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Banche: ancora usura, anatocismo e commissione di massimo scoperto

23 Giugno 2014
Banche: ancora usura, anatocismo e commissione di massimo scoperto

Cosa controllare sul proprio conto corrente prima di iniziare una causa o un’opposizione a decreto ingiuntivo contro l’istituto di credito che ha chiesto somme esorbitanti.

Non si fermano i giudizi in materia di anatocismo bancario, usura e cms (commissioni di massimo scoperto) nei confronti delle banche. Le ultime stime dimostrano che il contenzioso non è calato nonostante l’aumento dei costi delle cause (contributo unificato su tutti). Segno, questo, che l’arma del contenzioso viene spesso utilizzata, dai clienti degli istituti di credito, come cuscinetto per prendere tempo o ottenere uno sconto, tra le strette dei pignoramenti e delle esecuzioni forzate. Anzi, l’aumento della conflittualità sembra essere proprio il riflesso della crisi e dell’incertezza dell’economia.

Ecco, dunque, cosa deve accertare il correntista prima di intraprendere un’azione contro la propria banca.

 

Anatocismo

Innanzitutto ciò a cui il correntista deve subito porre l’attenzione è la presenza di un eventuale anatocismo bancario (ossia la capitalizzazione degli interessi sugli interessi) nel periodo che va dal 1989 al 2000, cioè fino all’entrata in vigore della delibera del Comitato interministeriale per il credito e il risparmio (Cicr) del 9 febbraio 2000. Quest’ultimo, in particolare, ha stabilito che il conteggio degli interessi attivi e di quelli passivi deve avvenire nello stesso periodo: in pratica, prima del 2000 le banche applicavano ogni tre mesi gli interessi debitori (quelli cioè a debito del cliente) e, invece, una sola volta all’anno gli interessi creditori (quelli cioè a credito del correntista). Successivamente, si è imposto agli istituti di credito di utilizzare la stessa cadenza temporale sia per gli interessi attivi che per quelli passivi.

Attenzione alla prescrizione. Il termine per poter fare causa alla banca è di dieci anni dalla chiusura definitiva del rapporto. Solo entro tale periodo ci si può muovere; se, invece, il termine è scaduto, sarà impossibile recuperare l’indebito lasciato nei forzieri dell’istituto di credito.

Cms

La Commissione di massimo scoperto consiste nella remunerazione accordata alla banca per la messa a disposizione dei fondi a favore del correntista indipendentemente dall’effettivo prelevamento della somma

Essa non deve essere calcolata sulla punta massima dello scoperto contrariamente a quanto prevede, tra le altre, la sentenza del 2006 della Cassazione [1].

La natura della cms imporrebbe che la banca percepisca la commissione sull’intera somma affidata (per esempio: 5mila euro), anche nel caso in cui il cliente non utilizzi alcuna delle somme messe a sua disposizione.

Nell’ipotesi in cui il cliente, invece, utilizzi solo in parte (per esempio: 3mila euro) la somma affidata (3mila euro), la banca dovrebbe percepire la commissione solo per la residua somma tenuta a disposizione (2mila euro). Invece, sulla somma effettivamente utilizzata (3mila euro) la banca dovrebbe percepire un interesse corrispettivo.

Ed è questo che prescrive la predetta sentenza della Cassazione.

Tuttavia le banche non fanno così e non calcolano la cms sulla somma affidata o rimasta disponibile, bensì, al contrario, sulla somma massima utilizzata nel periodo (solitamente il trimestre) e per tutti i giorni del periodo di riferimento. Nell’esempio di prima, la cms verrebbe calcolata dalla banca sulla somma dei 3mila euro utilizzati e non sul residuo da utilizzare (2mila euro).

Il costo della Cms va infine inserito nel calcolo del tasso ai fini usurari perché rientra nella verifica del superamento del Tasso soglia usura (Tsu). Questo è stato confermato dalla Cassazione Penale [2] che considera la Cms tra gli oneri da includere nella determinazione del Tasso effettivo globale (Teg) ai sensi dell’usura.

Attenti alle insidie

Le pretese dei clienti di vedersi restituiti gli interessi usurari pagati su mutui possono subire uno stop. Da un lato, infatti, si moltiplicano le sentenze che negano la possibilità di sommare i tassi degli interessi corrispettivi con quelli dei moratori, ma se soltanto quest’ultimi sono usurari allora la banca deve restituire tutti gli interessi (per approfondimento leggi: “Mutui usurari: i tassi di mora non vanno sommati agli interessi”).

Dall’altro, un’ordinanza del Tribunale di Napoli del 4 giugno scorso ha stabilito che la presenza nei contratti di mutuo della “clausola di salvaguardia” evita la configurabilità dell’usura grazie alla sostituzione automatica del tasso moratorio eventualmente usurario con la soglia d’usura (leggi l’articolo: “Debiti con la banca: quando l’interesse non è mai usurario”).

Insomma, dai tribunali italiani uno stop alle generalizzate pretese infondate dei clienti delle banche ma allo stesso tempo vengono salvaguardate quelle dei clienti ai quali è stato davvero applicata usura sui mutui.


note

[1] Cass. sent. n. 870 del 18.01.2006.

[2] Cass. sent. n. 28743/2010 del 14.05.2010 e Cass. sent. n.12028 del 26.03.2010.

Autore immagine: 123rf com


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