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Controlli fiscali: l’anagrafe tributaria può sbagliare. Come difendersi

23 Giugno 2014
Controlli fiscali: l’anagrafe tributaria può sbagliare. Come difendersi

Operazione redditometro: gli inviti notificati evidenziano il reddito della famiglia “fiscale” ma non i finanziamenti di terzi.

L’informatica non è una scienza esatta. E anche l’anagrafe tributaria, il maxi cervellone del fisco, inaugurato – a tutti gli effetti – quest’anno, può errare nel mettere in relazione tra loro le informazioni relative ai contribuenti. Con la conseguenza che potreste trovarvi un accertamento fiscale pur essendo in piena regola. Possibile?

È proprio così. Ad evidenziare il rischio di errori da parte dell’Agenzia delle Entrate è stato, nelle scorse settimane, lo stesso Garante per la privacy, che si è spinto addirittura nel segnalare l’inattendibilità di diverse informazioni presenti in anagrafe tributaria.

L’operazione redditometro (cosiddetta “determinazione sintetica” del reddito), dunque, si presenta piena di insidie sia per il fisco, sia soprattutto per il contribuente.

A riguardo l’Agenzia ha assicurato che porrà in essere una serie di verifiche, prima di procedere con la notifica degli inviti, per garantire la correttezza dei dati; ma non è da escludere che possano residuare comunque errori. Le situazioni “reali”, infatti, possono essere caratterizzate da particolarità che al computer, di norma, sfuggono.

Ecco perché è sempre bene conoscere alcune regole di “primo soccorso” onde far valere i propri diritti in caso di accertamento fiscale fondato su una lettura errata o parziale dei dati.

In questo breve articolo, quindi, vi forniremo qualche consiglio, anche alla luce delle prime lettere inviate dalle Entrate ai contribuenti, relative all’accertamento dei redditi del 2009, un periodo di imposta in cui i contribuenti non vivevano ancora questo “clima di guerra fiscale” che oggi si respira e di cui, pertanto, potrebbero non aver conservato tutte le documentazioni necessarie a dimostrare la propria regolarità fiscale.

L’invio delle lettere dell’Agenzia delle Entrate

Con la notifica degli inviti a circa 20mila contribuenti è iniziata la campagna redditometro 2009 e sono già in corso i primi contraddittori finalizzati a valutare la regolarità della posizione dei soggetti mirati. Se l’ufficio si convincerà che gli elementi di spesa intercettati hanno una giustificazione, il procedimento sarà archiviato; altrimenti, se non saranno ritenute sufficienti le argomentazioni del contribuente, si aprirà la seconda fase di contraddittorio sulla base del preavviso di accertamento.

Contrariamente a quanto i contribuenti potrebbero attendersi, gli inviti non riguardano solo posizioni con scostamenti elevati, ma anche quelli di poche decine di migliaia di euro tra reddito dichiarato e accertato. Ecco perché bisognerà tenere gli occhi bene aperti sui dati contenuti nella lettera.

Verificate la correttezza dei dati

Sembra una banalità ma non lo è. Accertatevi subito che le informazioni risultanti dal prospetto notificatovi corrispondano ai dati effettivi.

È raccomandabile, per le imprese individuali e i professionisti, verificare che le spese utilizzate nella selezione non rientrino nella sfera del lavoro autonomo, perché se così fosse sarebbero estranee alla ricostruzione sintetica del reddito.

Come hai fatto ad acquistare la casa?

I veri problemi del redditometro potrebbero derivare da una non attenta lettura dei dati nel caso in cui il contribuente abbia acquistato immobili. Vediamo perché.

È noto che gli italiani, nel momento in cui devono comprare casa, attingono quasi sempre:

 

1. dai risparmi di una vita (per i pensionati c’è, per esempio, il TFR)

 

2. oppure da redditi di terzi soggetti (per i figli, ci sono le donazioni indirette di mamma e papà).

Ebbene, tali investimenti immobiliari, pur formalmente non trovando giustificazione con le effettive capacità reddituali del contribuente, sono però regolari dal punto di vista fiscale.

Tuttavia, gli inviti notificati dal fisco non tengono conto di nessuno di questi due dati (risparmi e donazioni di terzi). Né tengono conto se, in relazione al corrispettivo pattuito in atto, sia stato previsto un pagamento dilazionato in più anni.

Sarà quindi onere del contribuente dare dimostrazione di ciò, fornendo le opportune documentazioni alle Entrate. Difatti, le Commissioni Tributarie hanno dichiarato più volte nullo l’accertamento con redditometro se case e auto sono donazioni della famiglia d’origine: e, certamente, la presenza di così tanto contenzioso lascia intuire che gli errori da parte del fisco sono tutt’altro che rari!

Come hai fatto a sostenere queste spese?

Un ultimo problema che potrebbe derivare dall’applicazione indiscriminata del redditometro è quello relativo all’accertamento di spese che, sebbene formalmente imputabili al contribuente, sono invece provenienza del denaro di altri componenti della famiglia. Che significa questo?

Facciamo un esempio. Se al fisco risulta che il contribuente vive in un appartamento il cui canone di locazione è particolarmente elevato, nonostante il reddito di quest’ultimo non sia tale da giustificare tale spesa, potrebbe arrivare l’accertamento. Ma – come spesso succede – il tenore di vita superiore potrebbe derivare dal denaro di altri componenti il nucleo familiare.

Quando l’Agenzia delle Entrate effettua un controllo fiscale col redditometro, presume che tutto ciò che è stato speso nel periodo d’imposta dal contribuente sia stato finanziato con redditi percepiti dallo stesso. Ma ciò non è detto che sia vero. Anzi: sappiamo come, nell’esperienza del nostro Paese, la concezione di famiglia allargata porti spesso i vari componenti del nucleo a condividere le stesse spese e le stesse utilità. Dunque, il soggetto accertato può sempre provare che le spese sono state finanziate con redditi di altri familiari. A riguardo leggi l’articolo “Come salvarsi dal redditometro ricorrendo ai redditi della famiglia” e l’articolo “Accertamento con redditometro più difficile per famiglie allargate e conviventi”.

In pratica, giustificare le spese con la riconducibilità delle stesse al reddito di altri soggetti può salvare dall’accertamento sintetico.

La procedura

Dopo l’invio del questionario la fase di pre-accertamento con il contraddittorio tra ufficio e contribuente ecco cosa vi potrete aspettare.

Se gli elementi prodotti hanno convinto l’ufficio che non vi sia ragione di procedere con l’accertamento in quanto la posizione è regolare, la procedura viene archiviata e quindi l’ispezione si chiude. Ove invece l’ufficio dovesse decidere di procedere ulteriormente con l’attività di accertamento si apre una nuova e articolata fase che vale la pena percorrere.

In prima battuta l’ufficio provvederà a notificare un vero e proprio invito a comparire che avrà la forma di un “pre-accertamento“, alla stregua di quanto già avviene in tema di studi di settore.

Questa seconda fase può concludersi in tre modi:

– con l’adesione integrale del contribuente alla proposta ricevuta per poter fruire di uno sconto sulle sanzioni (acquiescenza);

– con un contraddittorio positivo in quanto viene trovato un accordo per una definizione in adesione della pretesa, nel qual caso l’imposta viene riproporzionata sul reddito concordato ottenendo anche uno sconto sulle sanzioni;

negativamente (per mancata comparizione o contraddittorio negativo) nel qual caso l’ufficio poi procede alla notifica del vero e proprio atto di accertamento (in relazione al quale non è più consentito al contribuente tentare l’adesione, potendo egli solo ricorrere o pagare l’intero).



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