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Accesso agli atti: esigi l’originale da Equitalia o dall’Agenzia delle Entrate

24 Giugno 2014
Accesso agli atti: esigi l’originale da Equitalia o dall’Agenzia delle Entrate

In caso di accesso agli atti amministrativi, l’ufficio pubblico deve consegnare la copia dell’originale: vietati i documenti equipollenti.

Ha delle importanti conseguenze in favore dei cittadini la pronuncia del Consiglio di Stato di qualche giorno fa che regolamenta il diritto di accesso agli atti amministrativi [1].

Secondo i giudici, gli uffici della pubblica amministrazione (per esempio, l’Agenzia delle Entrate, il Comune, l’Inps, ecc.) o anche di soggetti privati che esercitano funzioni pubbliche (il caso esemplare è Equitalia), qualora il cittadino presenti una richiesta di accesso agli atti, per visionare la documentazione che lo riguarda, non possono limitarsi a consegnare semplici atti “equipollenti”, cioè atti formati ex novo in sostituzione di quello originale, oggetto della richiesta.

Un esempio chiarirà meglio la questione. Il caso tipico è quello della prova della notifica di una cartella esattoriale che il contribuente sostiene di non aver mai ricevuto. A questo punto, il cittadino che non voglia pagare inutilmente si recherà presso lo sportello di Equitalia chiedendo di visionare tutto il processo di notifica dell’atto. Quasi sempre, però, l’Agente per la riscossione consegna all’interessato solo una stampa delle risultanze evidenziate dal computer: si tratta di un prospetto interno, elaborato dallo stesso ufficio, sulla base delle informazioni immagazzinate nella propria banca dati. Ma nulla di ufficiale. Solo atti “di parte”, privi di qualsiasi carattere di ufficialità.

Ebbene, il prospetto non solo non fa prova della avvenuta notifica della cartella, ma soprattutto non consente ad Equitalia di dire di aver rispettato la richiesta di accesso agli atti presentata dal cittadino.

Nella sentenza in commento, i giudici amministrativi ricordano che, per il Concessionario della riscossione vige una norma [2] che lo obbliga a conservare per cinque anni la matrice o la copia della cartella con la relazione dell’avvenuta notificazione o l’avviso del ricevimento ed ha l’obbligo di esibirlo su richiesta del contribuente o dell’amministrazione.

Insomma, non accontentatevi del tabulato stampato da Equitalia (o di altri documenti “equivalenti”), ma esigente le fotocopie dell’originale della cartella e della relativa relata di notifica (o dell’avviso di ricevimento rilasciato dal postino). Senza questi documenti non avrete mai la certezza effettiva – e legale – che la pretesa tributaria vi sia stata notificata secondo legge.

Così, per esempio, nel caso in cui il contribuente non sia stato trovato a casa dal notificatore, Equitalia dovrà dare dimostrazione non solo del deposito dell’atto nella casa comunale, ma anche della successiva (e seconda) comunicazione immessa dal postino nella sua cassetta di postale.

Non c’è bisogno di dare prova dell’interesse

Il Consiglio di Stato precisa un altro aspetto di fondamentale importanza sul diritto di accesso nei confronti dell’Agente per la riscossione. L’interesse del cittadino – che di norma deve essere motivato, e poi valutato, caso per caso, dall’Amministrazione, per dare l’ok alla visione dei documenti – si presume essere sempre sussistente in caso di cartelle esattoriali. Con la conseguenza che Equitalia non potrà sindacare la sussistenza di un effettivo interesse a vedere le copie dei documenti o delle relative notifiche.

Certo, la richiesta deve essere motivata. Ma, sul punto, l’Amministrazione deve limitarsi a valutare (solo) il “collegamento” – oggettivo – della situazione da tutelare, con il documento richiesto. Il che sussiste allorché il documento contiene notizie e dati che sono inerenti alla situazione o agli interessi che il contribuente intende tutelare.

Equitalia non può evitare di rispondere alla richiesta del cittadino sostenendo eventuali “impedimenti tecnici“, riconducibili a difficoltà operative in grado di ostacolare o rendere difficile il rilascio di copia dell’originale [3].


note

[1] Cons. St. sent. n. 2422/14.

[2] Art. 26, comma 4 del Dpr 602 del 1973.

[3] Cons. St. sent. n. 2243/2009.

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. dopo una istanza in autotutela depositata al Comune rimasta senza risposta, avente ad oggetto la mancata notifica della cartella principale, ho fatto scadere i termini per il ricorso al Giudice di Pace cosa si può fare?

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