si citano: Bolzano (verbale del 25 febbraio 2010); Vicenza (protocollo del 13 luglio 2009); Verona (protocollo del 19 febbraio 2009) ed altresì Lucca , Firenze, Bergamo.


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1 Commento

  1. Sono separata, mio figlio minore frequenta il primo anni di liceo ed è al sesto del conservatorio di musica. La scuola di musica la frequenta da prima della separazione, il padre però non vuole partecipare alle spese di quest’ultima. Sono straordinarie o ordinarie? Ogni anno c’è l’iscrizione, che varia di anno in anno, il trasporto pubblico, anche quello varia nel corso deglianni, perchè ci sono matterie in più e quindi lezioni in più e in fine i libri. Anche questi aumentano con gli anni. Avrei bisogno di sapere. Grazie
    Saluti
    Mariagrazia

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