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Cos’è il terzo settore?

6 Gennaio 2022 | Autore:
Cos’è il terzo settore?

Esistono enti di carattere privato che agiscono in diversi ambiti, affiancandosi alle istituzioni pubbliche e al mercato e svolgendo attività di interesse generale.

Nel campo dei servizi socio-sanitari operano oltre a soggetti pubblici, quali lo Stato e gli enti locali, anche soggetti privati che producono beni e servizi di interesse pubblico e collettivo. Proprio in relazione a questi ultimi si parla di “Terzo settore”. Cos’è il Terzo settore?

Con tale espressione si intende il complesso di enti privati per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale e che, in attuazione del principio di sussidiarietà e in coerenza con i rispettivi statuti o atti costitutivi, promuovono e realizzano attività di interesse generale mediante forme di azione volontaria e gratuita o di mutualità o di produzione e scambio di beni e servizi [1].

Cos’è il Terzo settore?

Il concetto di Terzo settore deriva dalla considerazione dell’esistenza nel sistema economico e sociale di un primo settore (lo Stato) e di un secondo (il mercato). Pertanto, si identifica il Terzo settore con quell’insieme di attività produttive che non rientrano né nella sfera dell’impresa capitalistica tradizionale poiché non ricercano un profitto, né in quella delle ordinarie amministrazioni pubbliche in quanto si tratta di attività di proprietà privata.

Il significato e la definizione di Terzo settore si rintracciano nei principi sanciti dalla Costituzione ed in particolare nell’articolo 118, comma 4, il quale stabilisce che lo Stato, le Regioni, le Città metropolitane, le Province e i Comuni devono favorire l’iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale.

Quali sono gli enti del Terzo settore?

Il Codice del Terzo settore (CTS), entrato in vigore nel 2017, ha provveduto al riordino e alla revisione della disciplina vigente in materia, sia civilistica che fiscale, definendo il perimetro del Terzo settore nonché gli enti che ne fanno parte [2].

Ai sensi dell’articolo 4 del CTS sono enti del Terzo settore, se iscritti al Registro unico nazionale del Terzo settore (RUNTS):

  • le organizzazioni di volontariato (ODV) [3];
  • le associazioni di promozione sociale (APS) [4];
  • gli enti filantropici [5];
  • le imprese sociali, incluse le cooperative sociali [6];
  • le reti associative [7];
  • le società di mutuo soccorso (SOMS) [8];
  • le associazioniriconosciute o non riconosciute, le fondazioni e gli altri enti di carattere privato diversi dalle società costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale mediante lo svolgimento, in via esclusiva o principale, di una o più attività di interesse generale, in forma di azione volontaria o di erogazione gratuita di denaro, beni o servizi, o di mutualità o di produzione o scambio di beni o servizi.

Agli enti religiosi civilmente riconosciuti è estesa l’applicazione della disciplina dettata dal CTS oltre che per il ramo dedicato allo svolgimento delle attività d’interesse generale anche per la parte di realizzazione di eventuali attività diverse [9].

Quali enti non rientrano nel Terzo settore?

Non sono enti del Terzo settore:

  • le amministrazioni pubbliche [10];
  • le formazioni e le associazioni politiche;
  • i sindacati;
  • le associazioni professionali e di rappresentanza di categorie economiche;
  • le associazioni di datori di lavoro;
  • gli enti sottoposti a direzione e coordinamento o controllati dai suddetti enti, con le eccezioni specificamente previste dal Codice del Terzo settore [11].

Enti del Terzo settore: quali sono i requisiti necessari?

Il CTS delinea i requisiti necessari per l’assunzione della qualifica giuridica di ente del Terzo settore.

Il primo fondamentale presupposto è l’esercizio, in via esclusiva o principale, di una o più attività di interesse generale per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale.

A tal proposito, il Codice del Terzo settore delinea un ampio elenco di attività quali ad esempio:

  • interventi e prestazioni sanitarie;
  • prestazioni socio-sanitarie;
  • ricerca scientifica di particolare interesse sociale;
  • organizzazione e gestione di attività culturali, artistiche o ricreative di interesse sociale;
  • formazione universitaria e post-universitaria;
  • formazione extrascolastica, finalizzata alla prevenzione della dispersione scolastica e al successo scolastico e formativo, alla prevenzione del bullismo e al contrasto della povertà educativa;
  • servizi finalizzati all’inserimento o al reinserimento nel mercato del lavoro dei lavoratori;
  • alloggio sociale;
  • agricoltura sociale;
  • riqualificazione di beni pubblici inutilizzati o di beni confiscati alla criminalità organizzata.

