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Danno per nascita indesiderata: risarcimento difficile

22 Giugno 2014 | Autore:
Danno per nascita indesiderata: risarcimento difficile

Per nascita indesiderata si intende quella dovuta al fatto che la donna non ha potuto scegliere se interrompere o proseguire la propria gravidanza a causa dell’errore del medico che non ha rilevato una malformazione o malattia genetica del nascituro.

 

Nei casi di nascita indesiderata la colpa professionale del medico consiste nella mancata, incompleta o erronea prescrizione e/o esecuzione di specifici esami diagnostici finalizzati a rilevare il rischio di insorgenza o l’effettiva sussistenza di una malattia del feto.

Un simile errore da parte del medico priva quindi la donna della possibilità di scegliere e di esercitare il proprio diritto all’autodeterminazione, optando eventualmente per l’interruzione volontaria della gravidanza.

Infatti, l’interruzione può essere praticata dopo i primi 90 giorni di gravidanza solo in caso di anomalie o malformazioni del nascituro tali da determinare un grave pericolo per la salute della donna [1].

In questi casi possono essere risarciti tutti i danni ingiusti che sono derivati dal fatto che la donna non ha potuto neanche valutare se interrompere la gravidanza o meno in quanto non è stata informata in modo corretto sulle condizioni del nascituro.  

 

Per ottenere il risarcimento, la donna deve dimostrare che se fosse stata informata delle malformazioni del concepito avrebbe interrotto la gravidanza.

Con una recentissima sentenza [2], la Cassazione ha stabilito che un elemento molto indicativo ma comunque non sufficiente per dimostrare la volontà della donna di esercitare il diritto all’interruzione della gravidanza può desumersi dal fatto di essersi rivolta al medico per sottoporsi ad esami volti a conoscere eventuali malformazioni e/o anomalie del feto.

Altri elementi indicativi per dimostrare la volontà di abortire in caso di anomalie del feto possono desumersi dai fattori ambientali, culturali e di storia personale della donna da valutarsi con estrema attenzione in ogni singolo caso e senza generalizzare con riferimento a dati statistici.

Quindi, essendo molto difficile da dimostrare quanto sopra, potrebbe essere utile per la donna manifestare in modo chiaro la propria eventuale volontà di interrompere la gestazione in presenza di anomalie del feto: ad esempio specificando che si sottopone a specifici accertamenti diagnostici al fine di verificare eventuali anomalie del feto tali da determinarla a interrompere la gravidanza in quanto potrebbero determinare un grave pericolo per la propria salute.


note

[1] Art. 6 L. 194/78.

[2] Cass. sent. n. 12264 del 30.05.2014. 


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