Il CTS riconosce altresì la possibilità di svolgere “attività diverse” rispetto a quelle del predetto elenco, purché vengano rispettate due condizioni: l’atto costitutivo o lo statuto devono consentire l’esercizio di tali attività e le stesse devono considerarsi secondarie e strumentali rispetto alle attività di interesse generale.

Ulteriore caratteristica degli enti del Terzo settore è la destinazione vincolata del patrimonio, il quale deve essere utilizzato per lo svolgimento dell’attività statutaria ai fini del perseguimento di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale.

Il vincolo sul patrimonio è imposto, inoltre, dall’assenza di scopo di lucro che deve contraddistinguere l’attività degli enti, i quali non possono distribuire, neppure indirettamente, i propri utili.

Altresì, l’assunzione della qualifica giuridica di ente di Terzo settore è subordinata all’adempimento di ulteriori obblighi previsti dal CTS, per cui ad esempio:

  • la denominazione sociale dell’ente deve contenere l’indicazione di ente del Terzo settore o l’acronimo ETS;
  • in materia di lavoro, ai lavoratori degli enti di Terzo settore dev’essere riconosciuto un trattamento economico e normativo non inferiore a quello previsto dai contratti collettivi;
  • sono imposte la tenuta dei libri sociali obbligatori e la redazione del bilancio di esercizio secondo specifiche modalità.

Altro presupposto imprescindibile per l’assunzione della qualifica di ente di Terzo settore è l’iscrizione al Registro unico nazionale del Terzo settore.

Cos’è il RUNTS?

Il Registro unico nazionale del Terzo settore è un registro pubblico nel quale potranno iscriversi tutti gli enti del Terzo settore così come individuati dall’articolo 4 del CTS.

Le organizzazioni di volontariato (ODV) e le associazioni di promozione sociale (APS) ad oggi iscritte nei relativi registri passeranno automaticamente nel RUNTS. Non sarà lo stesso per le onlus (organizzazione non lucrativa di utilità sociale) che, invece, dovranno scegliere in quale sezione del RUNTS collocarsi.

In proposito, è opportuno ricordare che la normativa in tema di onlus è stata abrogata, anche se gli effetti di tale abrogazione si produrranno solo a partire dal periodo d’imposta successivo all’operatività del RUNTS e all’autorizzazione della Commissione europea.

Le organizzazioni non governative (ong) [12] potranno presentare richiesta di iscrizione al RUNTS, previo adeguamento del relativo statuto alle disposizioni inderogabili del Codice.

Quando entrerà in vigore il RUNTS?

L’istituzione del RUNTS è stata prevista al fine del superamento dell’attuale sistema di registrazione degli enti, caratterizzato da una molteplicità di registri. Il Registro unico nazionale del Terzo settore sarà tenuto dal ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e sarà gestito operativamente su base territoriale e con modalità informatiche, in collaborazione con ciascuna Regione e Provincia autonoma.

Il RUNTS non è ancora entrato in vigore; tuttavia, il decreto direttoriale n. 344 del 29 luglio 2021 emanato dalla Direzione generale del ministero del Lavoro ha semplificato e reso più efficiente la sua partenza aggiornando gli allegati tecnici del decreto istitutivo [13].

Il decreto Semplificazioni, inoltre, ha prorogato i termini per l’adeguamento degli statuti di organizzazioni di volontariato, di associazioni di promozione sociale e di onlus alle disposizioni previste dalla riforma del Terzo settore.

In sostanza, il termine ultimo per operare le modifiche è stato spostato al 31 maggio 2022 [14].


note

[1] L. n. 106/2016.

[2] D.Lgs. n. 117/2017.

[3] Artt. 32 e ss. D.Lgs. n. 117/2017.

[4] Artt. 35 e ss. D.Lgs. n. 117/2017.

[5] Artt. 37 e ss. D.Lgs. n. 117/2017.

[6] Art. 40 D.Lgs. n. 117/2017.

[7] Artt. 41 e ss. D.Lgs. n. 117/2017.

[8] Artt. 42 e ss. D.Lgs. n. 117/2017.

[9] Art. 5 D.Lgs. n. 117/2017 e art. 66, co. 2, D.L. n. 66/2021.

[10] Art. 1, co. 2, D.Lgs. n. 165/2001.

[11] Art. 4, co. 2, D.Lgs. n. 117/2017.

[12] L. n. 49/1987 e L. n. 125/2014.

[13] Decreto del Ministero del Lavoro n. 106 del 15.09.2020.

[14] Art. 66 D.L. 77/2021 (decreto Semplificazioni).


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